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Lo Zambia rischia di diventare un deserto

Il fenomeno della deforestazione colpisce il grande e povero Stato dello Zambia

La deforestazione è una questione ambientale che – malgrado tutti i tentativi di limitarne l’incedere – sta continuando il suo lento ed inesorabile processo sparso per tutto il globo, dalle Americhe all’Asia, all’Africa e anche l’Europa non è esente da questa situazione. Negli ultimi tempi i riflettori sono maggiormente puntati sullo Stato africano dello Zambia.

Crisi Zambia ed effetti collaterali – Già nel 2008 l’agenzia Misna ha suonato un campanello d’allarme per il povero Paese dell’Africa nera, affermando che «sono più di 850.000 gli ettari di foreste disboscati ogni anno in Zambia» e che – cosa più grave – «c’è il rischio della perdita completa della biodiversità conservata nelle foreste zambiane». Sebbene la popolazione sia in gran parte costituita da agricoltori e allevatori che necessitano di tanta legna, specie per riscaldare le abitazioni e cucinare, ciò non giustifica un abbattimento cospicuo di così tanti ettari di vegetazione; va tenuto presente però che il tasso di distruzione degli alberi è calato negli ultimi anni, se è vero – fonte Daily Nation – che ora si parla di una media di 300.000 ettari l’anno.

H.E. Wylbur Simuusa

Come se già questi dati non fossero di per sé preoccupanti, va aggiunto anche che il governo ha revocato il divieto – istituito lo scorso novembre – di abbattere gli alberi per recuperarne il legname, salvo poi aggiungere, citando il ministro dell’Ambiente e delle Risorse Naturali, H.E. Wylbur Simuusa, «il prelievo illegale, il taglio oltre le misure consentite e le altre violazioni saranno trattate con severità». Questa situazione sta generando prospettive per niente rosee: se il tasso di deforestazione non diminuisse nel prossimo futuro, c’è il rischio concreto che lo Zambia possa diventare – in una quindicina d’anni – un vero e proprio deserto; e al tempo stesso, riproponendo l’autorevole fonte del Daily Nation, lo Zambia è anche uno dei 9 – 10 Paesi che maggiormente contribuisce al global warming, e quindi alle emissioni di gas serra.

Mamma giraffa sorveglia il cucciolo durante il pasto, nel South Luangwa National Park

Il “colpevole” è anche in casa nostra – Non c’è da pensare, tuttavia, che il problema sia tanto lontano dalla nostra realtà quanto lo sia lo Zambia dall’Italia: oltre alle (solite) multinazionali, l’Europa è la prima responsabile degli eventi di disboscamento sparsi nel mondo – più della Cina, del Giappone e del Nord America – e negli ultimi 20 – 25 anni ha contribuito a radere al suolo un’area grande almeno quanto la superficie isolare dell’Irlanda (70.189 chilometri quadrati); l’inversione di rotta è inevitabile e la stessa Unione Europea sta portando avanti una serie di provvedimenti a “deforestazione zero” contro lo sterminio incondizionato e la forte pressione che si sta mettendo sugli ecosistemi. Specie nei Paesi in via di sviluppo e in quelli poveri, a partire dallo Zambia.

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