Meteo folle in Italia: il Nord affonda, il Sud boccheggia WWA: «Fenomeni accentuati dai cambiamenti climatici»

Foto da: Pixabay.com

Gli scienziati ne sono certi: l’ondata di calore dovuta ai gas serra. Nel Milanese si contano i danni del maltempo; nel Meridione le fiamme divorano ettari di terreno

 

Il cambiamento climatico ha favorito l’innalzamento della colonnina di mercurio. A dirlo sono gli scienziati riuniti nella World Weather Attribution (WWA), la collaborazione accademica che studia l’attribuzione degli eventi climatici estremi. «Le ondate di calore di luglio in Europa e Nord America sarebbero state pressoché impossibili senza il cambiamento climatico», si legge in un documento diffuso dal WWF, in cui si riportano le conclusioni della WWA. A dispetto del recente dibattito politico tra sostenitori e detrattori del legame esistente tra il riscaldamento globale e caldo torrido, la comunità scientifica dovrebbe aver impresso la parola “fine” al braccio di ferro ideologico.
Intanto, sono state pubblicate le stime di Wwf e Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) sugli eventi climatici e gli incendi che hanno caratterizzato questi primi sette mesi del 2023.

La crisi climatica: tema sempre più “caldo”

Tenere a bada il riscaldamento globale, intorno a 1.5 gradi Celsius, attraverso una totale transizione alle energie rinnovabili e la conseguente eliminazione di combustibili fossili. Secondo una nota del WWF, questa è la ricetta per curare i mali dovuti al riscaldamento globale. Una diagnosi nota già da tempo, ma non ancora attuata. Secondo il World Wide Fund for Nature ormai non c’è più tempo da perdere: il rischio è che simili ondate di calore potrebbero diventare sempre più frequenti in futuro, verificandosi ogni 2/5 anni. L’uso di combustibili fossili, la deforestazione e le altre attività umane stanno contribuendo a rendere sempre meno insoliti simili fenomeni.
«Questa è la prima, vera ondata di calore dell’Estate 2023 – ha spiegato Massimiliano Fazzini, climatologo e referente nazionale del team sul rischio climatico della Società Italiana di Geologia Ambientale – Un’educazione ambientale è assolutamente necessaria per permettere in primis al cittadino di non porsi in situazioni di rischio specifico per se e per gli altri in occasione di eventi atmosferici ed idrogeologici di una magnitudo significativa, in attesa di applicare le azioni fondamentali contenute nel Piano Nazionale di Adattamento al climate change oramai prossimo a debuttare”»

Cos’è la WWA?

La World Weather Attribution è un’iniziativa di collaborazione accademica, focalizzata sull’attribuzione degli eventi estremi, ovvero il calcolo dell’impatto dei cambiamenti climatici su eventi meteorologici quali ondate di calore, siccità e tempeste.
Quando si verifica un evento estremo, il progetto calcola la probabilità che il verificarsi, l’intensità e la durata dell’evento siano dovuti al cambiamento climatico. Il progetto è specializzato nella produzione di rapporti in tempi rapidi.

Un vigile del fuoco riceve assistenza da un operatore della Croce Rossa in Grecia
(Foto da: World Weather Attribution)

Calcoli in gradi

Dallo studio condotto dalla WWA è emerso che il cambiamento climatico ha reso l’ondata di calore in Cina almeno 50 volte più probabile. Secondo gli scienziali, le emissioni di gas serra hanno anche arroventato le ondate di calore, che, altrimenti, sarebbero state più tenui.
Per citare qualche valore: l’ondata di calore europea è stata più calda di 2.5°C, quella nordamericana di 2°C e quella cinese di 1°C, a causa del cambiamento climatico. Sebbene i ricercatori rilevino che «lo sviluppo di “El Niño” (fenomeno climatico naturale) abbia probabilmente contribuito con calore aggiuntivo alle ondate in alcune regioni, l’aumento delle temperature globali dovuto alla combustione fossile è la ragione principale per cui le ondate di calore sono così gravi».

Un triste primato

Altro dato significativo è quello relativo alla mortalità dovuta alle ondate di calore. Lo scorso anno, l’Italia è stata la nazione che ha contato il maggior numero di decessi dovuti al caldo eccezionale, con un totale di 18.010 in termini assoluti, seguito da Spagna (11.324) e Germania (8.173). In base al tasso di mortalità da caldo, l’Italia si è confermata il primo Paese, con 295 decessi per milione, seguita da Grecia (280 morti per milione), Spagna (237 morti per milione) e Portogallo (211 morti per milione).
Tornando all’anno in corso, la settimana compresa tra il 3 e il 7 luglio scorsi è stata quella con la più alta temperatura media globale: 17.2 °C. A comunicarlo è il WWF. Ne consegue che l’Europa si riscalda a velocità doppia rispetto alla media (+2.3 °C rispetto a +1.15°C). La settimana scorsa Roma ha raggiunto la temperatura record di 41,9 °C, facendone la città dell’Unione europea con l’anomalia più grande rispetto alla temperatura media di questo periodo dell’anno.

