L’Italia una culla sempre più grande di Caretta Caretta

Una tartaruga nell acque di Brindisi, durante la "danza" del corteggiamento

Iniziato in primavera il periodo di deposizione. Record di nidi in Sicilia con le prime schiuse. Ma anche sull’Isola d’Elba e Puglia. Un manuale per preservare i piccoli

 

Dall’Isola d’Elba alla Sicilia, passando per la Puglia, l’Italia si conferma culla ideale per le tartarughe Caretta Caretta. Già da primavera è iniziato il periodo dell’accoppiamento e della nidificazione degli esemplari protetti, molto diffusi nel Mediterraneo. In diverse località è stato possibile ammirare lo spettacolo naturale della deposizione delle uova. Ma cosa fare se si è in presenza di una tartaruga in fase di nidificazione? E come agire per preservare i piccoli?
Per una prassi corretta e rispettosa delle tartarughe marine, il WWF Young ha predisposto un manuale di buone pratiche.

Le uova deposte sulla spiaggia siciliana

Sicilia da record

I primi due nidi italiani di quest’anno sono stati deposti a maggio scorso in Sicilia, che segna un nuovo record: 114 nidificazioni, comprese le isole minori. Di questi, 102 sono quelli monitorati dal network dei volontari WWF, coordinati dalla biologa Oleana Prato.
Anche le prime due schiuse sono arrivate in anticipo rispetto alle altre regioni italiane; a fine luglio, infatti, ne è stata monitorata una dal primo nido censito quest’anno nel lido Morghella a Pachino, nel Siracusano. Mentre l’altra emersione è arrivata da un nido non segnalato. In totale, sono state 136 le tartarughine che hanno raggiunto il mare.
Con oltre 47 nidi censiti, Siracusa si conferma la provincia in cui si è registrato il più alto numero di nidificazioni.
In Sicilia è possibile segnalare la presenza di tracce sulla spiaggia, tartarughe o schiuse da nidi non segnalati alle varie delegazioni delle Capitanerie di Porto o al numero 3249210217. Si può inoltre partecipare alle attività WWF a difesa dei nidi e per il recupero delle tartarughe in difficoltà direttamente sul campo o sostenendo la Campagna Generazione Mare.

A Brindisi la “danza” dell’amore

Una sorta di danza dell’amore al largo del porticciolo di Brindisi tra due esemplari di Caretta Caretta. È la scena a cui hanno assistito i sub Monia Mondatore e Andreas Paoli, immortalando quei momenti con video e foto. Nelle immagini si notano le grandi tartarughe che si inseguono, vorticando in acqua.  Una volta avvenuto l’accoppiamento, nell’ambito del quale il maschio si aggrappa al carapace della femmina grazie a due grosse unghie che ha sulle pinne anteriori, la femmina raggiunge la sabbia deporre due o tre volte in altrettanti nidi, a distanza di una settimana una dall’altra.  Ogni nido generalmente conta dalle 50 alle 120 uova, ma il successo della riproduzione non è assicurato. Ciò che mette più in pericolo la nascita dei piccoli è la gestione delle spiagge, ossia la pulizia meccanica dell’arenile e lo spostamento degli ombrelloni.

La “danza” in scena nelle acque di Brindisi

«Un evento straordinario»

Il rituale dell’accoppiamento testimoniato dai due sub lascia pensare che, a breve, sarà trovato un nuovo nido. Lo ha confermato il dott. Giacomo Marzano, biologo faunista del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto. «È un evento straordinario – ha spiega Marzano – che afferma la presenza di nidificazioni nel Brindisino. Negli anni passati abbiamo trovato impronte sull’arenile della riserva e uova distrutte da una mareggiata a nord di Brindisi». Adesso è fondamentale intercettare i nidi per proteggerli e fare in modo che i piccoli possano nascere in sicurezza.
«Noi del Consorzio di Gestione di Torre Guaceto siamo gli unici nella provincia di Brindisi, e uno dei due centri pugliesi, autorizzati dal Ministero in deroga alla regolamentazione Cites ad intervenire su questa specie protetta – ha aggiunto Marzano – Mettiamo in sicurezza nidi in tutta la regione e facciamo in modo che i piccoli riescano a nascere, raggiunto il mare, poi la sopravvivenza non è assicurata, il numero degli esemplari che riesce a crescere è estremamente ridotto, da qui la necessità di proteggere con tutte le nostre forze ogni nido».
Da qui, l’invito a segnalare eventuali nidi di tartaruga al numero 3355230215.

