Materie prime, bastano sette parole

Dopo la Seconda Guerra Mondiale certi metalli, finalmente, hanno ottenuto una promozione al ruolo di metallo strategico essenziale per andare nello spazio, per comunicare in un meno di un secondo con il resto del mondo, per curare il cancro o per permettere ai nostri telefonini di funzionare.(foto pexels)

Una lista di parole per definire il ruolo che da sempre hanno avuto le materie prime, che nei secoli hanno cambiato volto e importanza. Una operazione originale che ci fa guardare i rapporti di forza nel mondo sotto una luce diversa

 

(Alessandro Giraudo*)

 Parlare delle materie prime è un compito difficile perché hanno influenzato tutta la storia e partecipano alla nostra vita quotidiana. Proviamo a definirle in poche parole. Dopo sudore, coraggio, guerra, ora tocca a competizione, piacere, immaginario, ricerca.

 La competizione: dagli Ersatz alla concorrenza

Non si pensa subito ed automaticamente alla competizione che si sviluppa in modo permanente nel mondo delle materie prime. Gli uomini sono alla ricerca sistematica di Ersatz (cioè sostituti) per rimpiazzare una materia che viene a mancare o i cui prezzi esplodono. Per esempio, a Roma il prezzo del pepe era molto caro – un’oncia di pepe costava fino ad un’oncia d’oro – e le cuoche lo rimpiazzavano con i capperi ed il garum. E battaglie fra il grano, l’orzo, il miglio e, più tardi, il mais ed il riso sono memorabili. Quando, verso il XII° secolo av. C., i flussi di stagno furono interrotti con l’invasione degli Hyksôs delle regioni mediterranee levantine, i fabbri iniziarono a lavorare il rame con l’arsenico e l’antimonio, e, più tardi, fu il ferro a dominare la metallurgia.

La ricerca permanente di energia largamente disponibile ed a basso costo ha innescato la concorrenza fra la forza fornita dagli animali e gli schiavi e quella prodotta dai mulini ad acqua e a vento (foto Pexels)

La ricerca permanente di energia largamente disponibile ed a basso costo ha innescato la concorrenza fra la forza fornita dagli animali e gli schiavi e quella prodotta dai mulini ad acqua e a vento. Lunghe battaglie si sono svolte fra il legno e la torba, poi fra la torba olandese ed il carbone inglese del XVII° secolo, poi fra il carbone ed il petrolio (vedasi la decisione della British Navy, presa negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale, di rimpiazzare la propulsione delle sue navi: il petrolio sostituisce il carbone) …e la battaglia fra queste tre energie fossili e l’energia atomica e le energie verdi è attualmente in corso. Molti studiosi sostengono che l’abolizione della schiavitù fu anche il frutto della concorrenza delle energie fossili.

I conflitti per la produzione dei colori sono incredibili: il blu di gualdo contro l’indaco molto più caro, ma molto più potente; la garanza ed il legno del Brasile contro il rosso di cocciniglia (ancora una volta più caro, ma molto più resistente). I conflitti fra questi prodotti naturali e la chimica dei colori artificiali (soprattutto tedesca che deve essere riconoscente alla cacciata degli Ugonotti dalla Francia durane le guerre di religione) terminarono con una clamorosa vittoria dell’industria e del progresso contro l’agricoltura e la tradizione.

Ed il petrolio (polimeri e plastiche) ha messo in crisi l’industria dei calderai e dei ramai ed anche dei produttori di vetro destinato alla conservazione degli alimenti e delle bevande. Bisogna anche segnalare la concorrenza discreta ma molto dura, fra i chimici e gli scienziati che hanno lavorato e lavorano sempre di più nei loro laboratori alla ricerca dei metalli previsti da Mendeleev (nel passato) e di soluzioni per ridurre i costi e per trovare altri materiali (ai nostri giorni).

Evidentemente, come sempre, tutte le guerre hanno accelerato la ricerca: dai proiettili incendiari di Roma (prodotti con  lo zolfo) al fuoco greco dei bizantini (nafta e zolfo), dalla polvere per le armi a fuoco (salnitro e zolfo) agli studi sulla balistica, dagli esplosivi (urina e mercurio) alla bomba atomica…ed i casi più emblematici sono probabilmente l’invenzione della dinamite (eccezionale strumento per l’ingegneria civile, ma terrificante strumento di morte) e le ricerche atomiche (un grammo di uranio produce l’equivalente di 1.9 tonnellate di petrolio…ma non bisogna dimenticare Hiroshima e Nagasaki!).

I piaceri: un ventaglio infinito

Ma le materie prime sono anche una sarabanda di piaceri! E la declinazione è particolarmente lunga perché soddisfano i vari sensi dell’uomo. Innanzitutto, il gusto: numerose spezie e frutti stimolano il gusto molto differenziato degli uomini ed arricchiscono i pasti.  Ma anche semplicemente il grano, il mais, il miglio, il riso, la patata, lo zucchero sono degli ingredienti apprezzati dal palato…oltre a nutrire l’umanità ed a riempire, più o meno bene, la pancia di miliardi di esseri viventi.

