Mafia dei rifiuti di plastica in aumento

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Ispezione di un container carico di rifiuti di plastica

L’ultimo rapporto dell’INTERPOL sullo smaltimento dei rifiuti parla di un aumento allarmante dal 2018 del commercio illegale di  rifiuti di plastica in tutto il mondo. Le richieste del WWF

Nel 2018 la Cina ha chiuso i confini sull’importazione dei rifiuti in plastica bloccando di fatto l’arrivo di quasi metà dei rifiuti di tutto il mondo: da quella data il commercio e lo smaltimento illegali di questo tipo di spazzatura sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. A dirlo è un rapporto dell’INTERPOL pubblicato giorni fa. Secondo l’INTERPOL i rifiuti di plastica vengono ora esportati e smaltiti impropriamente principalmente nel sud-est asiatico con numeri da capogiro: l’88% in Vietnam, l’83% in Indonesia. Sempre secondo il rapporto, dal 2018 i rifiuti sono stati sempre più inceneriti illegalmente, smaltiti in natura o riciclati senza adeguate precauzioni sanitarie.

WWF Germania: cosa deve fare il Governo federale

«Il rapporto è scioccante: una vera mafia della spazzatura si è formata in molti paesi del sud-est asiatico. Prima del 2018, l’85% di tutte le esportazioni di rifiuti di plastica dall’Europa andava in Cina. Una parte di questa enorme quantità sta ora andando nel sud-est asiatico e sta travolgendo le infrastrutture locali», commenta ad Europaticker Bernhard Bauske, Project Coordinator Plastic Waste di WWF Germania, che continua «La Germania è il terzo esportatore mondiale di rifiuti di plastica. Questo ci rende anche un motore di macchinazioni criminali nel sud-est asiatico. L’unica soluzione al problema è produrre una quantità significativamente inferiore di rifiuti di plastica e riciclarli qui in Germania. Come primo passo, il governo federale ha urgente bisogno di adottare un divieto di esportazione per i rifiuti di plastica contaminati e garantire controlli completi. Inoltre, i paesi attualmente inondati dai nostri rifiuti di plastica hanno bisogno di supporto nella  loro gestione, ad esempio attraverso un accordo internazionale contro i rifiuti di plastica nei mari».

Cosa dice il rapporto INTERPOL

Il rapporto, intitolato “Analisi strategica dell’ INTERPOL delle tendenze criminali emergenti nel mercato globale dei rifiuti di plastica da gennaio 2018”, ha visto il contributo di 40 paesi e fornisce un quadro globale completo elle infiltrazioni della criminalità nello smaltimento dei rifiuti   di plastica e raccomanda misure di applicazione personalizzate. Dal 2018 c’è stato un aumento significativo delle spedizioni illegali di rifiuti, provenienti non solo da aziende ma anche da abitazioni e supermercati, principalmente da Europa e Nord America, dirottate verso il sud-est asiatico attraverso almeno 52 delle 527 rotte commerciali che toccano diversi paesi.

Un aumento degli incendi e delle discariche illegali di rifiuti in Europa e in Asia e un aumento significativo nell’uso di documenti contraffatti e registrazioni fraudolente di rifiuti, sono altri aspetti che il rapporto evidenzia, e questo per mostrare quanto il problema dello smaltimento rifiuti sia molto più complesso e globale di quanto non appaia. A questo proposito il team anti inquinamento di Interpol lavora in 194 paesi per individuare le organizzazioni criminali e i rapporti con società di copertura.

Rifiuti e criminalità

discarica illegale foto Mike Anane
Una discarica illegale (foto Mike Anane)

L’altro dato che emerge con forza è la connivenza tra reti criminali e società legali di protezione ambientale che fungono da copertura per operazioni illegali. Questo perché è oggettivamente difficile- segnala il rapporto Interpol – gestire e monitorare il flusso di rifiuti di plastica. ”I crimini stanno diventando più complessi e sempre più minacciosi” recita il rapporto, e legano a filo doppio Europa e Sud-est asiatico, come pare dimostrare l’assassinio della sindaco della piccola città francese di Signes, che aveva tentato di impedire le discariche illegali nella sua regione.

Malesia, qualcosa si muove. E in Cina?

