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Lotta contro l’ambiente: quando e come la criminalità mira e colpisce

«Non fa discriminazione tra un affare e l’altro: dove c’è la possibilità di guadagnare, di investire soldi “da ripulire”, dove c’è la possibilità di far valere le risorse illecite, la mafia non si tira indietro».

Il procuratore capo di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone

Questa la lucida analisi di chi con la mafia ci vive: Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, intervenuto alla manifestazione Terra Futura di Firenze. Proprio da qui è partita la richiesta di fare di uno dei 75 beni sequestrati in Toscana la sede di una scuola d’alta formazione contro la mafia. Una risorsa, quella dei beni sottratti alla criminalità organizzata, ma ancora un problema se si pensa alla loro gestione. «La “cosa nostra” resta nostra oppure di nessuno» è l’imperativo mafioso che porta a depredare e distruggere patrimoni purchè questi non finiscano in mani diverse dalle loro. Una piaga che se un tempo sembrava essere riservata al profondo sud, tocca invece anche il nord Italia. «Il Centro-Nord è terra privilegiata degli investimenti dei clan, per tanti motivi: – spiega Pignatone – è un’area ricca, dove è più facile nascondersi, guadagnare e avviare attività imprenditoriali che non necessariamente sono illecite».

E tra i settori “puliti” in espansione oggetto di infiltrazioni mafiose rientrano le energie rinnovabili. Sono infatti in costante aumento i prodotti e gli strumenti di investimento nel settore: i cosidetti green fund (fondi verdi), tra gli investimenti socialmente responsabili (Sri), nella sola Europa ammontano a circa 35 miliardi di euro. Una fetta di torta che fa gola alle organizzazioni criminali e che rendono, di contro, necessarie azioni governative a difesa della legalità.

Logo del progetto "Score"

Nasce per questo il progetto “Score” (Stop crimes on renewables and environment, “Fermare la criminalità organizzata nel settore ambientale e in quello delle energie rinnovabili”), avviato dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Gruppo Banca Popolare Etica) e finanziato dall’Unione Europea. Conclusa la prima fase del progetto, con la ricognizione e l’analisi dei casi noti di infiltrazione, un team di esperti sarà al lavoro dalla prossima estate alla ricerca delle soluzioni concrete per fornire alle aziende misure di tutela dai traffici criminali. «L’iniziativa – spiega Mauro Meggiolaro, responsabile del progetto – nasce per prevenire la diffusione della corruzione nel settore delle energie rinnovabili, ma anche dell’approvvigionamento di legname e pellet, di legno per l’edilizia e per gli arredamenti».

Ma la presenza mafiosa nel settore ambientale non si ferma al riciclaggio di denaro in ambito energetico. A colpire più duramente l’ambiente sono, infatti, le cosidette Ecomafie, che si sporcano le mani tra rifiuti e abusivismo edilizio, per toccare i beni artistico-archeologici e finire nella filiera agroalimentare.

Secondo il rapporto ‘Ecomafia 2011’ di Legambiente (per saperne di più leggi l’articolo di Ambiente&Ambienti Bari in zona Champion ma nella classifica dell’Ecomafia) questo tipo di reati è in crescita, con 30.824 accertati fino al 2010 e un incremento del 7,8% rispetto al 2009. «Il business dell’ecomafia, con la sua capacità pervasiva e la possibilità di occupare stabilmente posti chiave dell’economia, si propaga e si rafforza anche grazie al coinvolgimento dei cosiddetti colletti bianchi», denuncia il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. Un intervento a cui fa eco la voce di interlocutore autorevole: il presidente Giorgio Napolitano, che scrive a Legambiente ed esorta alla vigilanza istituzionale. «L’attribuzione di nuovi poteri d’impulso e coordinamento alle Procure distrettuali e alla Procura Nazionale Antimafia e l’impegno sempre più intenso delle forze dell’ordine – dichiara – costituiscono indice significativo dell’accresciuta sensibilità nel contrasto delle emergenze ambientali e un importante passo verso la elaborazione di un quadro normativo adeguato, che consenta anche una più efficace collaborazione tra Stati». Una consapevolezza che deve essere costante e diffusa con «iniziative che, specie tra i giovani, sviluppino la cultura del rispetto e della tutela dell’ambiente».

Manifestazione contro le mafie promossa dall'associazione Libera (Potenza, marzo 2011)

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