In larga misura i profumi sono fabbricati con spezie, frutti ed erbe le cui dosi sono scelte dai “nasi” molto sensibili

E non bisogna dimenticare il caffè, il cioccolato, il tè, il mate, il vino, la birra e le altre bevande che possono facilmente essere ottenute spremendo dei frutti e, a questo proposito, è doveroso ricordare l’acqua.  Sembra non avere nessun gusto ed invece ne ha uno molto preciso, e soprattutto disseta! Ma l’uomo deve condividerla con gli animali, l’agricoltura e l’industria. E, ancora una volta, è importante ricordare che per ottenere una tonnellata di carbone da una miniera sono necessari almeno 250 litri di acqua potabile (fino a otto mila litri) e che per raffreddare la temperatura delle gallerie nel ventre della terra sono utilizzate migliaia di metri cubi di acqua! E per fare funzionare le chiuse del Canale di Panama sono necessari otto milioni di metri cubi di acqua al giorno che proviene dai laghi al nord del canale e che è riversata nei due oceani…

È necessario citare il gusto dei frutti e la cornucopia di colori, di forme e di sapori che ora abbiamo la possibilità di mettere sul nostro tavolo durante tutto l’anno…prima della Seconda Guerra Mondiale, molti bambini dovevano attendere il Natale per assaggiare con parsimonia un’arancia che figurava tra i loro doni.

E sempre nell’ambito del piacere, le materie prime stimolano il nostro olfatto. In larga misura i profumi sono fabbricati con spezie, frutti ed erbe le cui dosi sono scelte dai “nasi” molto sensibili che riescono a produrre delle essenze da “Mille ed una notte”, degne di profumare gli dèi dell’Olimpo…Ma anche il tatto è stimolato dalle materie prime. Si può pensare al piacere di accarezzare un foulard di seta o una sciarpa di alpaca o di vigogna. Senza dimenticare la vista: la bellezza estetica di un fiore (un tulipano, per esempio) o di un frutto (una semplice ciliegia!) può inviare al cervello umano un messaggio di piacere, fugace è vero, ma molto intenso…E le pietre ed i metalli preziosi stimolano da sempre il nostro piacere estetico con il luccichio dell’oro, l’arcobaleno di colori di un diamante o il tiepido calore dell’ambra e del corallo.

 L’immaginario: le materie prime un vettore eccezionale

Le materie prime sono anche un vettore dell’immaginario. Da sempre hanno viaggiato molto più di tanti uomini; i soli che viaggiavano erano i mercanti ed i marinai, i religiosi ed i militari, gli artisti, certi uomini politici…senza dimenticare gli schiavi e le prostitute! Quindi qualsiasi prodotto che arrivava da terre lontane era une vettore di immagini. Un romano che vedeva del pepe (pagato a peso d’oro), una matrona che toccava un vestito di seta, magari colorato con dell’indaco, era pronta a fare delle follie per procurarselo e pensava all’India per il blu e al paese dei Seri (la Cina) dove era stato fabbricato il tessuto, ma erano nomi senza immagini; solo il prodotto stimolava la fantasia e l’immaginario. E probabilmente Giotto e Michelangelo quando facevano preparare il blu di lapislazzuli (provenienti dalla sola miniera conosciuta all’epoca, in Afghanistan) dovevano chiedersi se fosse il vero blu con cui volevano dipingere la Cappella degli Scrovegni e, più tardi, la Cappella Sistina per essere sicuri che il colore sarebbe rimasto stabile, senza diventare grigiastro con il passar del tempo.

Magari, sorseggiando un tè, pensiamo anche alla provenienza dell’erba che dà il gusto alla bevanda (foto Pexels)

La stessa cosa succedeva probabilmente ad una concubina dell’harem di Topkapi quando poteva prendere il suo pasto in un vasellame di porcellana cinese; dove era la Cina per questa donna? Magari, alla fine dell’Ottocento, un’operaia inglese, sorseggiando un tè, pensava alla provenienza dell’erba che dava il gusto alla sua bevanda e forse sognava del suo uomo spedito in India a combattere, con una giubba rossa colorata con la cocciniglia proveniente dai Caraibi.  E, ancora una volta, i genitori raccontavano ai bambini che l’arancia trovata fra i regali a Natale proveniva magari dal Portogallo (molte arance arrivavano a bordo di navi portoghesi in Europa) o forse, per i bambini italiani, dalla Sicilia.

Materie prime, ricerca, tecnica e tecnologia

Infine, le materie prime ricordano tutta la tecnologia e la tecnica che c’è dietro per ottenere un lingotto d’oro, una lastra di rame, una putrella di ferro, un cubetto di zucchero, una tazzina di caffè, il nostro PC o una foto di una galassia a quattro miliardi di anni luce!  Gli Etruschi erano i grandi metallurgisti del Mediterraneo, come lo erano i fabbri del Luristan (Iran centro-occidentale) e di certe regioni cinesi. Ma tutta la Meso-America non conosceva fino alla prima metà del XVI secolo la metallurgia del ferro che, per molto tempo e nel mondo intero, arrivava dal cielo (la parola siderurgia proviene da sidera, le stelle!) perché gli uomini non sapevano estrarre questo metallo nelle miniere e tutto il ferro era di origine meteorica.

Tutti i lavori di ricerca  intorno alla siderurgia hanno favorito la rivoluzione industriale e gli esperimenti scientifici dei chimici e dei fisici degli ultimi decenni del XIX secolo hanno permesso di riempire le caselle ancora vuote della tavola di Mendeleev  e di preparare il grande balzo tecnologico degli anni dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando certi metalli, finalmente, hanno ottenuto una promozione al ruolo di  metallo strategico essenziale per andare nello spazio, per comunicare in un meno di un secondo con il resto del mondo, per curare il cancro o per permettere ai nostri telefonini di funzionare…

(2 – fine. Per leggere la prima parte clicca QUI

(*) Alessandro Giraudo insegna a Parigi; è l’autore di Storie Straordinarie delle Materie Prime (1 & 2) e di Quando il ferro era più caro dell’oro, pubblicati da ADD Editore-Torino.

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