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Letame come petrolio

«Dai diamanti non nasce niente dal letame nascono i fior», cantava De André in Via del Campo. Oggi – in una visione forse meno poetica ma senz’altro più utilitaristica – possiamo ben dire che dal letame nasce anche energia. Un traguardo possibile secondo un recente studio pubblicato nel Journal of Dairy Scienze ad opera dei ricercatori dell’Università del Vermont e del Central Vermont Public Service Corporation, l’ente che raccoglie le aziende di servizio pubblico dello Stato. Dalle ricerche è emerso che il trattamento delle deiezioni animali potrebbe diventare una fonte di energia pari a oltre 2 milioni di barili di petrolio, ovvero quasi l’1% del consumo di energia statunitense. Negli Stati Uniti si conferma alto l’interesse a produrre energie rinnovabili tramite i rifiuti agricoli. Qui gli agricoltori che organizzano le loro aziende per il recupero e il trattamento del letame ed investono nelle tecnologie necessarie hanno già in cambio forti incentivi per l’energia convertita, pagati sia dal Governo che da diversi enti statali. L’uso di energie rinnovabili trova, inoltre, la piena approvazione dei cittadini, disposti anche a pagare di più pur di incentivare le aziende ad investire nelle energie alternative.

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