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L’Italia im/mobile

Ci siamo interessati le scorse settimane degli spunti che il 45mo Rapporto Censis 2011 sulla situazione sociale italiana  offre a proposito di crisi dell’edilizia) e di spazi di socializzazione.

Non solo le grandi città italiane, ma anche quelle medie, sono "malate di traffico" (nella foto, una via di Bari intasata)

L’ultimo elemento di riflessione che rileva il capitolo conclusivo del rapporto Censis  riguarda la mobilità (e immobilità) urbana.

Le automobili sono – e difficilmente poteva essere diversamente dopo il boom economico degli anni Sessanta – il mezzo di locomozione privilegiato degli italiani, frutto di scelte politico-economiche in fase di sviluppo che hanno guardato più ad esigenze a breve termine e hanno rinunciato a immaginare e ipotizzare gli scenari futuri.

Forte è l'impulso dato negli ultimi tempi ai mezzi di trasporto collettivi

Città trafficate, perché? –

Ecco che, citando lo stesso rapporto, si può affermare senza troppi giri di parole che «le città italiane, quelle grandi ma in parte anche quelle medie, sono gravemente malate di traffico». Sarebbe al tempo stesso riduttivo, però, puntare il dito unicamente verso l’utilizzo dell’auto privata e accusarla di essere il “male sociale” nel settore dei trasporti; la scelta di far ricorso in maniera preponderante al proprio mezzo è anche il sintomo di una mancanza di reali e concrete alternative. Eppure ce ne sono eccome; però nell’idea di investimento e potenziamento delle infrastrutture bisogna anche riconoscere la «scarsità di risorse pubbliche – scrive il rapporto –  farraginosità dei processi decisionali, tempi lunghi di realizzazione e, non ultimo, la conflittualità che le decisioni sul sistema di trasporto riescono a generare».

 

Più spazio ai trasporti collettivi – È per questo che, sempre nel rapporto, si cerca di dare nuove direttive, a più ampio raggio, che diano un nuovo impulso ai trasporti collettivi: autobus, tram, treni. In passato questi non sono stati visti come l’asse centrale su cui impostare il sistema della mobilità; ora si cerca di “recuperare il tempo perduto”: «manca un orientamento forte delle politiche a livello nazionale e il coraggio di scelte coraggiose a livello locale», sebbene si cerchi – in modo più o meno coerente – di incentivare l’utilizzo dei trasporti pubblici agendo perlopiù sulla mentalità ormai radicata della società italiana.

Per incentivare l'uso della bicicletta il rapporto Censis suggerisce di incrementare le dorsali ciclabili e le ciclostazioni

Italiani in sella – Un ulteriore passo in avanti è inoltre rappresentato anche dal “ritorno” all’utilizzo della bicicletta le percentuali sostengono la crescita, negli ultimi anni, di persone che ne fanno uso anche solo occasionalmente (dal 16,9 al 23,5 % negli ultimi 5 anni, pari a circa 10 milioni e mezzo di italiani); le istituzioni stanno sempre più supportando questa scelta e i suggerimenti arrivano direttamente anche nel rapporto Censis: «operazioni come la ridestinazione di parti della viabilità oggi dedicate esclusivamente al traffico motorizzato, la realizzazione di “dorsali ciclabili” di attraversamento delle città raggiungibili facilmente attraverso percorsi di adduzione dai quartieri, la realizzazione di ciclostazioniin prossimità delle aree ferroviarie centrali finalizzate a promuovere una intermodalità che non necessita del trasporto di biciclette a bordo dei mezzi pubblici».

Tra le difficoltà di una società per certi versi ingessata nelle sue abitudini e i tentativi di avere uno sguardo che sia più lungimirante del benessere individuale, la cooperazione e lo sforzo sinergico di tutti in ottica “sostenibile” è la vera strada da percorrere, anche se la strada è in salita e la pedalata si fa pesante.

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