Metano, si può fare di più ma il Pniec 2024 fotografa le emissioni italiane

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L’Italia consegna a Bruxelles il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima

 

I ministeri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e delle Infrastrutture e dei Trasporti hanno appena inviato alla Commissione europea il testo definitivo del Piano Nazionale integrato Energia e Clima. In 491 pagine il Pniec conferma gli obiettivi raggiunti nella prima proposta trasmessa nel giugno 2023, superando in alcuni casi anche i target comunitari, in particolare sulle energie rinnovabili.

Il documento, che supera il testo approvato nel 2019, prova ad alzare gli impegni energetico-ambientali per il 2030. Nell’aggiornamento del Piano è stato seguito, dice il ministero dell’Ambiente, un “approccio realistico e tecnologicamente neutro”, che prevede una forte accelerazione su alcuni settori. Oltre alle fonti rinnovabili elettriche, si punta su: produzione di combustibili rinnovabili come il biometano e l’idrogeno insieme all’utilizzo di biocarburanti che già nel breve termine possono contribuire alla decarbonizzazione del parco auto esistente, diffusione di auto elettriche, riduzione della mobilità privata, cattura e stoccaggio di Co2, ristrutturazioni edilizie ed elettrificazione dei consumi finali, in particolare attraverso un crescente peso nel mix termico rinnovabile delle pompe di calore.

Nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima, che l’Italia ha presentato a Bruxelles, c’è anche un quadro chiaro sul problema delle emissioni da metano ma non si intravedono “soluzioni concrete” per abbatterle. 

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A chiederle è Flavia Sollazzo, senior director Eu Energy Transition di Environmental Defense Fund Europe, una delle principali organizzazioni internazionali senza scopo di lucro che si batte per ridurre la dispersione in atmosfera di uno degli inquinanti più climalteranti.

Il metano è un potente climalterante

Il metano è un potente gas a effetto serra identificato come il secondo maggior responsabile del riscaldamento globale, con un impatto potenziale sul clima 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica nei primi 20 anni dalla sua immissione nell’atmosfera. Si stima che almeno il 25% del riscaldamento globale sia causato dal metano prodotto dall’agricoltura, dal settore energico e dalle industrie dei rifiuti. Un tema molto scottante è legato al venting (rilascio in atmosfera) e al flaring (combustione in torcia): le attività antropiche generano dispersioni superiori di circa il 70% rispetto a quanto mostrano i dati ufficiali e le previsioni parlano di percentuali in aumento che crescono più rapidamente di quanto non abbiano fatto dagli anni ’80 in poi. Un esempio: nel 2021 circa 40 miliardi di metri cubi di gas fossile sono stati sprecati a causa delle perdite nelle infrastrutture produttive o lungo la rete anche solo per scarsa manutenzione.

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Secondo stime dell’International Energy Agency, almeno 46 miliardi di metri cubi di gas naturale vanno persi ogni anno a causa della combustione in torcia e del rilascio in atmosfera nei Paesi produttori di metano da cui aumenterà l’importazione o che potrebbero essere nuovi fornitori dell’Ue nell’ottica di una maggiore diversificazione. Metano che, peraltro, potrebbe benissimo essere catturato in modo sostenibile ed economico.

 

L’Italia è avanti ma è fondamentale contare su soluzione concrete

Il satellite MethaneSat (Ph MethanSat.org)

Il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima – dice Flavia Sollazzo – ha il potenziale per essere uno strumento efficace per garantire che le politiche energetiche e climatiche siano allineate e contribuiscano agli ambiziosi obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo e globale. Proprio per questo è necessario che venga utilizzato al meglio, indicando soluzioni concrete. La riduzione delle emissioni di metano è considerata un elemento essenziale in questa transizione, sia per la resilienza del sistema energetico europeo che per garantire, insieme ad una maggiore sicurezza degli approvvigionamenti, il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione”.

Environmental Defense Fund Europe accoglie con favore le misure delineate nel nuovo Pniec, a partire dalla necessità di migliorare la misurazione e la rendicontazione delle emissioni di metano lungo tutta la catena di approvvigionamento del settore energetico, ponendo fine alle pratiche di venting e flaring e limitando l’impronta delle emissioni di metano delle importazioni. “È inoltre incoraggiante – aggiunge Sollazzo – vedere come il Piano italiano integri e riconosca la necessità di tecnologie avanzate, tra cui droni e satelliti, per monitorare e gestire le emissioni in modo più efficace”.