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Mariagrazia Midulla, WWF-Italia
(Fonte: Facebook WWF Italia)

Midulla (WWF): «Cambiare mentalità e approccio»

I prossimi banchi di prova saranno il Piano Nazionale Integrato Energia Clima (PNIEC) e il varo del Piano di Adattamento. A confermarlo è Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF-Italia. Due scelte coraggiose, che implicheranno un drastico cambio di rotta. «Nel caso del PNIEC – ha spiegato – bisogna mostrare molto più coraggio e cambiare strada davvero, andando verso l’uscita rapida da tutti i combustibili fossili e il 100% energia rinnovabile, abbiamo dimostrato che nel settore elettrico è possibile farlo entro dieci anni».
Per il Piano di Adattamento, invece, servono scelte precise e risorse. «Dobbiamo preparare il sistema a gestire le conseguenze su persone ed ecosistemi in ogni ambito – ha aggiunto Midulla – Le città devono avere una pianificazione volta a prevenire il caldo e le isole di calore, per esempio: è proprio un cambiamento di mentalità e di approccio».

Eventi climatici estremi: i danni del maltempo

Solo tra il 2022 e i primi cinque mesi del 2023 in Italia si sono registrati 432 eventi climatici estremi di elevata gravità, che portano a oltre 100 miliardi di euro la stima dei danni economici subiti dal nostro Paese negli ultimi 43 anni, e più di 22mila morti complessivi. Sono i numeri diffusi dalla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), intervenuta in queste ore sul maltempo che sta investendo il nord Italia. «I dati ufficiali registrano 310 eventi climatici estremi sul territorio italiano nel 2022 (grandinate, nubifragi, trombe d’aria, ecc.) che hanno provocato anche 29 morti – ha spiegato la SIMA – Solo nei primi 5 mesi del 2023 c’è stato un incremento di fenomeni avversi del +135% rispetto allo stesso periodo del 2022: ben 122 eventi meteo estremi tra gennaio e maggio. La sola l’alluvione dell’Emilia Romagna dello scorso maggio ha provocato 17 vittime e danni per circa 10 miliardi di euro».

Auto travolta da un albero, caduto per il forte vento a Cornaredo, nel Milanese
(Foto da: Facebook- Protezione Civile Cornaredo)

«Lo scenario meteo che stiamo vivendo nell’alternarsi di caldo torrido, trombe d’aria e precipitazioni anomale è un segno inequivocabile che siamo vicini alla rottura di un millenario equilibrio in grado di sconvolgere il nostro modo di vivere, proprio come sta accadendo in questi giorni con una drammatica riduzione della nostra qualità della vita – ha dichiarato il presidente della SIMA, Alessandro Miani – I determinanti ambientali e climatici della salute devono diventare una priorità per i decisori (chiamando in causa il mondo della ricerca e innovazione) da cui ci si attende risposte e soluzioni immediate frutto di coraggiose decisioni da assumere su una prospettiva di medio-lungo termine».

 

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Un incendio divampato in Sicilia

Intanto il Sud Italia brucia…

Non solo la Grecia, ma gli incendi boschivi stanno interessando anche l’Italia. Quella in corso si preannuncia un’estate di “fuoco” in tutti i sensi, non solo per il caldo afoso. Le temperature elevate hanno favorito il propagarsi dei roghi, in alcuni casi di origine dolosa. La situazione più critica si registra nel Mezzogiorno, dove i sindaci stanno invitando i residenti delle zone “infuocate” a non uscire di casa e a tenere chiuse le finestre.
Oltre un centinaio di roghi hanno messo in ginocchio la Calabria, dove sono già andati in fumo migliaia di ettari di terreno. E proprio nella punta dello Stivale, in provincia di Catanzaro, grazie a un drone un uomo è stato colto in flagrante mentre appiccava il fuoco.
In Sicilia, ad ardere è stata anche l’oasi del WWF di Torre Salsa, ad Agrigento, interessata da quattro fenomeni dolosi. Lo ha comunicato proprio l’associazione del panda che, in una nota, ha spiegato come i fuochi siano stati «innescati ai bordi della viabilità interna e di confine della riserva, che hanno devastato l’area umida del pantano retro-costiero, compromettendo la vita di tartarughe palustri, porciglioni ed altri animali legati ecologicamente alle aree umide».

La prevenzione si fa tecnologica

Nelle tre Oasi del WWF-Italia di Bosco di Vanzago (Milano), Calanchi di Atri (Teramo) e Macchiagrande (Roma) sono state installate alcune videocamere, in grado di rilevare tempestivamente il fumo degli incendi e allertare i direttori delle rispettive aree. In questo modo si potrà avviare rapidamente la macchina dei soccorsi. «Questa è una dimostrazione di come innovativa tecnologia può essere messa al servizio della natura e consentire di tutelare con maggior efficacia la biodiversità», ha dichiarato il WWF-Italia in una nota. Una mossa frutto della collaborazione con la società INWIT.

Un progetto per la prevenzione degli incendi

Si chiama “OFF: le comunità che prevengono gli incendi boschivi” e ha come obiettivo quello di diffondere la cultura della prevenzione verso chi vive il territorio, tramite attività di formazione e sensibilizzazione fatta da parte di esperti del settore nazionali e locali. In questo modo, il WWF-Italia intende istruire i privati sulle pratiche alternative all’uso del fuoco in ambito agricolo e forestale, ad esempio per bruciare i residui vegetali. Stando alle ultime stime, oltre il 97% dei roghi in Europa sarebbe causato da imprudenza o inesperienza nella gestione del fuoco.
Il fine ultimo del progetto è quindi quello di ottenere comunità capaci di agire per rendere il territorio meno vulnerabile al rischio incendio, per ridurre gli inneschi colposi e quindi per conservare il patrimonio naturale del territorio in cui vivono.

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