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Milioni di girasoli buddisti per bonificare Fukushima

L’idea è dei monaci buddisti del Tempio di Joenji: piantare girasoli, noti per la loro capacità di risanare la terra dalle tossine per bonificare l’area nuclearizzata attorno a Fukushima.

Il monaco a capo del Tempio, Koyu Abeche, ha distribuito tra la popolazione 8 milioni di semi di girasole e 200mila di altre piante come la senape selvatica, l’amaranto e la cresta di gallo. I semi saranno piantati ovunque, tra le case, nelle vie, sulle colline, nei giardini e naturalmente intorno alla centrale nucleare.  Milioni di girasoli per salvare il Giappone dalla micidiale contaminazione delle radiazioni che hanno avvelenato tutta l’area interessata dall’incidente nucleare nella città di Fukushima causato dallo Tsunami.

La tecnica che utilizza i girasoli si chiama bioremediation, cioè risanamento biologico, e consente, per esempio, di risanare un terreno fortemente inquinato da idrocarburi pesanti e riduce a zero i rischi ambientali connessi alle bonifiche di tipo tradizionale. È già largamente adottata in altri Paesi e può dare un importante contributo al disinquinamento del territorio e al riutilizzo delle aree bonificate. I girasoli sono stati piantati anche a Chernobyl per assorbire il cesio che ha nquinato i bacini d’acqua nelle vicinanze della centrale dopo il disastro della centrale nucleare.

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