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Maturità 2017: ambiente, natura e territorio piacciono sempre più al MIUR

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maturità 2017

 Gli Esami di Maturità 2017 confermano l’attenzione del Ministero dell’Istruzione verso ambiente, natura e territorio. WWF: «Nella vita delle future generazioni il binomio futuro-natura è indissolubile»

Una conferma che ha il forte valore di attenzione al tema è quella che viene fuori da questi Esami di Stato 2017. La natura, l’ambiente e il territorio costituiscono, infatti, l’argomento di ben tre prove, l’analisi del testo di una poesia di Giorgio Caproni,  il saggio breve/articolo di giornale che chiedeva di riflettere sula natura tra minaccia e idillio nell’arte e letteratura e quello su disastri e ricostruzione.

MIUR e ambiente, accoppiata vincente

E si può parlare di conferma perché anche l’anno scorso si parlava del valore del paesaggio nel saggio breve di ambito storico-politico, mentre nel 2014 ai maturandi toccò cimentarsi sia con il saggio breve/articolo di ambito socioeconomico sulle nuove responsabilità tra cui quella nei riguardi del territorio e dell’ambiente, sia con un tema a  carattere generale sulle periferie, che prendeva spunto da un’intervista a Renzo Piano sul Sole 24 Ore. E andando ancora indietro nel tempo, l’ acqua fonte di vita fu l’argomento del saggio breve di ambito tecnico-scientifico.

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Giorgio Caproni: “L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore”

 Il complesso rapporto uomo/natura ai nostri tempi è il cuore di Versicoli quasi ecologici, la lirica scritta nel 1972 dal poeta livornese Giorgio Caproni e presente nella raccolta Res amissa, uscita postuma nel 1991.

 

Il poeta Giorgio Caproni (1912-1991)

Non uccidete il mare,
la libellula, il vento.
Non soffocate il lamento
(il canto!) del lamantino.
Il galagone, il pino:
anche di questo è fatto
l’uomo. E chi per profitto vile
fulmina un pesce, un fiume,
non fatelo cavaliere
del lavoro. L’amore
finisce dove finisce l’erba
e l’acqua muore. Dove
sparendo la foresta
e l’aria verde, chi resta
sospira nel sempre più vasto
paese guasto: Come
potrebbe tornare a essere bella,
scomparso l’uomo, la terra.

Quando la Poesia parla di biodiversità

Attraverso stilemi della tradizione poetica italiana mescolati sapientemente a immagini contemporanee (Chi per profitto vile/fulmina un pesce, un fiume,/non fatelo cavaliere/del lavoro), Caproni individua nel profitto il moderno legame tra la modernità, rappresentata dall’uomo, e l’eternità, rappresentata dalla natura. Caproni ricorda quanto l’uomo faccia parte della natura e gli imprevedibili danni causati da un atteggiamento autoreferenziale ed egoistico verso l’ambiente, e arriva a preconizzare un futuro “pulito” senza la presenza dell’uomo.

Un lettore esperto ritroverebbe echi di Quasimodo nell’attacco della poesia, di Montale (da quello delle Occasioni a quello dolentemente sarcastico di Satura), perfino un richiamo al finale apocalittico della sveviana Coscienza di Zeno. Un ecologista vi riconoscerebbe i concetti di ecosistema e biodiversità, avrebbe davanti agli occhi lo scempio del disboscamento della foresta amazzonica o la carneficina di coste e aree protette dovuta alla cementificazione spinta. Fatti che, quando i Versicoli furono scritti, potevano sembrare sciocchezze messe in versi di un letterato fuori dal mondo (e Caproni arrivò alla conclusione, anche questa vicinissima al pensiero di Montale, che la letteratura non ha altro compito, nel XX secolo che testimoniare lo sfacelo della società contemporanea) ma che oggi risultano quanto mai attuali.

Interessante il fatto che le domande di analisi del testo rivolte al candidato puntassero proprio a “sottolineare – si chiedeva tra le varie cose – latteggiamento critico del poeta verso la società moderna” e a fare riferimento anche ad altri testi letterari in cui fosse presente  il tema del rapporto tra uomo e natura.

