Lupi e cinghiali, sono il problema pugliese?

La Puglia ha riscoperto gli animali selvatici, ma non è in grado di gestirli. Possono essere una risorsa, ma anche un problema

 

È da un po’ di tempo che non si sentivamo attacchi di animali selvatici dalle nostre parti. Tanti avvistamenti di lupi e cinghiali, ma nulla di più. Se per quanto riguarda il lupo, la paura atavica fa prendere decisioni non del tutto lucide e molto contingenti, per quanto riguarda i cinghiali le soluzioni più plausibili non accontentano tutti ma soprattutto non servono a nessuno.

Il paradosso del lupo

La reintroduzione del lupo, animale selvatico per eccellenza, simbolo di forza e potere, libertà e coraggio, ma anche personificazione delle nostre paure più ataviche, è stata tanto promossa e voluta da diventare una missione necessaria, da portare a termine prima possibile, per il bene del territorio. I primi avvistamenti, qualche incontro fortuito, di breve durata molto intenso. Poi qualche lupo ha “sconfinato”, entrando in contatto con l’urbanizzazione e con le dinamiche umane. In più qualche sospetta scorribanda negli allevamenti più periferici. Così è tornata la fobia del lupo e la necessità di cacciarlo lontano dalle nostre terre.

La paura del cinghiale

Foto di Michal Ren?o da Pixabay

Il cinghiale ha avuto le stesse dinamiche del lupo. Reintrodotto in natura dall’uomo, più per “svago” o “incidente” che per necessità, non avendo nel territorio un predatore naturale che lo cacci, come il lupo, ed essendoci risorse abbondanti, in quanto mangia di tutto anche i rifiuti urbani, la popolazione del cinghiale è cresciuta a dismisura, diventando un pericolo per i cittadini: infatti, questo animale selvatico è cresciuto in dimensioni ed è molto prolifico. Da tempo si avventura nelle periferie cittadine per rovistare tra i rifiuti urbani qualcosa da mangiare. Inoltre, non teme l’uomo. Essendo massiccio costituzionalmente, carica chiunque possa ritenere un pericolo per sé e per i propri piccoli. Molti degli attacchi all’uomo sono stati proprio scatenati dalla presenza dei cuccioli. La loro presenza è stata registrata praticamente in tutte le città pugliesi. Piccoli branchi composti da mamme e figli, si sono visti spesso nella periferia di Bari, spaventando non poco i residenti. Nei giorni scorsi un attacco, con le stesse modalità, è accaduto in una contrada densamente abitata di Monopoli. Una famigliola ha aggredito un cane e il suo padrone durante una passeggiata. Il cane ha avuto la peggio. Ha riportato ferite importanti ma fortunatamente è vivo.

Lupo e cinghiale “politicamente corretti”

Se la questione lupo è stata messa nuovamente da parte, perché non sono balzati al momento alla cronaca ne avvistamenti e ne scorribande negli allevamenti, ne tantomeno aggressioni vista la sua natura schiva, la questione cinghiale tiene ancora banco, anche perché sono molti di più.

In Regione Puglia qualche settimana fa hanno nuovamente sollevato il problema in commissione II e IV, anche per l’aumento di peste suina. È previsto il depopolamento che riguarda la soppressione di 4 mila unità. Cifra irrisoria se si pensa che in Basilicata si parla di 28 mila. Ad oggi l’attività venatoria ne ha uccisi circa 500 unità. C’è l’interesse di formare un gruppo di cacciatori specializzati per controllare numericamente la fauna selvatica. Nei parchi, però, vige il divieto di caccia, così come nei siti Rete Natura 2000; per poter intervenire serve in questi casi l’intervento del Governo e dell’Unione Europea.

Secondo Coldiretti, in Puglia si stima che ci siano circa 250 mila cinghiali. Sono un pericolo per la viabilità stradale, per le colture e per i cittadini. Anche l’Autorità per la Sicurezza Alimentare Europea sta chiedendo agli Stati membri misure straordinarie per controllare questa situazione che è diventata una emergenza.

C’è uno scaricabarile tra amministrazioni, enti locali, istituzioni, associazioni ambientaliste e governo. Nessuno sa come risolvere questa emergenza.

La risoluzione che piace e non piace

Probabilmente, come in tutte le cose, però, serve buonsenso. Questi animali sono stati reintrodotti da noi in un ambiente che non era pronto ad ospitarli. Adesso spetta sempre a noi risistemare l’equilibrio ambientale, reintroducendo i predatori naturali, riducendo la popolazione degli ungulati e imparare a gestire meglio la biodiversità. Che è una risorsa economica molto importante, anche per la Puglia. La natura è in grado di autoregolarsi, ma con i nostri interventi “poco oculati” creiamo continui squilibri difficili da risolvere. Dobbiamo ora solo aiutare la natura a ritrovare l’equilibrio, con soluzioni condivise, immediate e soprattutto ben ponderate, guardando in prospettiva del futuro.

Ne va della nostra sicurezza. E della nostra economia.

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