L’influenza del “terroir” sulla produzione vitivinicola. Ricerca del CNR

Il territorio della provincia di Benevento con i suoi circa 11mila ettari di superficie coltivata a vite rappresenta il 64% dell’intera superficie viticola della Campania

Il territorio della provincia di Benevento con i suoi circa 11mila ettari di superficie coltivata a vite rappresenta il 64% dell’intera superficie viticola della Campania. L’ambiente fisico, in particolare il substrato geologico, la morfologia e il suolo, hanno una grande influenza sulle caratteristiche di cui si compongono e sulla ciò che distingue uve e vini gli uni dagli altri.

La conferma viene dal CNR – ISAFoM che ha reso noti per la prima volta i risultati di una ricerca durata venti anni, nel corso della conferenza sulla “Geologia per la sostenibilità del comparto vitivinicolo” organizzata dall’Ordine dei Geologi della Campania a Napoli. Lo studio è stato condotto in collaborazione con importanti istituzioni di ricerca internazionale, tra cui l’Institut National de la Recherche Agronomique di Anger, Francia e riguarda l’influenza del “terroir” sulla produzione vitivinicola. Il terroir viticolo è un’area ben demarcata dove le condizioni naturali, fisiche e chimiche del suolo, la posizione geografica, il clima, la biodiversità, permettono la realizzazione di un vino specifico e che si identifica con le caratteristiche uniche della propria territorialità.

L’indagine del CNR – ISAFoM integra i metodi tradizionali della fotointerpretazione, dei rilievi di campo, delle analisi di laboratorio con metodi innovativi, come il telerilevamento da piattaforma aerea o da drone, la spettroscopia vis-NIR, la prospezione geofisica; i risultati hanno evidenziato la grande influenza dell’ambiente fisico e in particolare dei suoli sulle caratteristiche compositive dei mosti e dei vini. Gli studi realizzati hanno avuto, fra l’altro, importanti ricadute applicative, come l’uso della zonazione viticola in supporto alla realizzazione di un piano urbanistico comunale di Castelvenere e hanno anche posto in rilievo la rilevanza paesaggistica della viticoltura nel Sannio. Per la sua rilevanza paesaggistica e produttiva, quindi, la provincia di Benevento è stata proposta, di recente, come patrimonio dell’UNESCO, al pari di altre realtà viticole d’Italia.    

Esemplari di vini del territorio irpino

«La ricerca brillantemente condotta dal CNR – ha commentato Francesco Russo, vice presidente dei Geologi della Campania -, conferma che la qualità di qualsiasi prodotto alimentare, enologico, non può assolutamente prescindere dal sistema ambiente. Il geologo può essere protagonista anche in questo settore partecipando in maniera attiva ed esaustiva alla messa in sicurezza del territorio e conseguentemente tutelare un patrimonio inestimabile quale il suolo e la conservazione del paesaggio. Bisognerebbe diffidare dei prodotti provenienti dall’Oriente – ha proseguito Russo – che con i loro sapori accattivanti possono trarre in inganno il consumatore italiano».

Questi Paesi provano a copiare molti prodotti italiani tra cui i vini, ma non possono reggere il confronto con i nostri prodotti. Tuttavia la tutela dei nostri vitigni, delle nostre aree produttive, va garantita poiché patrimonio del Paese; per questo sono richiesti fondi dello Stato. Il prodotto poi deve essere anche certificato dall’analisi degli step, dalla produzione, all’etichetta, perché si possa essere certi di essere alla presenza di un prodotto garantito.

In Irpinia, fa sapere Pasquale Giardini, geologo e titolare di un’azienda vitivinicola ci sono vitigni che risalgono al periodo della Seconda Guerra Mondiale. «Abbiamo deciso di tutelare i vitigni antichi – ha spiegato Giardini -, non li abbiamo estirpati e abbiamo convinto anche altri agricoltori a non estirparli. Il vitigno antico resiste alle malattie e soprattutto non usiamo mai prodotti di sintesi. Produciamo vino naturale. Il risultato? Oggi produciamo 30.000 bottiglie l’anno esportando il nostro vino negli Stati Uniti, in Giappone, Australia, Danimarca, Inghilterra».

 

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