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L’Italia e le scorie tossiche nucleari

Ho conosciuto la signora D’Orsogna in occasione delle prime proteste contro le perforazioni petrolifere in Adriatico (clicca qui per leggere l’intervista). La signora Maria Rita,  esperta di sostenibilità ambientale, vive e lavora dall’altra parte del mondo, dove insegna matematica all’Università della California ma non dimentica il suo Paese d’origine, l’Italia e ci torna appena può, anche per manifestare contro gli scempi che certi Governi sono disposti ad accettare per favorire interessi di privati. Questa volta la signora D’Orsogna ci ha voluto parlare «di una storia di qualche anno fa che non è mai comparsa sulla stampa italiana – o almeno di cui io non ho mai letto – e in cui mi sono imbattuta per caso sulla stampa americana. Siamo tutti preoccupati di Fukushima, di Chernobyl e di Three Mile Island e degli scoppi ma un altro risvolto del tema nucleare sono le scorie, che nessuno sa dove mettere e che nessuno vuole».

Maria Rita D'Orsogna

L’Italia non sa ancora che farsene di quelle vecchie – di quelle di prima del 1987 – quando il nucleare venne fermato dai referendum, quelli stessi che non capisco perché non siano più validi. È un problema che non abbiamo mai risolto e così cerchiamo di mandare le scorie tossiche un po’ di qua e di là in giro per il mondo nella speranza che se le pigli qualcuno.

Nel 2008 il nostro Governo  pensò bene di mollare un po’ di scorie tossiche italiane allo stato dello Utah. Negli USA tutti i centri di stoccaggio di materiale radioattivo sono temporanei e tutti governativi, a eccezione di quello della ditta EnergySolutions che ha varie sedi negli States per l’incenerimento e per lo stoccaggio di materiale radioattivo; un’azienda “for profit”, privata. Ogni tanto qualcuno parla di seppellire scorie tossiche nucleari sotto la Yucca Mountain del Nevada, ma la proposta non e’ stata mai attuata per le proteste dei cittadini e Obama l’ha definitivamente bocciata.

L’Italia, allora, voleva mollare a questa EnergySolutions 20mila tonnellate di scorie nucleari a “bassa radioattività”. Queste sarebbero state prima incendiate nel Tennessee e poi 1.600 tonnellate di cenere radioattiva sarebbero state depositate nello Utah, uno Stato grande, poco densamente abitato e desertico. Sarebbe stato il più grande quantitativo di monnezza nucleare mai importata negli USA. Ovviamente, a parte quelli della ditta speculatrice EnergySolutions, nessuno nello Utah si sognava di volere scorie nucleari di altri. Ci sono state proteste e preoccupazioni, con la gente e anche i politici che si chiedevano: mica lo Utah può diventare la pattumiera nucleare del mondo? Se accettiamo scorie tossiche dall’Italia, poi arriveranno altri Paesi e altri rifiuti tossici? Soprattutto dove mettiamo quelle nostre? La ditta proponente diceva che nello Utah hanno spazio per i prossimi 20 anni, anche accettando le scorie italiane e che, il carico dall’Italia, avrebbe rappresentato solo l’1% della loro immondizia nucleare annuale. Hanno anche detto che se il primo carico andava in porto, potevano arrivare dall’Italia altri carichi nucleari di gran lunga più tossici di quelli iniziali e aumentare il loro business.
La storia è durata un paio di anni e finalmente nel 2010 il governo dello Utah gli ha detto di no. Storia chiusa dunque, ma che suscita varie domande.

Un treno di scorie nucleari fotografato con apparecchi a raggi infrarossi

Perché la EnergySolutions voleva prendersi i rifiuti nucleari italiani?
Intanto dicevano che per disporre delle scorie italiane il loro business sarebbe stato di 3miliardi di dollari per dieci anni.
Due miliardi di euro per scorie radioattive pre 1987, presumo pagati dal contribuente italiano.
Soprattutto – e qui sta il bello – la EnergySolutions ammetteva candidamente che era tutta una strategia per il lungo termine.

Il loro ragionamento era il seguente: Se noi nello Utah ci prendiamo un po’ di monnezza tossica italiana “a bassa radioattività” allora possiamo sviluppare relazioni diplomatiche e commerciali con l’Italia, e far vedere agli Italiani che non è poi cosi male avere scorie radioattive in casa. Magari possiamo poi aprire altri centri di stoccaggio di scorie radioattive in… Italia! (clicca qui per leggere “Il treno dell’inferno”)

Cioè per loro era una mossa strategica. Io ne prendo un po’ di scorie italiane e uso questo gesto per venire a costruire depositi di scorie nucleari in Italia.
Peccato che l’Italia è un Paese densamente abitato e non è proprio come il deserto dello Utah!
Qui in California di centrali ne abbiamo due, degli anni ’80. Altre 5 sono state chiuse definitivamente.
La costruzione di nuove centrali è vietata per legge proprio perché non si sanno dove smaltire le scorie tossiche.
E in Italia? Dove avremmo messo le scorie nucleari post 2011 se non sappiamo ancora dove mettere quelle pre 1987?

 

Maria Rita D’Orsogna

CSUN Math Department

Los Angeles – California

 

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