A questo proposito, Edfe ha contribuito con il lancio del satellite MethaneSat a marzo. Insieme a numerosi partner tra cui Google, Space X e gli scienziati dell’Università di Harvard, Environmental Defense Fund ha sviluppato un satellite rivoluzionario in grado di tracciare le emissioni di metano provenienti dal settore energetico in tutto il mondo. A partire dal 2025, i suoi dati saranno disponibili al pubblico, comprese le autorità, gli istituti di ricerca e i governi, consentendo un monitoraggio costante in tutte le aree, in particolare quelle da cui i Paesi europei importano gas.

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La Strategia energetica esterna dell’Ue e il piano RePowerEu pubblicato dalla Commissione nel 2022, continua Sollazzo, “dimostrano che è possibile conciliare la sicurezza dell’approvvigionamento energetico con gli obiettivi di decarbonizzazione. Siamo lieti di constatare che l’impegno per la riduzione delle emissioni di metano nella filiera dell’Oil & Gas sia stato esplicitamente indicato anche nel Pniec sul fronte delle politiche di cooperazione con i Paesi africani e mediterranei e nell’ambito del Piano Mattei, i cui interventi concreti avranno al centro la connessione clima-energia. In questo modo sarà possibile rafforzare il ruolo strategico dell’Italia nella promozione di solide partnership che guardino alla decarbonizzazione della regione supportando i Paesi produttori ad allinearsi agli obblighi del Regolamento UE sul metano.

“L’Italia ha già compiuto progressi significativi nella riduzione delle emissioni di metano, ma è fondamentale affrontare anche le emissioni legate al gas importato per avere un impatto globale efficace. Accogliamo con favore – dice la senior director Eu Energy Transition di Edfe – l’impegno del governo italiano in questa direzione, ma è fondamentale che queste misure si traducano presto in progetti e azioni concrete per contribuire in modo significativo alla lotta contro il riscaldamento globale”.

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Cosa dice il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima sul metano

Per quanto riguarda le emissioni e gli assorbimenti di gas serra, l’Italia prevede di superare l’obiettivo del “FitFor55 riguardante gli impianti industriali vincolati dalla normativa Ets, arrivando al –66% rispetto ai livelli del 2005 (obbiettivo UE, -62%). Anche nei settori “non-ETS” (civile, trasporti e agricoltura) si registra un sostanziale miglioramento degli indicatori emissivi e per raggiungere i target europei ad oggi ancora troppo sfidanti sarà necessario profondere ulteriori energie.

Il Piano dedica poi una sezione specifica al tema della riduzione delle emissioni di metano. Le misure da attuare per il settore energetico si concentrano su quattro punti chiave:

  1. potenziare la misurazione e la rendicontazione delle emissioni su tutta la filiera;
  2. eliminare le perdite tramite il rilevamento e la riparazione con una frequenza adeguata;
  3. porre fine a pratiche diffuse di sfiato e combustione in torcia, promuovendo la cattura dei volumi altrimenti dispersi in atmosfera;
  4. limitare l’impronta emissiva del metano negli import

Misure che, per essere davvero efficaci – si legge – devono essere applicate anche nei paesi esportatori di combustibili fossili” soprattutto tenendo presente che l’Italia è un importatore. In particolare, spiegando le attività di cooperazione previste dall’iniziativa Piano Mattei per l’Africa, il Piano 2024 precisa che gli “interventi avranno al centro il nesso clima-energia, punteranno a rafforzare l’efficienza energetica e l’impiego di energie rinnovabili, e a ridurre le emissioni climalteranti di anidride carbonica e di metano nell’industria energetica”.

Il Pniec poi, facendo una ricognizione delle politiche nazionali in materia energetica, cita in particolare:

  • Foto di Marcin da Pixabay

    la Strategia Esterna Ue per l’Energia, pubblicata dalla Commissione UE parallelamente al piano REPowerEU: mostra che è possibile coniugare l’intervento per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici con gli obiettivi di decarbonizzazione. In particolare, prevede che gli sforzi, compiuti dall’Ue per raggiungere una maggiore diversificazione degli approvvigionamenti di gas e Gnl da fornitori diversi dalla Russia, siano accompagnati da azioni mirate per contrastare le perdite di metano su tutta la filiera del gas, in particolare per la combustione in torcia (flaring) e per il rilascio in atmosfera (venting), creando ulteriore liquidità sui mercati globali e garantendo al contempo significativi benefici per il clima.

