Fa paura a tre italiani su quattro la produzione di cibo proveniente da animali clonati. A confermarlo è la Coldiretti, intervenuta a commentare la traccia socio-economica degli esami di stato 2011 sul rapporto fra scienza e alimentazione, che pone l’interrogativo: “Siamo quello che mangiamo?”. Il 75% degli italiani vede la clonazione degli animali con una preoccupazione maggiore rispetto alla media dei cittadini europei tra i quali gli oppositori sono comunque il 65% (dati Coldiretti/Eurobarometro). «La realtà è infatti che le manipolazioni genetiche attualmente in commercio – sottolinea la Coldiretti – riguardano pochissimi prodotti (mais, soia e cotone) e sono diffusi nell’interesse di poche multinazionali senza benefici riscontrabili dai cittadini». Non sono poi trascurabili gli effetti delle applicazioni da parte di scienza e tecnologia: errori in questi ambiti possono avere ricadute globali e incontrollabili su salute e ambiente. «É bene tenere in mente che sulle applicazioni scientifiche che potenzialmente possono arrecare danni planetari, irreversibili e irrisolvibili, come le manipolazioni genetiche degli alimenti, i cittadini hanno il diritto e il dovere di poter decidere se e come ciò che la scienza propone debba essere applicato», ha aggiunto il presidente della Coldiretti, Sergio Marini.


