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Minerva a San Leucio

 

A San Leucio (Canosa), Minerva piange sotto la pioggia di primavera, fine e continua, in un’aria ferma e calda che allude all’estate. Dopo pochi minuti, un vento di scirocco lieve l’asciuga. Le asciuga i capelli scolpiti nel tufo e le lacrime sugli occhi. Riprende il sorriso.

Può, una scultura di migliaia di anni, parlarti più di una tua amica? Sì. Parlano i suoi occhi, l’espressione del viso, le sue labbra. Mi racconta di tempi lontani, guardando verso il cielo. Per me è un tempo nuovo, forse futuro. Nei suoi occhi si annidano stupore e paura, audacia e lotta.

Un Parco archeologico , quello di San Leucio con l’annesso Antiquarium, che ospita una scultura di tal pregio merita d’esser onorato dagli uomini viventi. Onorato e frequentato più d’ogni altro tempio, cattedrale o luogo sacro contemporaneo perché rivela tempi diversi del mondo, della vita dell’uomo in Puglia; una vita altra, ricca d’immaginazione immensa, fissata nella calcarenite di Canosa.

1 nodo di salomone

Il “nodo di Salomone” si incontra in molti templi come retaggio dell’arte celtica

Gli scultori di tali opere sono stati uomini semplici, ma sensibili alla percezione del bello, per trasferirlo in un blocco di pietra tufacea, parte di un tutt’uno architettonico con il Parco Archeologico e l’Antiquarium di San Leucio a Canosa, uno dei più importanti complessi archeologici della Magna Grecia in Puglia. In esso sono conservati, all’aperto e al chiuso, i resti di un antico e grandioso Tempio ellenistico dedicato ad Atena (Minerva nel periodo Romano), costruito con blocchi a forma parallelepipedo ciclopica di tufo, completato con elementi architettonici di particolare pregio come i capitelli Ionici, le metope e i Telamoni.

I Telamoni. Di essi si possono vedere alcuni frammenti giganti che raccontano delle enormi proporzioni scultoree, senza perdere il senso del dettaglio. Da un piede si percepisce la forza totemica del Telamone. Un racconto scultoreo fatto di poesia, conoscenza, percezione, immaginazione, follia visiva. Di questa enorme potenzialità storica sono intrisi anche i capitelli più semplici, le colonne esili, le pavimentazioni a mosaico composte con tessere di pietra dura e tenera; ora bianca, ora rossa, ora grigia. In un fregio pavimentale scopro due segni, due simboli storici, il Nodo di Salomone e una Civetta stilizzata.
Perchè c’è il Nodo di Salomone sul pavimento musivo di San Leucio a Canosa, in Puglia? Ricordo che l’arte Celtica fondò la maggior parte della propria estetica decorativa sul nodo e sull’intreccio e, quando il mondo Gallico fu conquistato dalle Legioni Romane nel I secolo a.C., il Nodo di Salomone fu diffusamente usato per i mosaici dei Templi Sacri come questo, in tutte le Provincia dell’Impero Romano. Un simbolo che ha attraversato il tempo; un tempo pagano, ebraico, paleocristiano. Nella Mitologia Greca Atena (Minerva nel periodo Romano), dea della sapienza, delle arti, della tessitura e della strategia militare, era rappresentata anche attraverso simboli sacri quali, appunto, la Civetta, e nei pavimenti musivi di San Leucio appare anch’essa insieme al Nodo di Salomone.

Tutta una cultura del racconto per immagini è racchiuso in questi mosaici e in queste sculture. Vogliono raccontarci di mondi, modi di vivere, pensare e immaginare, costruendo così la nostra conoscenza storica, che raccoglie segni, forme e disegni di migliaia di anni; una conoscenza che informa il nostro presente, le nostre scelte, sia formali che culturali, sia etiche che filosofiche, una forma di comunicazione per immagini e sculture fissate nelle pietre e nel tempo che informeranno anche ragazzi, uomini e donne del tempo futuro.

Dove:
Parco Archeologico di San Leucio e L’Antiquarium, orari 10.00/13.00 – 16.00/20.00, lunedì chiuso.

Per saperne di più: Fondazione Archeologica Canosina

Bibliografia:
Grelle F., Giardina A., Canosa romana, Roma, “L’Erma” di Bretschneider, 1993.

(Foto Domenico Tangaro)

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www.domenicotangaro.it/biografia

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