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Lezioni di ecostile

Un bel libro agile e svelto, quello di Andrea Segrè (presidente di Last Minute Market – progetto che si occupa del recupero di quei prodotti quasi scaduti, ma in realtà ancora freschi, per affidarli agli enti di carità – nonché preside della Facoltà di Agraria all’Università di Bologna) scritto in maniera agile e diretta, che in tre “lezioni” introduce splendidamente le grandi questioni del consumismo e degli sprechi lungo la catena agro alimentare. Soprattutto, un libro che apre gli occhi su leggende e realtà dell’alimentazione “in confezione”.

il prof. Andrea Segrè

Cosa vuol dire ad esempio la frase “da consumarsi preferibilmente entro….” ? in realtà nulla. O meglio: il giorno dopo la data indicata, a livello chimico nel prodotto non è cambiato granchè. Eppure, ogni anno questo fa sì che vengano buttate nella spazzatura ben 20.290.767 tonnellate di cibo ancora, a tutti gli effetti, commestibile. Questo perché le grandi imprese, le multinazionali dell’alimentazione, fanno leva sulle genuine paure dei consumatori che temono un avvelenamento dietro l’angolo e che preferiscono leggere con estrema attenzione l’avverbio “entro” piuttosto che l’avverbio “preferibilmente”.Il risultato è uno smisurato spreco di cibo… e spreco di soldi. Già, perché immaginate quanto si è speso per comprare questa enorme quantità di prodotti, che viene gettata senza essere stata consumata. Principali e innocenti vittime di questa strage alimentare sono gli yogurt, buoni anche a diversi giorni dalla scadenza.

Il libro di Segrè tocca un’altra questione. Il problema di un consumo del cibo che sia rispettoso del cibo stesso (e di chi lo produce) è in fondo un problema etico: il consumatore medio si sofferma principalmente sul costo del prodotto – che deve essere, soprattutto in questo periodo di crisi, il più basso possibile – e sulla data di scadenza; bada abbastanza al pakaging, all’immagine che il prodotto offre di sé ma non altrettanto alla qualità e all’origine della merce. Quella che bisogna distruggere, allora, è –conclude Segrè – una forma mentis ben radicata nella coscienza comune; l’obiettivo è consumare meno riducendo i rifiuti e gli imballaggi. E infine una considerazione: quelli che vengono considerati scarti o sprechi (cibo scaduto o in scadenza, confezioni difettate, frutti poco “belli” alla vista, ecc.) non solo si possono ridurre, ma possono diventare addirittura delle risorse importanti. Basta solo aprire gli occhi.

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