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Mio figlio è un eroe!

Andrea in divisa il giorno del giuramento

«Mio figlio è un eroe!  Se il suo gesto servirà a rendere giustizia a tanti bravi ragazzi». Così, Salvatore Antonaci, papà di Andrea, commenta la sentenza della XIII sezione del Tribunale civile di Roma che ha condannato il ministero della Difesa a risarcire la famiglia per la morte del sergente maggiore del Genio Andrea, a causa dell’Uranio Impoverito durante il servizio prestato nella Missione Internazionale di pace a Sarajevo in Bosnia.

«Svolse il proprio incarico in maniera diligente e con professionalità, effettuando sopralluoghi tecnici atti alla compilazione di documenti progettuali e contabili per la ricostruzione edilizia di strutture danneggiate dagli eventi bellici», scrive in un rapporto informativo il suo superiore, il colonnello Pierluigi Spagna, comandante dell’Italian CIMIC Unit, impiegata in Bosnia-Erzegovina da aprile ’98 a marzo ’99.

In un videotape girato dai colleghi di Andrea scorrono le immagini dei palazzi di Sarajevo distrutti, come la facoltà di Diritto, per esempio, dove Andrea segue i lavori di ricostruzione. «Sono contento perché per me Andrea è un eroe – mi ripete Salvatore – perché, nonostante la malattia è stato capace di denunciare il caso e quindi attirare l’attenzione sul problema che ha colpito tanti bravi soldati, salvandone altri, anche perché, dopo la trasmissione, i vertici militari hanno cominciato a prendere delle precauzioni».

“Nel Parliament c’è un bar, dove la sera si beve – scrive Andrea ai genitori -, si parla con i colleghi delle interforze, si balla e si fa casino”. Ma non conosce ancora il destino che l’aspetta.

“La sera, dopo la lezione di inglese, torniamo al Parliament, un’ex caserma bosniaca, adattata ad alloggi per noi, americani, tedeschi, francesi, spagnoli, danesi, svedesi, inglesi”, scrive il soldato. La “Tito Barac“, la vecchia Accademia Militare, è stato uno dei maggiori obiettivi dei bombardamenti alleati. Ed è proprio tra i militari che alloggiano alla “Tito Barac“ che si riscontra, poi, la più alta concentrazione di malati e di decessi a causa dei linfomi.

Il 9 settembre del 1999 muore Salvatore Vacca. È la prima delle vittime della “sindrome dei Balcani“. La morte di Salvatore insospettisce Andrea ma ormai era troppo tardi.

Il sergente maggiore racconta la vicenda sua e di tanti altri soldati a Jimmy Ghione di Striscia la notizia

Consapevole del destino cui da lì a poco andrà incontro, seguito dal maresciallo Domenico Leggiero, responsabile dell’Osservatorio Militare Comparto Difesa, associazione che assiste gli appartenenti alle forze armate e i loro familiari , rilascia un’intervista al tg satirico “Striscia la notizia”.

È il 12 dicembre dell’anno 2000. Scoppia il caso “Uranio impoverito” che mette sotto accusa il governo, perché non aveva dotato delle necessarie misure di sicurezza i suoi soldati in missione sul teatro di guerra balcanico. Gli Stati Uniti, invece, precisano che già dal 1993 gli alleati erano informati dell’uso di munizionamento DU (Depleted Uranium) nei bombardamenti sul territorio serbo-bosniaco.

«Chi mandava i ragazzi in missione, sapeva dove li mandava, ci sono le circolari della Nato. E, quindi – i comandi italiani -, erano a conoscenza della pericolosità dell’uranio», si sfoga il signor Salvatore. Le munizioni all’uranio impoverito erano già state utilizzate nella prima guerra del Golfo, in Iraq nel ’90.

Salvatore, parliamo del processo

«È dal 2000 che ci stiamo battendo – racconta -. Abbiamo iniziato dal TAR e quindi abbiamo intrapreso la strada della causa civile. Ad alcuni ragazzi, oggi, lo Stato ha riconosciuto il nesso di causalità della malattia e di conseguenza la causa di servizio, mentre noi abbiamo dovuto aspettare otto anni, fino al 2008 e prima di allora ad Andrea gli avevano riconosciuto la causa di servizio non per l’Uranio ma per lo stress e per lo stress li mandavano a casa: riformati».

La sentenza emessa dal Tribunale al processo è al primo grado di giudizio

«Ma ci dà fiducia perché rivaluta la nostra tesi e cioè che la causa di questi mali è l’uranio impoverito».

Andrea con a fianco mamma Grazia, al centro la fidanzata, la sorella Serenella e a destra papà Salavtore

Una ricerca della professoressa Antonietta Gatti, esperta in biobalistica e consulente per la biosicurezza dell’FBI, già nel 1999 aveva stabilito che le esplosioni di ordigni bellici trattati con l’Uranio Impoverito (UI), provocano la vaporizzazione dei bersagli colpiti, con conseguente formazione di aerosol e deposizione al suolo dei metalli pesanti, ridotti a nano-particelle, cioè un milionesimo di millimetro. Questi elementi inalati e ingeriti con acqua e cibo contaminati “non si sono fermati sulla membrana della cellula, ma sono entrati direttamente nella cellula con un’alta probabilità di interagire direttamente con il DNA”, e prodotto effetti dannosi sulla salute del personale militare che ha operato nelle missioni di pace.