Probabilmente arrivata a un punto di saturazione dopo che nel 2018 Pechino aveva bloccato l’importazione di rifiuti di plastica, la Malesia da maggio di quest’anno ha iniziato a restituire quasi 4.000 tonnellate di rifiuti di plastica (pari a 150 container) a 13 paesi da cui i rifiuti provenivano, quasi a marcare un cambio di rotta nella politica della gestione dei rifiuti. Questo è un segno della determinazione del Paese a combattere il commercio illegale di rifiuti di plastica, ma anche la Cina non sembra essere da meno.

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Il governo cinese è impegnato nella lotta alla criminalità dei rifiuti di plastica. Negli ultimi anni abbiamo modificato la legislazione per combatterla, messo in atto procedure amministrative più severe e lanciato campagne nazionali per combatterla, in particolare in relazione al contrabbando transfrontaliero. Chiediamo alla comunità mondiale di lavorare insieme e di usare al meglio piattaforme internazionali come Interpol al fine di raggiungere il nostro obiettivo comune di lasciare un pianeta pulito e bello alle generazioni future”, fanno sapere da Pechino.

La minaccia ambientale

Una delle strutture in Malesia dove finiscono i rifiuti provenienti dall’Europa

Dal 2021, in base alla Convenzione di Basilea si dovrebbero adottare a livello mondiale misure internazionali sul commercio internazionale di rifiuti di plastica. Tuttavia, «il rapporto Interpol evidenzia l’urgente necessità di identificare e valutare come i criminali stanno sfruttando le vulnerabilità del mercato nuove ed esistenti e di rafforzare l’applicazione della legge sia a livello di esportazione che di importazione» ha affermato Calum MacDonald, presidente del comitato consultivo di INTERPOL e direttore esecutivo della Scottish Environmental Protection Agency (SEPA).«L’inquinamento globale da plastica è una delle minacce ambientali più diffuse per il pianeta oggi e la sua corretta regolamentazione e gestione è vitale per la sicurezza ambientale globale».

«La criminalità relativa ai rifiuti è una minaccia crescente, radicata in un problema più fondamentale: l’incapacità di controllare il nostro consumo e la nostra produzione di plastica. Conosciamo gli effetti dell’inquinamento da plastica sugli ecosistemi marini. i possibili collegamenti con la salute umana e ora le loro implicazioni criminali», ha affermato Eirik Lindebjerg, Global Plastic Policy Manager del WWF. «Dobbiamo essere consapevoli che i rifiuti di plastica sono un vero e proprio business criminale, che mette a rischio la salute del pianeta, partendo da quella del mare. Il WWF chiede ai leader mondiali di unirsi per un trattato globale che affronti l’inquinamento marino da plastica», aggiunge  Isabella Pratesi, direttore conservazione di WWF Italia .

Affrontare l’inquinamento da plastica: la via da seguire secondo WWF

Il rapporto INTERPOL, finanziato dal progetto dell’Unione Europea LIFE SMART Waste (un’iniziativa di sviluppo delle capacità guidata dalla SEPA per aiutare le forze dell’ordine a combattere la criminalità legata ai rifiuti), invita la comunità di polizia di tutti i paesi a collaborare oltre i confini per monitorare questo crimine, essere più proattiva nel far rispettare i rifiuti, analizzare i rischi prima e condurre indagini finanziarie e di intelligence eseguire le operazioni.

A seguito della richiesta di INTERPOL per una maggiore cooperazione internazionale e tra le forze dell’ordine, il WWF ha delineato una serie di ulteriori raccomandazioni richieste per una risposta internazionale da parte dei governi.

a) Accelerare i negoziati per un accordo globale legalmente vincolante con piani d’azione e regolamenti nazionali chiari, compreso il supporto per la gestione dei rifiuti nei paesi a basso reddito.

b)Rafforzare i meccanismi esistenti come l’eliminazione graduale della plastica monouso, il miglioramento della capacità di riciclaggio domestico nei mercati sviluppati e la risoluzione delle lacune nella gestione dei rifiuti nelle economie in via di sviluppo.

c)Innovare e ampliare le alternative alla plastica rispettose dell’ambiente.

d)Investire nella ricerca e nello sviluppo di capacità per migliorare il monitoraggio e l’applicazione delle norme sui rifiuti di plastica.

Intanto sta crescendo la spinta per un quadro globale completo che affronti l’inquinamento da plastica alla fonte. Circa 2 milioni di persone in tutto il mondo hanno firmato una petizione del WWF che esorta i propri governi a stabilire un trattato globale legalmente vincolante per affrontare l’inquinamento marino da plastica e 133 paesi hanno già espresso il loro sostegno ad esplorare l’opzione di un accordo globale.

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