Ministero per la Transizione  ecologica: sappiamo cosa è?

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Il Presidente del Consiglio Mario Draghi al Senato illustra il programma di Governo

Tra molti entusiasmi e qualche perplessità il Ministero per la Transizione  ecologica rappresenta forse la più significativa tra le tante novità del nuovo Governo Draghi

«C’è un punto sull’ambiente e sul concetto di sviluppo sostenibile: questo è alla base della giustizia tra generazioni che so il Senato sta discutendo nella forma di progetto di legge costituzionale per inserirlo nella Costituzione». Con questo passaggio nella sua replica in Senato al discorso di presentazione del programma, il presidente del Consiglio Mario Draghi ha praticamente puntualizzato il ruolo green che l’Italia deve costruirsi addirittura con un imprimatur costituzionale.

E questo spiega anche, sia pur implicitamente, la necessità del Ministero di nuovo conio riservato alla Transizione ecologica. Solo che tra facili entusiasmi e voli pindarici sul suo futuro, c’è chi non ne ha capito la funzione o ne rivendica una visione ancora più onnicomprensiva.

Ministero per la Transizione  ecologica: a che serve?

Secondo un’indagine commissionata da Facile.itall’indomani della presentazione della lista dei ministri  agli istituti di ricerca MuP Research  e Norstat, e che ha riguardato un campione di 1005 persone di età compresa tra i 18 e i 74 anni, è venuto fuori che gli italiani si dicono molto attenti alle tematiche ambientali; oltre il 50% di loro accoglie favorevolmente l’istituzione del nuovo Ministero, mentre risulta contrario appena il 3,1% del campione intervistato.

Dai dati della medesima indagine, però, appare chiaro come la funzione del nuovo dicastero non sia stata finora adeguatamente spiegata tanto è vero che, alla domanda Il nuovo governo appena formato da Mario Draghi ha istituito un ministero denominato della transizione ecologica; cosa pensa della istituzione di questo nuovo ministero? ben il 31,5% degli intervistati – quasi uno su tre – dichiara di non averne capito la funzione.

“Il nuovo Ministero guardi anche ad agricoltura e alimentazione”

Ministero transizione ecologica
Nell’infografica di facile.it, la risposte del campione di italiani intervistato sul Ministro per la transizione ecologica

C’è invece chi non solo ha capito quale funzione dovrà avere il neonato Ministero, ma anzi alza la posta e parla addirittura di “Governo della transizione ecologica”. Lo scrive  Sara Roversi, fondatrice del Future Food Institute,  un’organizzazione no-profit con base a Bologna che ha nella sua mission il tema del futuro del cibo e del suo impatto sulla società, per creare panorami sostenibili ed imprenditori sensibili al tema.

«La proposta di creare un Ministero della Transizione Ecologica è un primo passo importante – spiega Sara Roversi – ma dobbiamo puntare a un sistema economico e sociale che comprenda e consideri non solo il binomio ambiente e sviluppo ma l’interconnessione tra i settori e le risorse naturali: in primis quella tra ambiente ed agricoltura, poi quella tra ambiente, agricoltura, alimentazione, stili di vita e quindi salute. Tematiche come perdita di biodiversità, aumento della CO2, surriscaldamento globale, problematiche legate all’acqua e diseguaglianze economiche – continua la fondatrice del Future Food Institute  – riguardano in modo estremamente vicino il cibo. Per questo non possiamo più lavorare a compartimenti stagni, come se i vari ambiti della nostra società non si influenzassero a vicenda, ed è di prioritaria importanza che questo approccio integrale contamini tutti i ministeri e che non sia “prerogativa” unica del Ministero per la transizione ecologica».

Un Ministero pro TAV e nucleare?

C’è però anche chi esprime perplessità su una spinta troppo ecologista del neonato Governo e chiede di “sottrarre transizione ecologica a estremisti ambientalisti”. A dirlo è Alfonso FimianiPresidente dei Circoli dell’Ambiente e della cultura rurale, associazione che si definisce “Bipartisan: né di destra, né di sinistra e neanche di centro”, che continua: «L’Italia non può perdere l’occasione sprecando le risorse messe a disposizione dell’Europa. Per questo motivo, è necessario attivarsi immediatamente per arginare gli Estremisti Ambientalisti, che pensano di tutelare l’Ambiente semplicemente bloccando tutto quel che è progresso e che fanno finta di non conoscere il vero significato della locuzione ‘sviluppo sostenibile’. Negli anni abbiamo presentato proposte concrete – continua Fimiani –  che vanno nella direzione di una transizione ecologica, che si lascia alle spalle i ‘No a prescindere’ e si ispira alla Crescita Sostenibile, ripartendo dai Comitati Sì Ponte sullo Stretto e Sì TAV per sostenere la necessità di costruire le grandi infrastrutture anche al Sud fino al Piano Energetico Nazionale che riparte dal nucleare e dalle rinnovabili, ma senza drogare il mercato con incentivi che arricchiscono solo i soliti noti».

 

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