Maria Sybilla Merian. Una voce di donna nella storia della ricerca, tra arte e scienza

Naturalista e artista. Maria Sibylla Merian

È considerata un’entomologa ante litteram. Ce ne parla Rossella De Ceglie, docente Uniba

 

La storia delle donne nella scienza è una storia di ritratti cancellati, di infiltrazioni nel mondo accademico, di fantasmi alle spalle di mariti potenti. Ma è una storia che può e deve essere riscoperta. Lo sa bene Rossella De Ceglie, docente del Dipartimento di ricerca e innovazione umanistica dell’Università di Bari, che nel suo corso di Storia della scienza tenta di riportare a galla le voci e i volti rimasti a lungo nascosti, per offrire nuovi punti di vista sul mondo della ricerca.

“Nel corso della mia carriera mi sono occupata a lungo di scienziati del Sud, del Regno di Napoli, ma anche di personaggi come quello di Maria Sibylla Merian. Sono sempre esistite donne che si sono occupate di scienza e sono riuscite a ritagliarsi uno spazio in ambienti prettamente maschili”. Proprio la figura di Maria Sybilla Merian è stata recentemente al centro di un suo intervento nell’Ateneo barese, durante l’evento “Global Women’s Breakfast – Catalyzing diversity in science”.

Ma chi è Maria Sibylla Merian, e perché è stata una luminare nel suo campo? Lo racconta ad Ambient&Ambienti la dottoressa De Ceglie.

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Maria Sibylla Merian tra arte e scienza: una vita all’avanguardia

Tavola dalla Metamorfosi

Maria Sibylla Merian nasce nel 1647 a Francoforte sul Meno, da una famiglia di artisti (suo padre è l’incisore ed editore svizzero Matthäus Merian il vecchio, suo patrigno Jakob Marell, pittore di fiori). Abituata fin da piccola a vivere tra disegni e pittura, ovviamente la sua indole artistica si palesa fin da subito, per l’esattezza all’età di 8 anni, quando si ritrova ad osservare le nature morte, fiori, bruchi e farfalle. Proprio questo interesse per la natura la porterà a diventare un’ecologista e e entomologa ante litteram.

Nonostante non abbia ricevuto un’educazione prettamente scientifica, infatti, Merian inizia ad annotare, dall’età di 13 anni fino alla fine della sua vita, tutti i suoi studi e appunti. Numerosi aneddoti e osservazioni riportati minuziosamente su un taccuino, e che daranno un contributo innovativo alla scienza di quel tempo.

«In gioventù mi dedicai a ricercare insetti: cominciai con i bachi da seta nella mia città natale di Francoforte. Osservai poi che essi, come altri bruchi, si trasformavano in belle farfalle notturne e diurne. Questo mi spinse a raccogliere tutti i bruchi che potevo trovare per osservarne la trasformazione. Ma, per disegnarli e descriverli dal vero con tutti i loro colori, ho voluto esercitarmi anche nell’arte della pittura

Merian, infatti, non disegna ciò che osserva alla maniera del tempo – insetti, cioè, morti. Al contrario, raffigura queste creature vive e in comunicazione con l’ambiente circostante, in volo, con le piante da cui esse si nutrono, diventando di fatto un’anticipatrice dell’entomologia con una spiccata sensibilità ecologista.

Ma facciamo un passo indietro. A 18 anni la diciottenne Maria Sibylla Merian sposa il pittore Johann Andreas Graff, e si stabilisce a Norimberga. Qui la donna inizia a studiare gli insetti e a demolire le opinioni del tempo, secondo cui questi sarebbero il risultato di una generazione spontanea avvenuta da una putrefazione. Postasi il problema di come avvenga la loro trasformazione, raccoglie bruchi che porta nel suo laboratorio, nutrendoli e osservandone i comportamenti, scopre come essi nascano dalle uova,  come si racchiudano in un bozzolo fino a trasformarsi in bellissime farfalle. Li disegna in ogni periodo del loro sviluppo, assieme alle piante sulle quali si situano abitualmente e delle quali si nutrono.

