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Maturità 2016: ed è ancora ambiente

SALVATORE-SETTIS-

L’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis è tra gli autori utilizzati per il saggio breve/articolo di giornale sul paesaggio

Non era tra gli argomenti probabili alla vigilia degli esami di maturità (anche se qualche professore previdente aveva detto ai suoi alunni di stare in campana). Invece, ecco che ricompare tra le tracce d’italiano dell’esame di Stato 2016 una prova sull’ambiente, per la precisione un articolo di giornale o saggio breve – a scelta del candidato – di ambito storico-politico sul “Valore del paesaggio”. Testi presentati ai maturandi: un estratto da Perché gli italiani sono diventati nemici dell’arte di Salvatore Settis, l’articolo 9 della Costituzione italiana, uno stralcio da un discorso del  presidente dal FAI Andrea Carandini, alcune frasi dell’intervento tenuto da Vittorio Sgarbi per i 150 anni dell’Unità d’Italia e infine alcune considerazioni dal blog dello storico dell’arte Claudio Strinati sull’Huffington Post.  (clicca qui per leggere i documenti della prova d’esame)

Una prima doverosa considerazione. Da un po’ di tempo le tematiche ambientali sono presenti agli esami di maturità. Nel 2003 i ragazzi si cimentarono con la prova di ambito tecnico-scientifico sull’Acqua fonte di vita (e ci furono polemiche perché tra i documenti c’era anche un discorso dell’allora presidente del consiglio Berlusconi); poi, molto più vicino a noi, nel 2014, ben due tracce avevano a che fare con l’ambiente. La prima, il saggio breve/articolo di ambito socioeconomico sulle “nuove responsabilità” tra cui compariva proprio quella nei riguardi del territorio e dell’ambiente; la seconda, il tema a  carattere generale sulle periferie, che prendeva spunto da un’intervista a Renzo Piano sul Sole 24 Ore. Ma non era mai accaduto che le fonti citate facessero capo  esclusivamente  a storici dell’arte quasi a sancire il legame profondo tra arte e paesaggio, da guardare come elemento modificato dall’uomo.

Quest’anno la scelta è a nostro parere molto più decisa che in passato, per il fatto che di ambiente, paesaggio, territorio, si discute in un elaborato a carattere storico-politico, e questo significa che al candidato si chiedeva di cogliere il senso dell’evoluzione a riguardo che ha contraddistinto la società in questi ultimi anni. Significa riflettere sul boom economico degli anni ’50 e ’60, sulla cementificazione, sul consumo di suolo sul quale fortunatamente si sta facendo marcia indietro puntando (ed è materia dei vari PUG) sulla riqualificazione dell’esistente. La mente corre al forte film di Francesco Rosi Le mani sulla città che denunciava la speculazione edilizia a Napoli fotografando un clima che non era relegato solo a quegli anni e che fatica a morire. Il fatto che del paesaggio si voglia parlare dall’angolazione storico-politica significa anche sdoganare la tematica dal recinto settariamente  ambientalista e farla confrontare con il più generale tema del benessere. Citare la questione No-Tav o, per restare al sud, il referendum No-Triv, non significa solo lamentare la perdita di un bel panorama deturpato dalle trivellazioni delle società petrolifere , ma – perché la differenza si gioca anche tra paesaggio e panorama- riflettere sulle scelte dello sviluppo di una nazione.

Ancora: la traccia presenta un forte richiamo all’identità della nostra nazione, quando cita (sia pure in nota ad un documento da esaminare: e così può capitare che una nota ad un testo diventi testo esso stesso, più importante di tutti gli altri) l’art. 9 della Costituzione italianaLa Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”. Chi ha proposto questa traccia alla Ministra Giannini – che giustamente l’ha scelta – probabilmente aveva in mente l’obbligo dello Stato nel difendere e proteggere dallo scempio luoghi come la Terra dei Fuochi, o, molto più banalmente l’antico basolato del centro storico  di Gallipoli ricoperto da una scellerata colata di asfalto. Gli studenti probabilmente non sanno che dal MIBACT dipende la Sovrintendenza alle belle arti e al paesaggio, legando così inscindibilmente ciò che “fa” la storia del nostro Paese, arte e paesaggio.

La traccia proposta per questi esami di Stato è interessante ancora per altri motivi. Presenta, ad un occhio attento, la polemica tra chi vuol conservare intatto e chi invece vuole modificare il paesaggio armonizzandolo con le scelte che l’uomo deve fare nel totale rispetto della natura. Ecco allora– e non poteva essere diversamente, data la sua autorevolezza – la riflessione cristallina e severa di Salvatore Settis, che parla di “paesaggi intriso di storia”, caratterizzato dalla “forte presenza umana” (“antropizzato” si direbbe in linguaggio tecnico, ma con quanta minore forza delle parole di Settis…) che a sua volta ha modellato il paesaggio attraverso l’immagine che ne hanno dato gli artisti (pensiamo ai grand tour degli intellettuali europei tra fine ‘700 e inizi ‘800 alla scoperta delle bellezze artistiche e naturalistiche italiane): un paesaggio duplice, dell’immaginazione che lo vorrebbe in una certa maniera, e della realtà che spesso se ne infischia del patrimonio storico e culturale che quel paesaggio custodisce gelosamente. Di qui il richiamo alla Costituzione fatto da Settis.  Un appassionato Vittorio Sgarbi difende il valore del paesaggio come scrigno della storia e della cultura da uno sviluppo economico che può risultare “invasivo”, dice.

Claudio Strinati (un po’ sacrificato, a dir la verità, in questa prova d’esame di maturità) riflette sul desiderio di poter fruire e godere di paesaggi, siti archeologici, edifici, quadri, ecc. nella loro più completa bellezza e, verrebbe da dire, efficienza, e mette in guardia da chi ritiene un “sacrilegio” accostare un bel paesaggio all’orrore di una periferia degradata. Lo storico dell’arte Andrea Carandini riflette sul concetto del paesaggio come memoria, frutto dell’accumulo “armonioso”  nel tempo di esperienze e attività: “Un’armonia e una bellezza  questa – spiega – di tipo poco noto, antropologico e storico più che meramente estetico o meramente scientifico, a cui non siamo stati adeguatamente educati”.

Roma è forse il più grande sito archeologico che convive con le successive stratificazioni artistiche e architettoniche

Roma è forse il più grande sito archeologico che convive con le successive stratificazioni artistiche e architettoniche

Questi esami di maturità, forse, hanno aperto una finestra e fatto entrare aria nuova nella mente degli studenti, e, aggiungiamo, anche degli insegnanti: ci aiutano a non guardare agli skyline delle nostre città né come ad un unicum intoccabile né come a qualcosa di cui si può fare ciò che si vuole in nome del progresso. E consigliano di non studiare la storia dell’arte come se si andasse in un’immensa galleria dove aggirarsi con rispettoso silenzio ma con l’occhio all’orologio per vedere “quando finisce”.

Un esempio di fusione riuscita tra natura e cultura. A nord di Otranto 50 anni fa il Club Méditerranée realizzò uno dei suoi più bei villaggi. La natura dominava selvaggia e grandiosa nella fusione tra spiagge sabbiose e falesie che via via andavano a “sciogliersi” nel mare. Lì nella rigogliosa macchia mediterranea  l’architetta di fama internazionale Gae Aulenti realizzò le abitazioni in totale sintonia con i materiali e i colori del posto.  Chi arriva dal mare ancora oggi non riesce a distinguere tra rocce e casette. La natura è rimasta intatta e l’uomo non l’ha violata ma assecondata.

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