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L’Italia della Green Economy, quella che è capace di rialzarsi

La copertina

La fotografia dell’Italia più verde. Una panoramica sulle best practices dell’ingegno nostrano presente nelle tre edizioni del Premio Sviluppo Sostenibile, voluto da Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e Ecomondo-Rimini Fiera. É uno spaccato che va oltre la mera segnalazione pubblicitaria quello offerto dall’autrice de L’Italia della Green Economy, Silvia Zamboni: ci sono i “nomi e cognomi” delle aziende più green sul mercato ma sul piatto si trovano anche idee, spunti, riflessioni. Il fil rouge è presentare una Penisola attenta all’ambiente ma anche capace di dare concretezza a questo interesse, in grado di tradurre l’idea in lavoro, l’iniziativa virtuosa in moneta.

Con la stessa finalità è nato anche il Premio-vetrina di questa eccellenza: valorizzare le iniziative amiche dell’ambiente e le tecnologie più innovative nei settori dell’energia (fonti rinnovabili ed efficienza energetica), gestione dei rifiuti (trattamento, riciclo e recupero di materia ed energia), servizi e prodotti innovativi. Una realtà che l’autrice, in qualità di membro della giuria per tutte e tre le edizioni, conosce bene. Le aziende vi concorrono sulla base di autocandidature e per ogni edizione, in ciascun settore, vi è l’assegnazione di Primo Premio e nove segnalazioni.

Il mosaico così composto si presenta assai variegato e parte da novità ‘tecniche’ a prodotti d’uso comune. Si trovano nuovi prodotti per un’eco-edilizia: vernici atossiche, malte con ingredienti naturali, pitture e materiali ceramici in grado di decomporre gli inquinanti nell’aria fino ad arrivare al cappotto termo-acustico riflettente realizzato con materiale da riciclo. Non mancano le aziende impegnate nell’isolamento termico degli edifici, nel teleriscaldamento, nelle fonti rinnovabili. In quest’ultimo comparto, ad esempio, l’autrice cita alcune imprese al lavoro per realizzare strutture a basso impatto sul paesaggio, come le super sensibili miniturbine eoliche. E ancora: impianti solari termodinamici a sali fusi che, assicurano i produttori, sono privi di sostanze tossiche; i pannelli fotovoltaici in silicio 100% Made in Italy che hanno conquistato gli americani; biomasse per produrre biocarburanti di seconda generazione e sistemi per ricavare energia elettrica e termica dagli scarti agricoli di lavorazione.

D’obbligo anche la rassegna delle soluzioni per ridurre la produzione di rifiuti. Ci sono  l’azienda che ha attuato un programma con dodici azioni ad hoc, il produttore di detergenti con imballaggi riutilizzabili fino ad arrivare all’impresa dei pannolini biodegradabili e compostabili per bambini. Un capitolo a parte meritano le imprese attive nel recupero e riciclo della plastica: c’è chi, ad esempio, dalle balle di bottiglie in Pet provenienti dalla raccolta differenziata ricava materiale isolante per l’edilizia o soluzioni inedite per l’arredamento. Si segnala poi la prima bioplastica, già presente sul mercato, compostabile e biodegradabile al 100%. Tanti i prodotti ‘curiosi’ ed ecompatibili: il chewing gum biologico che si decompone in poche settimane, il pallet che arreda in legno certificato, il compost di qualità prodotto dai rifiuti organici.

Fa ben sperare anche la creazione della piattaforma costituita da fabbriche in crisi riconvertite alla produzione di veicoli elettrici e le pubbliche amministrazioni – come la Asl di Rimini- che scelgono di adottare inediti programmi per la riduzione dei consumi energetici, affiancati da appositi bandi di appalto e strumenti finanziari. Degne di nota anche le esperienze di Nocera Superiore (SA) che, attraverso la produzione di cartone da riciclo, ha inaugurato una virtuosa filiera locale; oppure l’esperimento di Bologna, alle prese con la creazione della “comunità solare” locale in grado di autofinanziare misure a risparmio energetico da applicarsi in loco.

E ad mondo in cui l’imperativo di oggi è ‘Crescere!’ la Zamboni propone l’applicazione del Manifesto per un futuro sostenibile dell’Italia, promosso dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile con varie imprese e imprenditori al seguito. «Si tratta – spiega l’autrice – di una proposta articolata in sette punti per affrontare la crisi economica e sociale insieme a quella ecologica, riqualificando il nostro sviluppo nella direzione della green economy». Obiettivi cuciti insieme da una visione nuova dell’uomo e dell’ambiente, con un’Italia che deve – e sa – rendersi capace «di “tutelare e meglio valorizzare il suo patrimonio culturale e naturale che è fra i più ricchi e importanti del mondo”».

Silvia Zamboni, L’Italia della green economy, Edizioni Ambiente, 2011, pp.320, € 28,00.

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