Legnolandia: dalla tradizione al gioco

Giornalisti in visita a Legnolandia

Valorizzare una risorsa a due passi da casa e passare alla storia. É tra i boschi della Carnia, a Forni di Sopra (Udine), che arriva la materia prima utilizzata da Legnolandia, azienda attiva da quattro generazioni nella lavorazione del legno. Una tradizione che è valsa l’iscrizione nell’elenco delle aziende storiche voluto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per i 150 anni dell’Unità d’Italia e redatto da Unioncamere.

L’avventura inizia nel 1830 e cavalca l’onda di un’arte ben presente sul territorio. Ma oggi si arriva a fare di più: lavorare un materiale al 100% ecologico all’interno di una filiera virtuosa che impiega solo energia rinnovabile. Insomma: a Legnolandia sembra davvero che non si butti via niente.

Oltre all’incanto dei giochi per bambini, profumati di foresta e variopinti a dovere, c’è da perdersi negli arredi indoor e outdoor. E in ogni comparto nulla è lasciato a caso, ad ogni funzione il suo tipo di legno. «Ogni tipo di legno è diviso per categoria – spiega David Cappellari, administrator di Legnolandia -. Ad esempio il “nodo” rappresenta un punto di discontinuità nella materia lignea ed è per questo destinato a diventare biomassa (l’azienda di Forni di Sopra è dotata di un piccolo impianto autonomo a biomassa, ndr). Grazie all’ausilio della colla poliuretana ogni pezzo avanzante da questa scrematura viene rinsaldato e riutilizzato».

Ma ancora: le ceneri ottenute dai vari processi di lavorazione della materia prima vengono affidate ad una cooperativa locale che produce energia elettrica. “Tutto si trasforma” non solo nel ciclo che va dall’albero al prodotto finito: ad esempio i rifiuti in polietilene, minuscoli trucioli di plastica, vengono minuziosamente aspirati da un’apposita macchina e conferiti presso un’azienda (ancora una volta locale) che va appunto a produrre pannelli in materiale plastico.

Abete bianco, dettaglio

Tanta strada è stata, dunque, fatta da quando il fondatore Amodio De Santa, mastellaio e falegname, aprì ai primi del ‘900 la sua piccola falegnameria. Data degna di memoria è quella del 1925 quando fu costruita in loco la centralina elettrica utile ad alimentare il primo motore elettrico della zona. Pian piano l’azienda cresce e diventa segheria, produttore di profili piallati, rulli per persiane, pannelli listellari fino ad arrivare ai giorni nostri, che l’hanno portata a distinguersi nel settore della carpenteria dei trattamenti del legno, dei giochi per parchi e delle costruzioni in legno. Legnolandia in questi ultimi anni ha fornito oltre 2.500 comuni d’Italia e le più importanti città d’Europa da Madrid, Barcellona, Lisbona, Roma, Milano, Torino, assieme ad Atene, Zagabria, Vienna, Budapest, Lubiana ed ha recentemente arredato il lungomare di Jeddah in Arabia Saudita. Oggi lavora ed esporta in oltre 15 paesi esteri tra cui gli Emirati Arabi ed il Nord Africa. Un viaggio che parte dal cuore delle Dolomiti Friulane, in una filiera a “km zero” che privilegia il legno dell’abete bianco. «Si tratta di un legno particolare, poco utilizzato dai nostri concorrenti e per questo disponibile presso le aziende locali ad un prezzo più basso», spiega Walter Coradazzi, Responsabile Sistemi Gestioni Legnolandia.

Legnolandia, parco gioco in esposizione

Una scelta che, per essere meglio compresa, ci porta a fare ancora una volta un tuffo nel passato. Basti ricordare che l’abete bianco era privilegiato per le sue caratteristiche strutturali e per la capacità di durare nel tempo dalla mitica flotta della Serenissima Repubblica di Venezia.

Possono star tranquilli gli ambientalisti che temono per il futuro di quest’area. «Non utilizziamo legni esotici che arrivano da migliaia di chilometri – fa sapere l’azienda in una nota -, ma tronchi maturi disponibili localmente con brevi percorsi di trasporto, selezionati in collaborazione con il Consorzio Boschi Carnici, certificati PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification Schemes, ndr)». Cosa significa tutto questo in sostanza lo chiarisce ancora Coradazzi: «Abbiamo deciso di certificare i nostri prodotti secondo la normativa PEFC per dare completezza alla nostra filosofia tesa al rispetto dell’ambiente. Questo significa che noi possiamo garantire che il prodotto finito riportante il suddetto marchio arriva dalla foresta certificata, gestita in maniera sostenibile, ed ha subito lavorazioni nelle quali, siamo in grado di garantire, è impiegato solo legno certificato».

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