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Deposizioni anche nel Barese e sulla fascia ionica

Una Caretta Caretta venuta dal mare per deporre su una spiaggia del Capitolo a Monopoli, nel Barese. In tarda serata è stata avvistata da un ragazzo, che ha chiamato la Capitaneria di Porto locale, messasi in contatto con il Dott. Pasquale Salvemini, responsabile del Centro recupero tartarughe marine del WWF di Molfetta. La tartaruga, arrivata a riva, si è portata dal bagnasciuga sulla sabbia, trovando riparo sotto un lettino. Ha iniziato a scavare una buca per mettere al sicuro le sue uova. Una volta deposte, dopo circa tre quarti d’ora, è tornata in mare.
Adesso l’area è stata recintata e i piccoli dovrebbero nascere nei primi giorni di settembre, quando, pian piano, si dirigeranno in mare per “salpare” alla volta della vita.

Le immagini del video mostrano il ritorno in acqua di una Caretta Caretta, dopo aver deposto le uova su una spiaggia di Maruggio, in provincia di Taranto. Un momento suggestivo, immortalato dagli smartphone dei turisti che, in quel momento, sono stati testimoni di un evento a dir poco emozionante.

Dalle tartarughe ad azioni più ampie

Un gruppo attivo che possa impegnarsi per tutelare il territorio, anche attraverso il dialogo con gli enti pubblici. È l’idea lanciata dal Dott. Pasquale Salvemini, responsabile del Centro recupero tartarughe marine di Molfetta. «Sono ormai diversi anni che grazie all’operatività del mi ritrovo ad organizzare diversi eventi nei comuni del nord barese e della BAT (Giovinazzo, Molfetta, Bisceglie, Trani e Barletta) – ha spiegato Salvemini – Inutile aggiungere che le manifestazioni di liberazione tartarughe organizzate con le scuole ed con molti altri simpatizzanti, mi hanno spinto all’idea della creazione di un gruppo attivo». Al momento, il gruppo conta 35 iscritti. Ma l’obiettivo è quello di incrementare le adesioni per espandere il raggio d’azione.

Foto repertorio di Cosmomedia

Nido sull’Isola d’Elba

Un nido di tartaruga trovato anche sull’Isola d’Elba, precisamente sulla spiaggia di Galenzana. La scoperta è stata fatta da una turista lombarda, che ha informato la Capitaneria di Porto. L’area interessata è stata messa in sicurezza per proteggere le uova. Sono state poi installate alcune telecamere di sorveglianza. Sul posto sono intervenuti gli esperti di Arpat, la biologa del settore mare, Cecilia Mancusi, e i volontari di Legambiente, da sempre impegnati nel progetto “Tartalove”, che negli anni ha reso possibile la formazione del personale degli stabilimenti e dei turisti per il riconoscimento delle tracce delle tartarughe, così da preservarne i nidi.
«Per tutti noi è una notizia fantastica, un risultato importante frutto delle diverse iniziative che l’Isola d’Elba ha attivato a favore della tutela del territorio e della sua biodiversità, una risorsa preziosa che rende quest’Isola il luogo ideale per una vivace e originale varietà di fauna selvatica – ha commentato Niccolò Censi, coordinatore della Gestione Associata del Turismo (GAT) e del marchio Visit Elba – Ancora una volta la natura ci ha sorpreso e ricompensato con le sue meraviglie per il lavoro e l’impegno condiviso che tutti noi, insieme con i rappresentati del Parco Naturale dell’Arcipelago Toscano, ci impegniamo a mantenere in difesa e sostegno del nostro straordinario territorio».

Ecco le “buone pratiche”

Dato l’aumento dei fenomeni legati alla nidificazione delle tartarughe, la rete WWF Young ha elaborato lo schema sottostante per far sì che, chiunque, esperti del settore e non, in presenza di uova di tartaruga possa adottare il giusto modus operandi per preservare i piccoli.

Le buone pratiche dettate dal WWF Young

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