“Light van”: dal Brasile a Bari il primo progetto di pubblicità sostenibile

Un gruppo di giovani attenti alle bellezze del territorio hanno deciso di cogliere la sfida della pubblicità sostenibile lanciando un rivoluzionario progetto: il light van. Nella mission aziendale di Microbati, società attiva dal 2003, c’è la volontà di ripensare le strategie pubblicitarie, cercando di far convivere le esigenze del mercato con il rispetto del contesto urbano. «Il progetto nasce da un’ispirazione che abbiamo tratto oltreoceano, dove la pubblicità tende a essere meno invasiva degli spazi pubblici e diventa quasi un’installazione artistica, con un occhio in più per l’ecologia» – spiega Daniele Quarto, responsabile di Microbati (www.microbati.it). Il riferimento è a quanto successe nel  2007 a San Paolo in Brasile, dove si scatenò il dibattito sulla pubblicità sostenibile. L’annuncio era: “via tutti i cartelloni pubblicitari dalla città”. Dopo l’appello anti-manifesti qualcosa si è mosso e il dibattito sulla necessità di una pubblicità sostenibile si è intensificato in tutto il mondo.

Una installazione nel centro di Bari

Il light van proietta sulle facciate degli edifici centrali della città la pubblicità per una durata di circa 30 minuti. Il tutto senza imbrattare i muri o danneggiare l’arredo urbano, senza consumare carta e altri materiali non riciclabili, senza tecniche invasive di comunicazione come il volantinaggio o il ricorso a call center. «Abbiamo pensato di allestire un furgone nove posti che ospita sul tetto un proiettore – continua Quarto – il quale consente, in sosta dove è possibile, di utilizzare le pareti della città come se fossero dei maxi schermi: in questo modo la pubblicità entra nell’era multimediale, urbanisticamente parlando. Si può sfruttare un supporto multimediale senza produrre tonnellate di carta e spenderne altrettante di inchiostro, al fine di ottenere un risultato che da un lato è visibile per le grandi dimensioni, dall’altro perché è originale in quanto dà spazio alla creatività nell’ambito multimediale». I ragazzi imprenditori e promotori dell’iniziativa stanno pensando di sfruttare l’idea anche per dare ad artisti emergenti l’opportunità di esprimere un’idea sia essa un video, un’immagine attraverso quest’ausilio ecologico.

Daniele Quarto

«Non offriamo tale servizio per piccoli marchi – aggiunge il responsabile – perché non hanno il potere economico tale da permettersi una bella campagna: non vogliamo deturpare i palazzi e cerchiamo di esser attenti esteticamente. L’unica prerogativa dei posti deve essere solo quella di poter dare una buona visibilità al messaggio. Per quanto riguarda le postazioni stradali lo spreco della carta è notevole: penso alle 500 postazioni 6×3 – che equivalgono a 500 pezzi di carta buttati in pattumiera – che ruotano ogni due settimana a Bari. Senza considerare l’inquinamento dei camion vela e l’impatto degli inchiostri a solvente che vengono utilizzati sui manifesti».

Purtroppo l’Italia non è un terreno molto fertile per questo genere di innovazioni: c’è una regolamentazione sbagliata che non permette di innovare oppure lo si può fare lentamente, con meccaniche utili alle grandi aziende, perché dice Quarto «se devi mettere in moto un mezzo nuovo come questo occorre tanto tempo dal punto di vista burocratico e non solo, un iter non plausibile per un singolo il quale non può dedicare otto mesi della sua attività a far partire quest’ingranaggio».

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