Questa raccolta di disegni forma la base dei suoi primi due libri: il primo viene edito nel 1675 con il titolo Neues Blumenbuch (Nuovo libro di fiori) – una seconda edizione, in due volumi, intitolata Florum fasciculi tres, esce nel 1680 e comprende 36 tavole di incisioni di fiori. Sono tavole incredibili, con una particolare cura di dettagli e coloratissimi, una vera novità per l’epoca. Ogni disegno è accompagnato dalle sue osservazioni sulla vita di ogni insetto, con la descrizione del processo di trasformazione.

I libri, va sottolineato, sono firmati con il doppio cognome Marell-Merian: la pittrice, come ci dimostra la sua storia personale, era particolarmente fiera della sua indipendenza e della sua identità, figlia di un uomo così ben noto e considerato nell’ambiente.

Il viaggio di Maria Sibylla Merian in Suriname

Nel 1685 la pittrice si separa dal marito e si trasferisce sola con le due figlie nei Paesi Bassi, vivendo in una comune protestante di labadisti. Erano, quelli, gli anni delle colonie, di nuove scoperte importate da quei mondi sconosciuti. Il castello in cui viveva era di proprietà di Cornelis van Sommelsdijk, governatore della colonia olandese del Suriname, dove è anche conservata una collezione di farfalle tropicali.

«In Olanda, constatai con molto stupore che si importavano dei begli animali dalle Indie orientali e occidentali, facendomi l’onore di consultare particolarmente la preziosa collezione dell’esimio dottor Nicolaas Witsen, borgomastro di Amsterdam e direttore della Società delle Indie orientali, oltre a quella del nobile signor Jonas Witsen, segretario della stessa città. Inoltre, potei osservare anche la collezione del signor Frederik Ruysch, dottore in medicina e professore d’anatomia e botanica, quella del signor Livinus Vincent e di molte altre persone.
In quelle collezioni avevo trovato anche innumerevoli altri insetti, ma se dopo tutto la loro origine e riproduzione è sconosciuta, bisogna chiedersi come si trasformino a partire dai bruchi in crisalide e così di seguito. Tutto questo mi ha finalmente spinta a intraprendere un grande viaggio, da me lungamente desiderato, e a partire per il Suriname

Metamorfosi di una farfalla. Disegno di Maria Sibylla Merian

È il 1699 quando Maria Sibylla Merian intraprende un lungo viaggio con sua figlia Dorothea alla volta del Suriname, in America meridionale. In pochi credevano nella sua missione, così la donna ha dovuto raccogliere quante più risorse possibili per imbarcarsi in un tragitto molto rischioso. Il suo sogno diventa realtà: partita da Amsterdam, giunge a destinazione dopo tre mesi di navigazione, stabilendosi a Paramaribo, capitale della colonia.

A quei tempi, non era cosa da tutti i giorni vedere due donne in viaggio per le colonie. Arrivate lì, sono proprio gli indios e gli africani a fornirle un aiuto essenziale per il successo della sua iniziativa, che prevede esplorazioni di foreste poco accessibili e ricche di insidie. Sono loro a mostrarle gli esemplari di piante, di fiori e di frutti, specie di insetti, d’uccelli, di serpenti, di conchiglie, fornendole anche notizie utili. E, come d’abitudine, riporta tutte le sue osservazioni sulla tavola.

Il risultato di questo lavoro sarà Metamorfosi degli insetti del Suriname, un’opera unica nel suo genere, con le pagine alte 52 centimetri per disegnare gli insetti a grandezza naturale.

I suoi disegni di piante, serpenti, ragni, iguane e coleotteri tropicali sono tuttora considerati dei capolavori. Ma dimostrano soprattutto il grande contributo che le donne hanno dato alla scienza, nonostante la storia della ricerca sia una storia fatta – ahimé – soprattutto di uomini.

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