Lucania fuori strada, e il trekking si fa libro

Con Lucania fuori strada si scopre una regione inedita, da apprezzare non solo per le bellezze naturalistiche ma anche per le tradizioni e il cibo

Una terra sconosciuta ai più, ricca di selve, monti, mari, boschi, sapori, colori e profumi: è la Basilicata, pardon la Lucania. Ed è questa terra la protagonista di Lucania fuori strada (Progedit), il bel volume a firma di Vittorio Stagnani e Corrado Palumbo, da sfogliare ma anche da “assaporare” e “gustare”.

lucania_fuori_strada_copertinaIl libro è il risultato di 5 anni di escursioni tra paesaggi “fuori strada”, non percorsi dall’uomo, («al massimo  – dice sornione il giornalista-scrittore-globetrotter Stagnani – dai cinghiali»)  e di oltre 15mila scatti (anch’essi “fuori strada”, esenti, cioè, dalla ricerca dell’effetto-cartolina) da cui sono state estratte circa 200 foto, quasi tutte opera di Palumbo (che di professione fa l’assicuratore ma che nel cuore e nei piedi è un vero esperto di trekking).

 Dopo il successo di Puglia fuori strada, con cui Stagnani ha viaggiato a piedi da solo o col Club Amici del trekking dallo sperone al tacco di Puglia, è stato normale raccogliere  le stesse esperienze fatte, sempre insieme al Club Amici del trekking, nella terra dei basilischi. Quello che colpisce in questo libro è lo stupore che accompagna la scoperta di questi luoghi, percorsi talvolta non senza difficoltà; l’inerpicarsi tra i calanchi di Aliano, «colline di argilla che sembrano graffiate dalle unghie di un dinosauro», dicono gli autori.

Stagnani e Palumbo, pionieri del trekking, non vanno alla ricerca del già noto, ma di quello che al già noto fa da contorno, spesso poco apprezzato, come la gravina di Matera che costeggia la città dei sassi; colgono la potenza dei posti, come il Pollino le cui cime si ergono severe e maestose, malgrado la loro relativa altezza, e da cui è possibile ammirare un paesaggio di boschi e faggete di rara bellezza. E di fronte alla bellezza incontaminata di un bosco è anche possibile, come è capitato a Stagnani, trovarsi quasi senza accorgesene, inginocchiato, certo per lodare la bellezza della natura ma anche, aggiunge l’autore per stemperare l’emozione del racconto, perchè ai suoi piedi occhieggiava un bel porcino.

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Un esemplare di Pino loricato nella foto di Corrado Palumbo, autore anche della foto di apertura

E l’accenno ai porcini permette di apprezzare un’altra caratteristica di Lucania fuori strada, che è l’aspetto gastronomico di questa regione, abbinato spesso alle feste e alle tradizioni locali. La sagra della polenta a Nevoli (ma la polenta non è un piatto del nord?) che diventa occasione di festa  tradizionale come la processione della Madonna del Pollino; il carnevale di Tricarico; i suggestivi riti arborei delle comunità arbesh (albanese) come il “matrimonio”  tra un tronco alto 40 metri trasportato da buoi e la cima di un agrifoglio ad Accettura, a sancire la fertilità della terra; il cucivocca, truce personaggio mezzo brigante che si aggira per le stradine di Montescaglioso la notte dell’epifania armato di spago e ago per cucire la bocca alle malelingue.

Abbiamo chiesto agli autori di scegliere della Lucania il loro “luogo del cuore”: senza esitazioni la risposta di Stagnani: «il Pollino», con  la severità delle sue cime addolcita paradossalmente dalle fitte foreste (il nome stesso “Lucania” lo evoca dal momento che deriva dal latino Lucus, che significa, appunto, selva inestricabile). Difficile invece per Corrado Palumbo individuare il suo “luogo del cuore”, perche «tutta la Lucania – spiega – è bella: il mare, i boschi, le montagne, gli eventi, i cibi, tutto merita di essere ricordato». C’è però una parola può rendere lo spirito della Lucania e dei lucani, ed è, secondo Palumbo, “semplicità”: quella stessa semplicità che ti spinge a inerpicarsi per sentieri scoscesi e trovare alla fine, come se fosse la cosa più semplice del mondo, un ruscello e, tra l’erba, un bel porcino.

Vittorio Stagnani, Corrado Palumbo, Lucania fuori strada, Progedit, 2016, pp.216, € 20,00

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