Milano, allarme smog, WWF: interventi su più fronti

Milano (foto Mirko Bozzato da Pixabay)
(foto Mirko Bozzato da Pixabay)

Gli amministratori dovrebbero intervenire su traffico veicolare, riscaldamento, agricoltura e zootecnia

 

È innegabile: Milano è tra le metropoli più inquinate al mondo. I dati diffusi dalla società svizzera IQAir sono allarmanti e obbligano a una riflessone su ciò che non si è fatto in passato e su ciò che andrebbe fatto ora, con la massima urgenza.

L’allarme smog era stato lanciato qualche giorno fa dalla società svizzera IQAir. L’analisi si basa su un indice americano di rilevamento dell’inquinamento, l’Aqi (Air Quality Index), che raggruppa i valori dei vari inquinanti (particolato fine, PM2.5 e PM10, biossidi di azoto e zolfo, ozono e monossido di carbonio) misurati dalle centraline nelle città.

Secondo il WWF, mentre la qualità dell’aria di Milano è prevalentemente condizionata da traffico veicolare ed emissioni legate agli impianti di riscaldamento, l’inquinamento della Pianura padana è causato anche in modo pesante dagli allevamenti intensivi e dall’agricoltura industriale oltre che dai trasporti e dalla combustione di biomasse, soprattutto in vecchi ed inefficienti impianti.

auto inquinamentoSotto accusa, in primis, i combustibili fossili. “Bisogna cambiare stili di vita, nei trasporti, nei riscaldamenti, in agricoltura. E dobbiamo cominciare da subito, in modo radicale” sottolinea il WWF in una nota. “Certo, contribuisce anche la conformazione (condizioni orografiche e meteoclimatiche) della Pianura padana. Ma non può costituire un alibi, semmai un incentivo a intervenire con urgenza su un problema noto ormai da decenni. Invece siamo all’ennesimo allarme per la salute dei cittadini.“.

Non sono certo i dati del recente rilevamento svizzero a confermare la pessima qualità dell’aria – sottolinea WWF – ma decenni di studi di analisi dell’aria di Arpa con innumerevoli superamenti dei limiti per PM10, PM2.5 e ossido d’azoto, per settimane intere e per decine di giorni all’anno con conseguenze sanitarie gravissime“.

È giunto il momento di avviare finalmente una seria transizione ecologica ed energetica che, tenendo conto delle molteplici evidenze scientifiche, ponga al primo posto la salute dell’ambiente e delle persone, aspetti profondamente correlati e indispensabili anche perché vi possa essere un reale beneficio sociale ed economico.

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