Natura amata, natura violata

La natura tra minaccia e idillio nell’arte e nella letteratura” costituiva l’argomento del saggio breve o articolo di giornale di ambito artistico-letterario proposto ai maturandi. A loro è stato chiesto di articolare una riflessione sulla scorta di un passo del Dialogo della natura e di un Islandese tratto dalle Operette morali di Giacomo Leopardi e di uno dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo, delle liriche Il lampo di Pascoli e I limoni di Montale, e di due dipinti, rispettivamente di William Turner (Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le Alpi, 1812) e Giuseppe Pellizza da Volpedo (Idillio primaverile, 1896 – 1901). Tutti autori conosciuti bene dagli studenti dell’ultimo anno, e forse per questo più collegabili tra loro.

Schiacciati dalla Natura

La natura minaccia l’uomo con la sua forza immane  (è l’impressione suscitata dalla tela di Hogart), ammonisce con la sua solennità a non violarla e a non sostituirsi ad essa («La Natura siede qui solitaria e minacciosa, e caccia da questo suo regno tutti i viventi», scrive un affranto Jacopo Ortis deluso nell’amore e nelle passioni civili), atterra il genere umano con la sua indifferenza: è il senso delle parole con cui la Natura descrive il suo rapporto col mondo a un cocciuto esploratore islandese desideroso solo di evitare i disagi estremi: “Quando io vi offendo in qualunque modo e con qual si sia mezzo, io non me n’avveggo: come, se io vi diletto o vi benefico, io non lo so”.

turner maturità 2017
William Turner, Bufera di neve: Annibale e il suo
esercito attraversano le Alpi, 1812, Londra, Tate Britain

E’ la natura spaventosa di fronte alla quale è bene chiudere gli occhi per “non sapere” quella di Pascoli, inquieto e quasi schiacciato dal mistero dell’Universo (ne parlerà in una lirica come La vertigine).

Maturità 2017: quale immagine della natura?

Ma la Natura è anche quella che nell’ Idillio di Pellizza da Volpedo, è capace di riconciliarsi con l’umanità e di ispirare un gioioso girotondo e un abbraccio tra un bambino e un albero. La Natura è quella che, nel grigiore di una vita senza ispirazioni e prospettive, è fatta dell’odore dei limoni e delle “trombe” squillanti che il sole, nascosto da un grigio portone porta luminosamente nella vita dell’uomo incapace di gioira. La natura, nei Limoni,  è fatta di cose semplici, di uno stridìo di uccelli nel cielo, di agrumi non certo esotici ma comuni, di un odore di terra. E’ il Montale di quegli Ossi di seppia tanto vicini al “pensiero negativo” che si faceva strada negli anni dell’avvento del fascismo. Ed ecco Montale, che ritorna anche in questa prova: un magistero di cui  gli studenti – e qualche professore – dovrebbero fare tesoro.

Maturità 2017, “disastri e ricostruzione” nel ricordo del terremoto

Effetto boomerang tra gli studenti delle zone colpite dal terremoto per questa traccia di ambito storico-politico che chiedeva di parlare di Disastri e ricostruzione, tracciando in definitiva una linea di continuità o rottura tra le forme e lo stile di intervento in corrispondenza di eventi calamitosi. Una traccia snobbata da quasi tutti gli studenti vittime del sisma proprio perché troppo dolorosamente vicina al loro vissuto, per cui, ha detto uno studente di Norcia, intervistato, «Ho preferito parlare di futuro».

