Maltempo al Nord Italia. Ancora una volta manca la prevenzione

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Il Panaro esondato a Nonantola (Foto Vigili del Fuoco)

Parlano gli scienziati di SIGEA. Cadrobbi: “La deforestazione causata due anni fa in Trentino dalla tempesta Vaia determina in questi gironi una situazione di criticità idrogeologica e geomorfologica”.  Fazzini: “Situazione critica nel modenese. Sulla dorsale appenninica 400 mm di pioggia in 48 ore”

«Alcune fasce di territorio del Trentino Alto Adige sono state colpite, due anni fa, dalla tempesta VAIA che ha creato vaste zone di terreno deforestato in situazione di criticità idrogeologica e geomorfologica a causa della mancanza di piante e della funzione stabilizzante dell’apparato radicale. Dunque il terreno non mantiene. Le abbondanti nevicate di questi giorni nelle zone più alte hanno creato una situazione di allerta per lo spessore dell’innevamento che richiede interventi per lo sgombero e rischio valanghe nelle aree non antropizzate. Si tratta di situazioni previste per queste zone». Lo ha affermato a caldo, Lorenzo Cadrobbi, geologo della Società Italiana di Geologia Ambientale del Trentino Alto Adige, commentando l’allerta in tutto il nord-est che oltre alle abbondanti nevicate ha portato all’esondazione del Panaro e, tra le altre cose, alla chiusura del Brennero.

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 Problemi seri sotto i mille metri

Problemi si hanno invece nelle zone più basse, al di sotto dei 1000 metri di quota, nelle aree interessate dalla tempesta Vaia”, ha proseguito Cadrobbi. L’aumento di temperatura odierno unito alle forti piogge, infatti, ha non solo fatto sciogliere la neve ma ha creato situazioni di notevole criticità, come sull’ Altopiano di Piné vicino a Trento. Qui solo un sottile strato di terra vegetale ricopre la roccia porfirica impermeabile, e siccome mancano le piante l’acqua, scorrendo veloce perché non può infiltrarsi, si concentra lungo strade o avvallamenti sino ad arrivare alle abitazioni del paese sottostante mettendole a rischio. Per arginare – è il caso di dirlo –  la situazione, sono in corso interventi per intercettare l’acqua e farla defluire verso la rete di deflusso naturale.

Fazzini: “Situazioni critiche nel modenese e lungo la dorsale alpina tridentina”

Quella di questi giorni è la seconda vera perturbazione autunnale dell’inverno 2020-21, dopo quella che ha determinato una condizione di rischio idrologico ed idrogeologico elevatissimo nel Piemonte meridionale e verbano il 2-3 novembre. Solo che le piogge dei primi di novembre interessarono un’area relativamente circoscritta, mentre le piogge record sulle aree montane ora stanno causando nella sottostante pianura esondazioni di canali minori ma soprattutto quella del Fiume Panaro, che ha quasi completamente inondato la cittadina di Nonantola, in un’area densamente popolata e soprattutto notevolmente occupata da attività terziarie.

«Questo intenso sistema depressionario risulta essere, in virtù di una dinamica atmosferica alla scala sinottica, molto più “lento” nel suo avanzare verso est. La situazioni più critiche si registrano attualmente nella pianura modenese e lungo la dorsale alpina tridentina». Lo ha dichiarato Massimiliano Fazzini, geologo e Coordinatore Nazionale del Gruppo Rischio Climatico della Sicietà Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA). «I dati evidenziano effettivamente che lungo la dorsale appenninica, nelle ultime 48 ore sono caduti sino a 400 mm di pioggia», un dato record negli ultimi 80 anni, ma non episodico , dato che è l’ultimo di una lunga recente sequenza che ha recentemente colpito il territorio emiliano, con  perdite ingenti anche dal punto di vista di vite umane.

Otto alluvioni in 10 anni. Necessari interventi di mitigazione del rischio

«Nell’ultimo decennio, si sono verificate in questo territorio otto grandi eventi alluvionali che hanno coinvolto anche città di una certa grandezza come Parma. Che senso ha allora spendere ancora un volta l’aggettivo eccezionale? L’aumento della frequenza – continuaFazzini – e la costanza di una magnitudo eccezionali, questi si debbono reclamare a gran voce verso la politica interventi di mitigazione ed adattamento immediati, sia di tipo sotf che di tipo hard nel pieno rispetto dell’ambiente peraltro oramai devastato. E questo drammatico richiamo all’intervento riguarda oramai tutto il territorio nazionale sempre più flagellato da nord a sud da criticità quasi sempre drammatiche».

Pericolo valanghe molto forte

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I danni del maltempo nel vicentino (foto Vigili del Fuoco)

La stessa perturbazione sta apportando a quote medio –elevate lungo i rilievi della Venezia tridentina nevicate abbondantissime, ad alta massa volumica sin sui 2000 metri; in circa 36 ore ad una quota media di 200 metri sono caduti da 100 ai 170 cm di neve fresca, per lo più bagnata e nelle prossime 12 ore sono previsti ulteriori apporti medi di 50 cm, con ovvie preoccupazioni sulla stabilità del manto nevoso. Il pericolo di valanghe risulta essere forte o molto forte – grado 4 e 5 della scala europea del pericolo che va da 1 a 5.

Colpa dei cambiamenti climatici o dell’uomo?

«Anche in questo caso – conclude Fazzini -, l’estremizzazione climatica incide enormemente sulla distribuzione delle fenomenologie nevose; in realtà le cumulate nivometriche stagionale, negli ultimi anni rimangono costanti, almeno oltre i 1500 metri di quota ma le precipitazioni avvengono in un numero di giorni sempre minore ed oltretutto la mitezza media del clima, con frequenti estremi repentini sbalzi termici,  anche nei mesi più freddi dell’ anno non favoriscono la stabilizzazione del manto nevoso con conseguenti più frequenti fenomeni di distacco di masse nevose più o meno grandi lungo i pendii adatti. E dunque anche nell’ambiente morfoclimatico medio ed alto montano il rischio specifico aumenta con gravi ripercussioni anche sullo sviluppo sostenibile delle aree montane».

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