L’Italia da costruire. Un programma per il territorio

Una delle cose da cambiare nelle nostre città e nella nostra Italia è, la pianificazione delle città e del territorio circostante. Il paesaggio dei comuni, delle grandi città, de borghi, dei centri minori, delle campagne e della costa dimostra visivamente e fisicamente le storture degli ultimi cinquant’anni di pianificazione imperfetta ed è questa la distanza che ci separa dall’Europa. L’entità dei cambiamenti da introdurre sia nelle Istituzioni, sia nei comportamenti degli uomini, è grande ma precisa e va inserita nel tema dell’urbanistica programmata superando le continue ed insufficienti fasi di emergenza.

I tre schiaffi all’urbanistica –  L’urbanistica in Italia sconta la sua mancata applicazione corretta per tre motivi: Il primo: l’impreparazione della classe politica ad affrontare questo problema ed i molteplici aspetti dell’urbanistica contemporanea, che deve essere fondata sulla pianificazione territoriale nella prospettiva di una “vera priorità nazionale”, introducendo nel pensiero politico un nuovo sviluppo fondato su nuovi parametri quali: la protezione dell’ambiente naturale e costruito, una nuova gestione del territorio e un’organizzazione più adatta alla vita sociale con uno sforzo contro la desertificazione delle campagne e la degradazione delle periferie e dei centri urbani.

Bisogna dare atto, inoltre, che questa situazione si è creata nel tempo perché nessun politico “importante”, sino ad oggi, si è seriamente interessato alla pianificazione territoriale; a conferma di ciò è l’assenza di questi discorsi nel dibattito pubblico odierno. Il rinnovamento appare definito solo nei termini giuridici, economici, sociali, e di funzionalità settoriale dello Stato, affermando solo obiettivi generici del risanamento ambientale, della tutela dei valori naturali, storici e architettonici, della qualità della vita urbana, senza individuare e discutere sulle “grandi scelte” per ottenerle perché gli esperti economici contemporanei sono abituati a definire una politica economica in termini globali, senza considerare la “distribuzione territoriale” delle attività economiche e le procedure per collocarle nel territorio.

Il secondo: la lentezza e l’obiettiva limitazione degli interventi correttivi sulle periferie degradate, le coste, le colline e le montagne abbandonate a se stesse, la rete squilibrata dei trasporti, i centri storici deturpati, portano oggi già i segni visivi e fisici e peseranno sempre più nel paesaggio italiano.

Il terzo: bisogna combattere il contrasto tra l’emergenza e la continuità nei “tempi lunghi” che è indispensabile e imprescindibile per la pianificazione territoriale “attiva”, perché la pianificazione dell’ambiente fisico è, per sua natura, comprensiva di una vasta gamma di aspetti che, per essere considerati nel giusto modo esigono tempo e competenza: tutti elementi che mancano nell’attuale momento storico-politico. bisogna essere consapevoli che governare la “forma del territorio” è una sfida nei tempi lunghi, dove ogni dettaglio è essenziale nel progetto generale e qualunque semplificazione diventa disastrosa, considerando inoltre che tutti i dati, i calcoli e le scelte, devono passare al vaglio di una progettazione globale, appoggiata a previsioni e attuazioni durevoli nel tempo, paragonabile ad un’opera di un’artista che dipinge un quadro nei tempi lunghi della composizione.

Berlino e Barcellona – L’unico modo appropriato per governare il paesaggio italiano è considerarlo un tutt’uno negli occhi e nella mente di chi governa a vario titolo questo bellissimo territorio; la conferma di tale pensiero è l’esempio di pianificazioni territoriali attuate in altri paesi e città dell’Europa anche nella continua turbolenza del quadro politico ed economico: sono d’esempio le città di Barcellona e di Berlino che con il loro operare in tal senso, hanno costituito una continuità storica, di tradizione politica e culturale, che ha sorretto e ricostruito intere aree urbane degradate e distrutte, costituendo esperienze positive del governo del territorio.

 

Bibliografia essenziale:

Leonardo Benevolo, L’Italia da costruire: un programma per il territorio, Giuseppe Laterza e Figli, Bari, 1996.

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