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L’energia degli scarti

Nella provincia di Sindh, Pkistan, vengono prodotti oltre 2,5 milioni di tonnellate d rifiuti

La notizia – di per sé – non è una novità. Già in altri Paesi, in più parti del mondo, sono state fatte sperimentazioni nel settore, con risultati più che confortanti: da sottolineare, però,che la volontà di migliorare e far progressi non accenna a ridursi e le esperienze si moltiplicano e si dislocano anche al di là dei Paesi industrializzati o in via di sviluppo, coinvolgendo zone, abitanti e culture economicamente più fragili, ma decisamente e caparbiamente aperte alla novità. L’ultima notizia, in ordine di tempo, rimbalza direttamente dal Pakistan e vede protagonisti gli scarti agricoli.

La sede della Mehran University of Engineering and Technology a Jamshoro

I tanti rifiuti della provincia di Sindh – La regione agricola di Sanghar, nella provincia di Sindh, ospita circa 2 milioni di persone – quasi tutti coltivatori di grano, cotone, riso, mais, canna da zucchero – e più di 2 milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti; tanti, anzi troppi per una zona rurale come quella, dove, giusto per fare un esempio, solo il 20 % delle cime delle canne da zucchero veniva somministrato agli animali, il restante 80 % veniva bruciato insieme alla totalità delle foglie di banano ed al 70-80 % della paglia di riso. Di fronte allo spreco che andava materializzandosi, e grazie ad una felice intuizione dell’IETCInternational Environment Technology Centre – in collaborazione con la Mehran University of Engineering and Technology di Jamshoro, si è ritenuto opportuno quantificare i rifiuti ed iniziare ad osservarli sotto una luce diversa, alternativa: quella del potenziale energetico.

L'impianto inaugurato lo scorso agosto produce circa 50mc di biogas al giorno, 200 kg di fertilizzante liquido e e 150 di solido

L’“impianto della svolta” – Grazie all’aiuto dell’UNEP – United Nations Environment Programme – è stato così avviato un interessante progetto che prevede la costruzione di un impianto capace di generare energia rinnovabile dagli scarti agricoli (beninteso, non tutte le tonnellate sopra citate, ma una buona parte di esse, quelle, cioè, disponibili). Inaugurato lo scorso agosto, e costato “soltanto” due milioni di rupie – circa 23 mila dollari americani – l’industria produce, dopo nemmeno sei mesi di operatività, circa 50 metri cubi di biogas giornalieri (che soddisfa il fabbisogno energetico di venti famiglie locali), 200 kg di fertilizzante liquido e 150 kg di quello solido. A fronte del numero di abitanti presenti nella zona centro-orientale pakistana, la produzione energetica appare ancora poco consistente, anzi del tutto insufficiente, però – guardando il bicchiere mezzo pieno – è al tempo stesso una base piccola, ma concreta, da cui partire, un’idea ad hoc per dare anche un minimo impulso alle velleità di rilancio economico e sociale delle zone più in difficoltà dello Stato asiatico. Ferma restando, inoltre, la convinzione che «se venissero costruiti altri impianti simili – dicono all’UNEP –  il problema dell’approvvigionamento energetico nelle aree rurali verrebbe parzialmente risolto».

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