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Mafia, costituire un unico ente

La costituzione di un unico ente per la gestione dell’intero sistema dei beni confiscati alla mafia. E’ la proposta di profonda revisione della materia che nasce da uno studio, frutto della riflessione di un gruppo di lavoro coordinato dalla Fondazione CON IL SUD e costituito dal Forum del Terzo Settore, dalla Fondazione Cariplo, dalla Fondazione Cariparo, dalla Fondazione Sicilia, dalla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e si è avvalso della collaborazione di Nomisma.

L’esigenza di sviluppare un’approfondita riflessione sul tema è scaturita dall’esperienza maturata da alcune realtà, fra cui la Fondazione CON IL SUD che ha sostenuto 39 progetti su 50 beni confiscati (39 fabbricati e 11 terreni) nelle regioni meridionali ed ha erogato attraverso due bandi dedicati alla loro valorizzazione oltre 6,7 milioni di euro (la terza edizione del bando sarà pubblicata quest’anno). In Italia sono oltre 23.500 gli immobili confiscati alle mafie, anche se non si conoscono quanti sono quelli utilizzati e nonostante i 21 mln di euro destinati per i sistemi informativi per lo scambio di dati ed informazioni sui beni. Sono oltre 3.500 le imprese confiscate ma pochissime hanno ripreso l’attività. Il Fondo Unico di Giustizia (FUG) da 3,5 miliardi di euro presenta forti criticità.

Un bene confiscato

Il progetto di costituzione di un unico ente per la gestione dell’intero sistema traccia una traiettoria innovativa

«I beni confiscati alla malavita – afferma Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo – sono già stati al centro di progetti che hanno un doppio valore perché conquistano luoghi in precedenza usati per attività illecite. Possiamo fare molto di più insieme alle organizzazioni non profit con una normativa che consenta procedure più semplici. Abbiamo tanti casi virtuosi da cui poter trarre esperienza sul modo di gestire i doverosi passaggi». Secondo Giovanni Puglisi, presidente emerito della Fondazione Sicilia, «è giunto il momento di rendere utili alle giovani generazioni queste ricchezze. La mafia si combatte soprattutto con l’esemplarità dei comportamenti, più incisiva di qualunque altra forma di lotta nella formazione delle coscienze civili dei giovani».

Il portavoce del Forum Terzo Settore, Pietro Barbieri, sottolinea che «un bene confiscato alla proprietà di famiglie mafiose è un simbolo in qualsiasi territorio che si trasforma in presidio della comunità aperto ad una nuova dimensione sociale. Il progetto di costituzione di un unico ente per la gestione dell’intero sistema traccia una traiettoria innovativa perché mette insieme beni immobili, aziende, denaro e valori in un’unica istituzione in grado di muoversi più agevolmente nella fase di transizione della proprietà ed in quella di assegnazione ad un soggetto di terzo settore». La parte giuridica della proposta è stata analizzata da Marco Cammelli della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, coordinatore gruppo di lavoro giuridico, secondo il quale l’ente per la gestione dei beni confiscati alla mafia che potrebbe nascere  «sviluppa una cornice regolativa per una gestione immediata e più flessibile, concentrazione delle funzioni in un soggetto che sia insieme garante e attrezzato per una attività efficiente, supporto agli enti locali per le responsabilità che si assumono sui beni sequestrati, adeguata attenzione alla salvaguardia dei diritti dei terzi nel corso del procedimento».

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