All’attenzione degli studenti due articoli: il primo di Giorgio Boatti, che sulla Repubblica rievocava la distruzione del monastero di Montecassino ad opera degli angloamericani nel 1944 e la sua ricostruzione a tempo di record, quasi a sanare la ferita inferta al patrimonio storico-culturale dell’Europa intera. « Ricostruito – scrive Boatti –  con una tempestività che oggi sembra incredibile ma che dice parecchio sulla vitalità di un’Italia appena uscita dal conflitto e decisa non solo a rimettere in piedi la produzione industriale ma determinata a conservare e valorizzare il suo patrimonio culturale. Una sfida, per certi versi, analoga a quella che ora, dopo il terremoto, ci troviamo ad affrontare nell’Appennino, cuore e spina dell’intero Paese

Tra guerre e alluvioni

Nel secondo articolo del dossier presentato ai maturandi, lo storico dell’arte Alvar González-Palacios ricorda sul Sole 24 ore l’alluvione di Firenze del novembre 1966 « Quel che Firenze insegnò a tutti allora, cinquanta anni fa, è il senso della dignità e come nulla sia veramente perso se si ha la forza e la fede di non lamentarsi e di rimettersi a lavorare da capo. La natura sa distruggere infinite cose ma tutte possono essere riparate dagli uomini. Purtroppo è l’uomo ad essere in grado di annientare per sempre ciò che altri uomini hanno fatto prima di quelli che ignorano la propria missione

Sorpresa – Machiavelli

«La fortuna quivi volta e’ sua impeti, dove la sa che non sono fatti gli argini né e’ ripari a tenerla.»

L’ultimo documento è – a sorpresa – un animatissimo passo dal Principe di Nicolò Machiavelli. Qui il Segretario fiorentino, parlando del rapporto tra “Virtù e Fortuna”, ossia tra gli ostacoli che si frappongono più o meno consapevolmente alla riuscita di un evento, pone un famosissimo paragone naturalistico: quello con la foga rovinosa con cui un fiume in piena travolge tutto, se preventivamente non sono stati costruiti argini tali da contenerne la potenza: «Non resta però che gli uomini, quando sono tempi queti, non vi potessino fare provedimento (=ai fiumi) e con ripari e con argini: in modo che, crescendo poi, o eglino (= i fiumi) andrebbono per uno canale o l’impeto loro non sarebbe né sì dannoso né sì licenzioso».

La lezione delle metafore

Se Machiavelli parlava per immagini, agli studenti il passo è stato presentato, nel contesto degli esami di maturità, nella sua realtà: ossia si chiedeva di parlare della necessaria prevenzione e manutenzione delle opere, argomento spesso colpevolmente dimenticato da chi ha il compito di tenere efficiente il patrimonio naturalistico e infrastrutturale italiano. Il dissesto idrogeologico è sotto gli occhi di tutti, e quello che si scopre dopo che una calamità, ci colpisce perché ci mette sotto gli occhi l’incuria, quando non la deliberata indifferenza alle più semplici regole costruttive.

Altra riflessione  da inserire (ci auguriamo che gli studenti lo abbiano fatto) è il richiamo al rimboccarsi le maniche, senza perdere tempo e parole nel rinfacciare ad altri responsabilità di qualunque genere.    Riflessione accompagnata a quella sulla possibilità  – ma sarebbe meglio parlare di necessità – di ricostruire per evitare che vada distrutto un pezzo impornate della storia e del patrimonio materiale e immateriale della nazione.

WWF: «La Natura è bellezza»

Intanto dal WWF giunge il primo commento positivo alle tracce di questa prima giornata propedeutica all’agognato diploma:«Siamo certi che le tracce della maturità  non abbiano colto di sorpresa gli studenti italiani che studiano e si interessano dell’ambiente molto più di quanto non facciano gli adulti.» Questo il commento alle tracce della prova d’italiano agli esami di maturità fortemente influenzate dalla Natura. «D’altronde – prosegue il comunicato del WWF – nella vita delle future generazioni il binomio futuro-natura è indissolubile, dalla tutela dei nostri ecosistemi fino all’emergenza globale dei cambiamenti climatici in atto. Le tracce proposte ai maturandi dimostrano che Natura è sempre più integrata nella quotidianità  e che attraversa tutte le discipline. La Natura è bellezza, è cultura, è i servizi ecosistemici che offre, è la necessità di affrontare il dissesto idrogeologico, è equilibrio tra tradizione e innovazione nell’imparare a vivere bene all’interno all’esterno dei suoi limiti».

 

 

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