È così professor Schittulli?

«Io ritengo che, di fronte a queste patologie siffatte, nello specifico rivolte soprattutto a giovani che hanno acquisito questa esperienza bellica, in determinati ambienti, un nesso se non di causalità, almeno di concausalità esiste».

La caserma che ospitava le truppe alleate

Francesco Schittulli, oncologo, presidente nazionale Lega Italiana Lotta ai Tumori – presidente in carica della Provincia di Bari – ha contribuito a uno studio approfondito della sezione provinciale di Siena della LILT, con missioni sui teatri di guerra, soprattutto in Kosovo. La sua collaborazione è stata richiesta da una commissione guidata dal senatore Costa. A distanza di anni la ricerca ha registrato che c’è stata questa propensione allo sviluppo del cancro sui cosiddetti teatri di guerra, «soprattutto al livello del Sistema emolinfopoietico che, in percentuale, ha destato una certa preoccupazione».

La relazione del professor Schittulli è stata richiesta sia dalla Commissione parlamentare di inchiesta sull’UI – cui collabora la professoressa Gatti -, sia in udienza al processo per la morte di un militare.

Professore, conferma la sua tesi?

«Si, per me c’è una concausalità reale, concreta».

Sono undici le cause vinte da altrettanti militari, di cui altri tre pugliesi come Andrea. In alcuni processi l’Amministrazione non ha fatto appello e le cause sono passate in giudicato, è così avvocato Tartaglia?

«Il processo Antonaci è ancora al primo grado ma non hanno ancora opposto appello».

Al rientro dalla Bosnia, con la fidanzata

L’avvocato Angelo Fiore Tartaglia del foro di Roma, assiste la famiglia Antonaci.

«In tutto, le cause vinte dai militari sono undici e siamo in attesa di altri verdetti. Le sentenze – spiega Tartaglia – sono state emesse due dalla Corte dei Conti, una di Venezia e una di L’Aquila; una del TAR del Lazio; le altre otto sono del Tribunale civile di Roma. E sono sentenze di condanna».

La magistratura, quindi, concorda tutta sulla colpevolezza dell’Uranio Impoverito

«I giudici sia del Tribunale ordinario, sia del TAR, sia della Corte dei Conti – continua l’avvocato Tartaglia – hanno ritenuto che le prove, sia dal punto di vista scientifico, sia dal punto di vista logico, sia giuridico, sono sufficienti per affermare il nesso di causalità tra Uranio Impoverito e nano-particelle di metalli pesanti e le patologie tumorali che hanno colpito i nostri militari».

Tra questi, il giudice Annalisa Chiarenza del Tribunale civile di Roma che ha emesso il provvedimento nel processo Antonaci

«Si. Quello che a me preoccupa è che non si vuol fare sapere che la giustizia sta trionfando», protesta Leggiero.

Il certificato di malattia di Andrea

L’ex pilota di elicotteri, anche lui in Bosnia, assiste ormai da dodici anni sia i militari, sia le famiglie, come quella di Andrea Antonaci.

«Siamo al primo grado dei processi ma sicuramente gli appelli saranno rigettati perché non c’è nuova documentazione che possa in qualche modo variare quello che è stato il primo giudizio. Se legge la sentenza Antonaci, il giudice dà torto al CTU della Difesa che ha speso ogni parola in favore dell’Uranio, dicendo che la documentazione internazionale dimostra chiaramente il diretto rapporto tra l’uranio e la patologia. Diciamoci le cose come stanno – continua Leggiero – undici sentenze su tremila e passa casi e 304 decessi, uno dice sono pochi. In effetti sono gli unici processi giunti a conclusione in primo grado. Ma questo vuol dire pure che sono stati tutti vinti. E si procede anche con gente ancora in vita».

“Quel 12 dicembre è cominciata la mia battaglia. Si, una battaglia che io ho dovuto affrontare con tutte le mie forze per difendere quanto tu avevi cominciato per aiutare quanti, come te, rientrati dalle missioni di pace, si trovavano a lottare contro il nemico invisibile: il tumore per colpa dell’Uranio Impoverito. Ma tu sei sempre presente al mio fianco. Il tuo aiuto lo avverto sempre. Ed è per questo che abbiamo ottenuto il riconoscimento. Ciao mio grande Eroe. Sei sempre con me. Ci vedremo lassù nella vita eterna”. Papà Salvatore

 

P.S. Proprio mentre l’articolo andava in rete, questa sera un altro Eroe è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari. La redazione di Ambient&Ambienti esprime il proprio cordoglio

 

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