Malattie professionali. Lavoro e malattie, se le fotocopiatrici diventano ‘killer’

Fotocopiatrici e malattie professionali. La Cassazione conferma la condanna a carico della Regione Campania: dovrà risarcire gli eredi di un dipendente morto per leucemia connessa con attività lavorativa. E non è, purtroppo, l’unico caso.

Condannata. E costretta al risarcimento. Senza appello. Sconfitta anche nel ricorso. La Regione Campania dovrà risarcire gli eredi di un impiegato, sposato e padre di due figli. Morto per leucemia, connessa con l’attività lavorativa di addetto all’uso e manutenzione di fotocopiatrici. Stiamo parlando di malattie professionali.

A chiudere la vertenza è stata la terza sezione civile della Cassazione, con l’ordinanza n. 2366 del 31 gennaio 2018. Il Supremo Collegio, rendendo inoppugnabile la condanna inflitta in primo grado, ha sgomberato così il campo dall’eccezione di prescrizione sollevata dall’amministrazione. In realtà, nel ricorso si è discusso essenzialmente di profili procedurali. Non è stata messa in rilievo, invece, la questione che qui interessa maggiormente: la sussistenza di un legame eziologico tra la malattia e la specifica attività lavorativa cui il defunto era adibito.

IL CASO FOTOCOPIATRICI.

La morte di D.A. – era il succo della citazione in giudizio di F.M.G., moglie della vittima, ora vedova con due figli -, era avvenuta a causa di una leucemia mieloide cronica. La malattia che aveva portato il congiunto alla morte era stata contratta per causa di servizio, in quanto adibito al funzionamento e alla manutenzione di fotocopiatrici presso il settore sperimentazione, informazione e consulenza in agricoltura della Regione con conseguente costante esposizione a sostanze chimiche portatrici, secondo inconfutabili accertamenti scientifici, della patologia contratta.
Il Tribunale di Napoli ha condannato l’ente a corrispondere a ciascun erede la somma di 200mila euro. Una condanna che ora anche la Cassazione ha confermato.

LE LINEE GUIDA.

Con specifico riferimento alle fotocopiatrici e alle stampanti laser, da tempo sono stati identificati alcuni fattori di rischio che possono indurre a parlare di malattie professionali. Risalgono al 2001 le “Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati”. Elaborate da una commissione istituita preso il Ministero della Salute, facevano emergere il pericolo che l’impiego di strumenti di lavoro quali stampanti, plotter e fotocopiatrici fosse suscettibile di determinare un’emissione significativa di sostanze inquinanti.

IL CASO A FOGGIA.

E’ solo l’ultimo caso in ordine di tempo. Ma è, purtroppo, un fenomeno che si protrae da tempo. E nel tempo. Basta rispolverare sentenze di una dozzina d’anni fa. Nel giugno 2006 il Tribunale di Foggia (sezione del Lavoro), ha portato al riconoscimento, da parte dell’INAIL, di un’indennità per malattia professionale.

Ci ha pensato una consulenza tecnica d’ufficio, finalizzata in primis a verificare l’eventuale nesso di causalità tra il lavoro di tecnico riparatore di fotocopiatrici e stampanti – espletato da un dipendente per sedici anni – e la malattia denunciata. La consulenza ha ricondotto alla predetta attività gli esiti di nefrectomia e ureterectomia destra
per carcinoma uroteliale della pelvi renale.

Indennità accolta. Di fatto, la malattia era ricollegabile all’attività lavorativa svolta.

 

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Anche in campo agricolo, riconosciute molte malattie professionali

MALATTIE PROFESSIONALI.

Tutti i campi vengono colpiti dalle malattie professionali. L’agricoltura, ad esempio, non fa eccezione. Ernie e protusioni lombo sacrali, sindrome da tunnel carpale, tendiniti, ipoacusia e patologie respiratorie sono le più diffuse.

La malattia professionale – spiegano dal patronato Epaca, molto impegnato nel riconoscimento di casi in ambito agricolo – è una “patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo” e per essere riconosciuta come tale è necessaria una certificazione medica che dimostri il rapporto causale o concausale diretto con il rischio professionale.

Le malattie professionali più diffuse sono quelle a carico dell’apparato osteo-articolare e muscolo-tendineo dovute a sovraccarico bio-meccanico; tra queste le affezioni dei dischi intervertebrali, le tendiniti, la sindrome del tunnel carpale e l’ernia discale lombare. Seguono le patologie causate dall’esposizione a sostanze dannose come le malattie da asbesto, quelle respiratorie come asma e alveoliti allergiche e l’ipoacusia da rumore. Non meno frequenti le dermatiti e le allergie cutanee in genere.

I RISARCIMENTI.

Il Testo Unico n. 1124/65 dispone che, a fronte di una patologia di origine occupazionale, l’Inail abbia il dovere di indennizzare i danni provocati alla salute della lavoratrice o del lavoratore, attraverso l’erogazione di prestazioni di carattere sanitario e riabilitativo e, in alcuni casi, di indennità di tipo economico. La malattia professionale è riconosciuta dalla legge come originata dal rischio lavorativo quando rientra nell’elenco delle malattie tabellate, ossia, nella lista delle 24 individuate per il settore dell’agricoltura o nella lista delle 85 per il settore industria. Sono comunque indennizzabili dall’I.N.A.I.L malattie non presenti nella tabella di legge.

 

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