Macellazione illecita, a rischio il Natale degli italiani

A Crotone, i Carabinieri dei Nas eseguono 8 misure cautelari e 14 denunce. Utilizzati anche i droni. La carne veniva venduta in tutte le regioni, soprattutto nella Grande Distribuzione

Partiva da Crotone il sistema di macellazione illecita scoperto dai Nas, che falsificava i documenti degli animali macellati, mentre le loro carni venivano esportate in tutta Italia, soprattutto nella Grande Distribuzione.

I Carabinieri di Napoli, Crotone, Cosenza e Reggio Calabria eseguito 8 misure cautelari, su disposizione del GIP del Tribunale di Crotone e su richiesta della locale Procura della Repubblica, nell’ambito dell’operazione denominata “FOX” del Nas di Cosenza.

Le 8 persone incriminate, tra le quali ci sono anche 6 veterinari ufficiali in servizio nell’Asp di Crotone, sono ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di accesso abusivo a sistema informatico, falsità ideologica commessa da pubblici ufficiali in atti pubblici, ricettazione, abuso d’ufficio, omissione di atti d’ufficio, contraffazione di sostanze alimentari, commercio di sostanze alimentari nocive e diffusione di malattie infettive animali.

Sono state eseguite 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti dei gestori di uno stabilimento di macellazione carni sito in Strongoli (KR), 4 ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari e 2 ordinanze di sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio a carico di altrettanti veterinari ufficiali dell’Asp di Crotone, in servizio nei distaccamenti di Cirò Marina e Roccabernarda. Sono stati anche denunciati 14 allevatori di bestiame, nei cui allevamenti i Carabinieri stanno oggi eseguendo una serie di perquisizioni, anche attraverso l’uso di droni.

È stato eseguito anche il sequestro dello stabilimento di macellazione e dei quattro allevamenti collegati, per un valore complessivo di oltre 1.000.000 di euro.

Le indagini sono partite nel 2019 dopo una segnalazione interna al Servizio Veterinario. Gli accertamenti dei Nas hanno riguardato l’intera filiera delle carni (bovine, suine ed ovi-caprine). Dalle indagini è emerso che i veterinari indagati, per avvantaggiare gli allevatori che erano contigui, falsificavano i documenti degli animali, le vaccinazioni, i prelievi, persino l’identità: infatti, i documenti o le marche auricolari degli animali morti, o scomparsi, venivano dati ad altri animali, magari non proprio in salute e di provenienza incerta, per “sanare” le loro condizioni e posizioni, e renderle così pronte per la macellazione e per l’esportazione e vendita delle loro carni.

All’Anagrafe Zootecnica informatizzata, venivano registrati dati completamente diversi dalla realtà per regolarizzare i traffici commessi dagli allevatori indagati. Queste pratiche venivano “fatte notare” al telefono dai veterinari coinvolti agli allevatori.

La base era lo stabilimento sequestrato di Strongoli, dove sono stati arrestati il gestore e un’impiegata che di fatto sovrintendeva a tutte le attività criminose. Nel macello, durante le indagini, sono stati sezionati centinaia di capi tra bovini, suini ed ovi-caprini privi di qualsivoglia profilassi o certificazione sanitaria, le cui carni sono state in seguito vendute e sono finite sulle tavole di ignari consumatori.

Articoli correlati