Mare da proteggere: cetacei e coralli sotto osservazione nel Mediterraneo

Margherita di mare - Morfotipo giallo
Margherita di mare - Morfotipo giallo

Una ricerca dell’Università di Bologna individua due tipi diversi di uno stesso corallo. A ottobre parte un progetto per la protezione dei cetacei nel Canyon di Caprera

Il suo nome comune è margherita di mare (nome scientifico Parazoanthus axinellae) è uno dei coralli più affascinanti e spettacolari che si possono osservare immergendosi nelle acque del mar Mediterraneo. Vive su fondali rocciosi o su spugne, in zone poco luminose come grotte e anfratti, creando dei veri e propri tappeti colorati di giallo e di arancio. In uno studio pubblicato su Scientific Reports, un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna suggerisce però che non tutti i coralli oggi considerati margherite di mare appartengano in effetti alla stessa specie.

Una o due specie? Il caso della margherita di mare

Esistono infatti due tipologie di Parazoanthus axinellae, diverse per dimensioni, colore e tipo di substrato su cui si insediano. Gli studiosi hanno quindi prelevato diversi campioni di questi coralli in undici località del Mediterraneo – da Banyuls-sur-Mer (Francia) fino a Rovinj (Croazia), passando per Portofino, Olbia, Gallipoli, Chioggia – e ne hanno messo a confronto il DNA.

«I nostri risultati hanno evidenziato un isolamento genetico molto forte tra questi due morfotipi di Parazoanthus axinellae e questo ci suggerisce che potrebbero corrispondere a due specie differenti», spiega Federica Costantini, professoressa al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, tra gli autori dello studio. «Ulteriori analisi saranno necessarie per confermare queste ipotesi: conoscere la delimitazione delle specie e la connettività tra le popolazioni marine è molto importante per poter agire con efficacia sulla conservazione della biodiversità del Mediterraneo».

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Le due margherite

Ma quali sono queste due tipologie di margherita di mare e quali caratteristiche le distinguono? La prima – diffusa in tutto il Mediterraneo, compreso l’Adriatico – ha un colore giallo chiaro, un tronco allungato e tentacoli lunghi e sottili. La seconda – che si trova solo nel Mediterraneo nord-occidentale – ha invece un colore arancione più pronunciato, un tronco e tentacoli più corti e spessi. Inoltre, la forma “gialla” vive principalmente su alcune spugne, mentre la forma “arancione” si diffonde principalmente sulle rocce.

campionamento dei coralli
L’attività di campionamento dei coralli si è svolta in 11 località del Mediterraneo

L’analisi degli studiosi ha mostrato anche che il morfotipo “giallo” è geneticamente più simile a due specie di coralli che vivono nelle zone caraibiche dell’oceano Atlantico, che vivono anch’esse su spugne. Al contrario, il morfotipo “arancione” ha mostrato una somiglianza genetica con alcune specie presenti nelle acque superficiali del Pacifico  e con una specie che vive in ambienti profondi dell’Atlantico orientale, tutte osservate principalmente su rocce e mai in associazione con spugne.

Conoscere per salvare

Negli ultimi anni le margherite di mare sono state soggette a forte mortalità in alcune zone del Mediterraneo nord-occidentale per l’anomalo aumento delle temperature e il prolungamento dei periodi con temperature più elevate. Questi fenomeni hanno infatti portato alla proliferazione di cianobatteri che hanno indebolito i coralli fino a causarne in molti casi la morte.

«La presenza di ‘complessi di specie’ può complicare le strategie di gestione e conservazione di questi coralli, perché specie diverse possono avere caratteristiche diverse – ad esempio una diversa resistenza allo stress dovuto ai cambiamenti climatici – e quindi potrebbero necessitare di strategie gestionali differenti», dice ancora la professoressa Costantini. «Inoltre, le diversità che abbiamo osservato all’interno della famiglia Parazoanthidae potrebbero esistere anche in altre specie chiave che vivono in quel fragile e delicato habitat che è il coralligeno mediterraneo».

Delfini, balenottere &co: Il canyon di Caprera oasi dei cetacei

Partirà a ottobre 2020 e andrà avanti fino a tutto il 2021 una ricerca che servirà a raccogliere dati per ottenere il riconoscimento del “Canyon di Caprera”, in Sardegna, come Area di Importanza per i Mammiferi Marini (IMMA). Il progetto vede come partner One Ocean Foundation, fondazione nata nel 2018 su imput dello Yacht Club Costa Smeralda con la missione di promuovere la salvaguardia dei mari, ed il Centro NATO per la Ricerca e la Sperimentazione Marittima (NATO STO CMRE), organo esecutivo della NATO Science and Technology Organization (STO), con sede a La Spezia che vanta oltre 60 anni di esperienza nella ricerca in ambiente marittimo e 20 anni di ricerche sui cetacei.

Il progetto

Il progetto – il primo avviato per questa emergenza –   è funzionale alla salvaguardia dei cetacei e consisterà nell’utilizzo di sofisticate tecnologie per il monitoraggio acustico in profondità nell’area: registratori autonomi “smart” 3D in grado di garantire la raccolta di dati anche in assenza di presenza umana, ovvero anche in aree remote. Questa attività di ascolto consentirà di comprendere i comportamenti dei cetacei nell’area, sulla base della registrazione dei suoni da loro emessi. L’analisi di tali risultati consentirà anche di identificare eventuali elementi di disturbo per questi animali dal punto di vista dell’inquinamento sia ambientale che acustico.

Studenti coinvolti nella ricerca

balena
Otto anni di ricerche hanno rivelato l’esistenza di 7 delle 8 specie di cetacei regolari nel Mediterraneo occidentale

La ricerca in cui si impegnano One Ocean Foundation e il CMRE si propone infatti, in ultima istanza, di sensibilizzare l’opinione pubblica sull’impatto generato da attività umane in mare aperto sulla vita ed i comportamenti dei cetacei, educando all’importanza dell’adozione di comportamenti responsabili. Per questa ragione, il progetto di ricerca verrà integrato con una serie di attività educative e di comunicazione dedicate agli studenti delle scuole superiori e alla società in generale. I risultati della ricerca saranno oggetto di peer review da parte della comunità scientifica e pubblicati su riviste specializzate.

Verrà così integrata l’analisi basata sul rilevamento visivo dei cetacei svolta da SEAME Sardinia Onlus, associazione impegnata in una ricerca pluriennale sui cetacei pelagici presenti nell’area di mare tra le 15 e le 30 miglia da Capo Ferro, in Costa Smeralda. Fin dal 2019, infatti, One Ocean supporta l’attività di identificazione visiva svolta da SEAME nel Canyon di Caprera, nel quale otto anni di ricerche hanno rivelato l’esistenza di 7 delle 8 specie di cetacei regolari nel Mediterraneo occidentale: la balenottera comune, il capodoglio, lo zifio, il grampo, il delfino comune, la stenella striata e il tursiope.

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