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Mercato del rifiuto differenziabile: la proposta del CARPI per incentivare la raccolta differenziata

Si è tenuto a Tarquinia il convegno Rifiuti risorsa del futuro: nuove soluzioni del riciclo, organizzato dal Consorzio Autonomo Riciclo Plastica Italia (nell’ambito della campagna di promozione e comunicazione nazionale Savetheplastics, attivata dal CARPI in collaborazione con le proprie aziende consorziate, e orientata a far conoscere il percorso di gestione dei rifiuti in plastica.

Durante il convegno è stato dimostrato come la gestione dei rifiuti non termina con la raccolta differenziata, ma segue strade e flussi tanto complessi quanto vantaggiosi e favorevoli per la crescita di una nuova economia e di numerosi posti di lavoro. La normativa attuale in materia di raccolta differenziata, non favorisce tuttavia l’innesco di questo circolo virtuoso: «L’attuale situazione di crisi economica – fa notare l’on. Angelo Alessandri – rende spesso particolarmente difficile per le amministrazioni comunali garantire anche i servizi minimi ai cittadini. In tale quadro, benché indispensabile, la raccolta differenziata dei rifiuti è diventata uno dei servizi sempre meno economicamente sostenibile per i comuni, con il rischio che il costo sempre crescente del servizio induca le amministrazioni alla riduzione del servizio stesso, con gli immaginabili effetti negativi sull’ambiente».

Si potrebbero considerare i rifiuti differenziabili come delle risorse, con un proprio valore di mercato e una gestione affidata alla libera concorrenza, analogamente a quanto avviene col trattamento dei rifiuti speciali. Alla base della fornitura di questa risorsa vi è il lavoro di colui che pratica la raccolta differenziata, il quale va debitamente retribuito. Anche l’attuazione di questa proposta, secondo il suo ideatore Ugo Bardi, docente di Chimica presso l’Università di Firenze e testimonial scientifico del Consorzio CARPI, «trova i suoi ostacoli davanti all’esistenza di strutture pesanti e fortemente burocratizzate, legislativa rigida e complessa, tecnologie costose e poco efficienti, filiere lunghe o anche lunghissime».

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