  • l’iniziativa “You Collect/We Buy“, con lo scopo di promuovere la cattura del metano nei Paesi produttori con minori standard di sicurezza e ambientali.
  • la COP27 in Egitto quando l’Unione Europea ha sottoscritto una dichiarazione congiunta tra Paesi esportatori e importatori di gas naturale per ridurre le emissioni di gas serra dei combustibili fossili, sostenendo lo sviluppo di frameworks o standard per i fornitori di energia fossile, affinché forniscano agli acquirenti informazioni accurate, trasparenti e affidabili sulle emissioni di metano e CO2.
  • il Global Methane Pledge: l’Italia è tra i primi Paesi ad aver aderito insieme a molte delle aziende italiane, nei vari segmenti della filiera, agli standard internazionali di settore previsti da OGMP 2.0 (Oil and Gas Methane Partnership).
  • il Regolamento Ue per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico, che prevede obiettivi sfidanti per le attività di misurazione, monitoraggio e rendicontazione delle emissioni su tutta la filiera del gas e per le attività di rilevamento e riparazione delle perdite di metano. Peraltro, il Regolamento prevede che gli importatori di gas naturale e di Gnl in Europa introducano nei futuri contratti di fornitura clausole che richiamino il rispetto, da parte dello Stato esportatore, di standard di misurazione e monitoraggio, rilevamento e riparazione delle fuoriuscite di metano, equivalenti a quelli europei, nonché un indice di intensità di metano al di sotto di una soglia fissata dalla Commissione europea.
  • la firma a novembre 2023 di un Public Announcement per lo sviluppo di frameworks regolatori volontari per la misurazione, monitoraggio, rendicontazione e verifica delle emissioni di metano lungo la filiera del gas naturale, affinché i dati siano quanto più accurati, trasparenti, confrontabili e affidabili.

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Ma quanto metano disperde l’Italia?

Le emissioni di metano dalla filiera gas rappresentano nel 2022 – dice il Pniec a pagina 208 – il 5,7% delle emissioni nazionali di metano e l’80.1% delle emissioni fuggitive, che complessivamente registrano una notevole riduzione dal 1990 in seguito ai numerosi interventi di miglioramento della rete di trasporto e distribuzione”.

Nel complesso, nonostante lo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e distribuzione sia aumentato considerevolmente dal 1990 ad oggi, così come il flusso di gas immesso in rete – 65% in più dal 1990 al 2022 – le emissioni di metano della filiera del gas naturale in Italia hanno avuto una riduzione, nel medesimo periodo, del 71,9%. In particolare, secondo quanto scritto nel Pniec:

  • l’81,9% delle emissioni della filiera gas naturale deriva dalla distribuzione
  • il 17,6% deriva dalle attività di trasporto e stoccaggio (e terminali di rigassificazione Gnl)
  • lo 0,3% dalla produzione interna di gas naturale
  • lo 0,2% dalle attività di processing del gas estratto.

Partendo dal settore della distribuzione, prosegue il Pniec, “è importante rilevare che, dagli anni ’90 ad oggi, è stata portata avanti la sostituzione del materiale della rete di distribuzione caratterizzato da elevati fattori di emissione (ghisa grigia con giunti in canapa e piombo) con materiali caratterizzati da minori fughe. Inoltre, è sempre più estesa la rete in acciaio con protezione catodica efficace per la prevenzione della corrosione delle condotte.  Le emissioni fuggitive di metano provenienti dall’esercizio delle reti di distribuzione del gas naturale, dal 1990 al 2022, hanno registrato una riduzione del 69,4%.

Tra gli altri dati segnalati dal piano risultano:

  • Nel settore del trasporto e stoccaggio del gas naturale (incluse le attività dei terminali di rigassificazione) la riduzione delle emissioni di metano nel periodo considerato è del 56,6%.
  • Nel settore upstream per le attività di ricerca del gas naturale in Italia, le emissioni di metano hanno valori molto bassi, “tali da poter essere considerati non rilevanti”.
  • Nelle attività di produzione del gas naturale, le emissioni di metano tra il 1990 e il 2022 si sono “ridotte drasticamente” rispetto al valore iniziale, che nel 1990 era di 30 kt di CH4 e nel 2022 è stato di circa 0,3 kt di CH4.
  • Nelle attività di processing le emissioni fuggitive di metano si sono ridotte da un valore di 13,4 kt a 0,1 kt di CH4 nel 2022.

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