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Mal di giardino

E’ un libro da gustare questo Mal di giardino, e da gustare a piccole dosi, per poterne assaporare il distillato di saggezza che la lunga e amorosa pratica con alberi, arbusti, piante e fuori produce in chi ne scrive e in chi ne legge. Già, perché questo piccolo ma prezioso volumetto a firma di Franco Botta, che raccoglie insieme ad un inedito testi di conferenze e della rubrica tenuta dall’autore sul Corriere del  Mezzogiorno,  racconta in maniera divagante di un rapporto con la natura (di cui i giardini sono l’espressione)  fatto di pazienza, di attesa assecondando i ritmi delle stagioni, ma anche di creatività, di un pizzico (grande o piccolo dipende da ciascuno di noi) di sana follia che può indurre a preferire un giardino che d’inverno si spoglia di fiori e foglie per poi esplodere di colori in estate, cosa che per molti confligge con l’idea stessa di giardino, ossia di un santuario del verde perenne.mal di giardino 2

Mal di giardino è preceduto da una prefazione a firma di Giuseppe Caccavale, artista e docente alla Scuola nazionale superiore arti decorative a Parigi. Una lunga riflessione – a tratti spiazzante –  sul filo della memoria e della fantasia, su quanto la sintonia con un giardino possa vivificare l’esistenza.

Franco Botta, che si definisce economista adriatico e appassionato di giardini, non nuovo a gradevoli riflessioni sull’argomento (ricordiamo solo  A che serve un giardino?) riporta in questo suo ultimo lavoro un’interessante riflessione sul senso del giardino stesso. Come il sottotitolo del libro recita (Natura e arte del verde), sembra nascere un conflitto tra “natura”, che di per sé sembra non ammettere vincoli e/o costrizioni, e “arte”, che significa anche “artificio”, creazione cioè di una natura artefatta, piegata al “genio” del giardiniere. La natura, lascia intendere Botta, deve invece, ora, confrontarsi col mondo e con le mutazioni che vi apporta l’uomo. Il giardino, in altri termini, non deve, non può  essere ormai un’oasi cristallizzata in cui il tempo pare essersi fermato, ma deve respirare il cambiamento, “vivere” negli spazi che oggi dominano il pianeta, ossia le città, inventare una convivenza col moderno e “addolcirne” i tratti troppo aridi.

Curioso è il costante rapporto che l’autore instituisce con la musica; musica e giardinaggio sono fatte di ascolto attento (i diversi fruscii che le foglie producono hanno stranamente qualcosa in comune con una sinfonia ), di armonia (tra le tonalità dei suoni degli strumenti musicali  e tra le varietà delle piante prescelte). Insieme a queste, numerose considerazioni, quasi aforismi, su giardini, giardinieri e giardinaggio. “Il giardinaggio è un’attività per gente laboriosa e non adatta ai pigri e agli oziosi. Per questi ultimi si addicono di più le attività cittadine” è una tra le tante. E poi tanti libri sull’argomento suggeriti al lettore curioso che voglia conoscere qualcosa di più su quest’arte. Ma con la consapevolezza che realizzare un giardino, grande o piccolo che sia, e viverci, significa inevitabilmente dare una veste alla propria anima e farla uscire allo scoperto. Insomma un coming out al profumo di rosa.

Franco Botta, Giuseppe Caccavale, Mal di giardino – Natura e arte del verde, Progedit, 2016, pagg. 104, € 15,00

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