Lotta alla xylella con i pesticidi, dietrofront della regione

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Maraschio: “Abbiamo contemperato l’esigenza degli agricoltori con la tutela della salute. Nel piano di contrasto alla xylella sarà possibile utilizzare anche i biopesticidi autorizzati”

Prima vittoria delle associazioni ambientaliste nel braccio di ferro che aveva opposto giorni fa la regione Puglia, che proponeva l’uso di pesticidi chimici anche nelle aree protette per contrastare il dilagare della Xylella, e le associazioni ambientaliste che invece proponevano una diversa gestione dei territori e delle aziende a vocazione biologica. La regione ha infatti autorizzato l’utilizzo anche di biopesticidi autorizzati e di prodotti naturali, che hanno dimostrato efficacia nelle sperimentazioni.

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L’assessore regionale all’Ambiente della regione Puglia Anna Grazia Maraschio (foto Regione Puglia)

L’annuncio viene dall’assessore all’Ambiente Anna Grazia Maraschio che, dopo la diffusione di un documento del WWF Puglia dove si contestava la scelta, aveva organizzato lo scorso 25 marzo un tavolo di concertazione con rappresentanti del mondo accademico, delle associazioni agricole e ambientaliste e delle aree protette situate nella zona interessata dalla Xylella. «Abbiamo così contemperato l’esigenza degli agricoltori e, in particolare – ha detto –  del settore dell’agricoltura biologica con la tutela della salute. Quest’importante risultato può diventare modello virtuoso per le altre Regioni Italiane interessate dal fenomeno Xylella».

Il nuovo piano di contrasto alla Xylella

Il piano di contrasto alla Xylella non obbligherà ad utilizzare pesticidi che rischiano di danneggiare interi ecosistemi, specie ed habitat bio autorizzate, bensì prevederà anche la possibilità di utilizzare biopesticidi. La decisione è stata presa dopo le note tecniche che le associazioni agricole e ambientaliste hanno inviato agli assessori all’ambiente e all’agricoltura Maraschio e Pentassuglia (che ha svolto una significativa opera di mediazione) proprio dopo il tavolo tecnico di giovedì. Le associazioni, tra le varie cose, avevano evidenziato il danno proveniente dai fitofarmaci e la validità di trattamenti fatti con sostanze naturali come il caolino, trattamenti sperimentati con successo anche da ricerche scientifiche e validate dalla stessa Regione. Il WWF aveva anche richiamato   il Considerato n.10 del  recente Regolamento di Esecuzione (Ue) 2020/1201 della Commissione relativo alle misure per prevenire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa, dove è indicato chiaramente che si devono privilegiare le soluzioni non chimiche, e, quindi, quelle biologiche e meccaniche.

Sempre il WWF Puglia aveva evidenziato il contrasto tra quanto proposto nella bozza di piano stralcio di attività anti-Xylella con l’obbligo di due trattamenti chimici e le norme che regolano l’uso sostenibile dei pesticidi  definite in Italia dal Piano di Azione Nazionale, dove tra l’altro si fa specifico riferimento alle aree protette, prevedendo per tali aree, tra l’altro, la possibilità di “limitazioni o divieti di impiego dei prodotti fitosanitari” (art. 15). Quindi la richiesta più impegnativa: esonerare le aziende biologiche dall’obbligo di effettuare i trattamenti fitosanitari.

Una Regione ragionevole

Dunque, poche ma essenziali le richieste alla Regione: impiego di prodotti non chimici, non obbligatorietà dei trattamenti se non dopo monitoraggio dell’ARIF, a maggior ragione non obbligatorietà per le aziende biologiche, esclusione delle aree protette dai trattamenti, limitazione dell’obbligo di trattamento ad una fascia non superiore a 20 km. dalla zona di contenimento. Richieste cui gli assessorati all’ambiente e all’agricoltura non si sono opposti.

Sembra così scongiurato l’uso dei fitofarmaci “a calendario” in un’area-cuscinetto di 6mila mq, al cui interno si trovano le oasi WWF delle Cesine e di Torre Guaceto e una rete di aziende agricole biologiche che traggono il loro sostentamento proprio dalla peculiarità delle loro produzioni. Ora la speranza è che si prosegua con il confronto per conciliare attività agricole, tutela della natura e della salute dei cittadini. Una cosa comunque è certa: la ragionevolezza della Regione ha evitato uno scontro dal quale tutti sarebbero usciti sconfitti.

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