Legge sulla partecipazione, i pugliesi sono pronti. E la Regione?

Quando sarà approvata dal Consiglio regionale della Puglia, la legge sulla partecipazione chiamerà a confronto società civile, amministratori locali e mondo della politica sulla necessità di premiare le professionalità più che le amicizie politiche

In un incontro pubblico organizzato giorni fa dalla Consulta dell’Ambiente del Comune di Bari si è parlato Legge sulla partecipazione, proposta dalla Regione Puglia. Si tratta di un argomento che dovrebbe stare molto a cuore a tutti i cittadini desiderosi di vedere applicati i principi della vita democratica, perché alla base di questo insieme di norme di prossima – si spera – approvazione, c’è il principio di trasparenza, che porta l’organo decisore a confrontarsi con la base prima di prendere qualunque decisione che coinvolge i territori e le comunità locali. Decisione che, per forza di cose, deve essere condivisa.

De Simone: «Legge sulla partecipazione antidoto contro la deregulation»

A presentare gli elementi più significativi della legge è stata Titti de Simone, consigliera del presidente della regione Michele Emiliano per l’attuazione del programma. «La legge sulla partecipazione – ha detto Titti de Simone – non solo è il vero antidoto contro la deregulation perché impone a tutti il rispetto delle regole, ma rafforza anche la democrazia rappresentativa in un momento come quello attuale in cui la politica è distante dalla vita quotidiana».

legge sulla partecipazione presentata da Titti de Simone
Titti De Simone

Come funzionerà la legge sulla partecipazione

Sono numerosi i meccanismi che dovrebbero favorire il processo partecipativo “dal basso” e definire tempi e modi del protagonismo civico. A partire dai dibattiti pubblici  obbligatori, sia pur in via preliminare, per opere di rilevante impatto territoriale; a questi si aggiungono i programmi periodici dei processi partecipativi che potranno contenere le proposte anche di enti locali, associazioni, sindacati, partiti; uno spazio web dedicato ai cittadini, Town meeting rivolti a cittadini, sindaci, ecc: insomma, un insieme di strumenti  innovativi che porteranno, se la legge verrà approvata così come è stata proposta, a una cessione di potere da parte di chi finora è stato nella “stanza dei bottoni”.

«Questa legge è una sperimentazione di un modello di governo partecipato – ha detto la consigliera de Simone – cui la politica non è abituata. Non so come il consiglio regionale reagirà».

Mettere in pratica la legge sulla partecipazione

La legge regionale sulla partecipazione sembra un ottimo banco di prova per sperimentare il “potere contrattuale” che le organizzazioni “dal basso” come la Consulta dell’ambiente possono giocarsi con le istituzioni; il grimaldello per scardinare i chiusi portoni dei santuari della politica. E una prima occasione sembra essere data dalla nomina del prossimo Presidente del Parco nazionale dell’Alta Murgia, il cui mandato è stato nelle mani di Cesare Veronico fino allo scorso 28 aprile.

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La nomina è in stretta connessione con quella a presidente del Parco naturale regionale di Lama Balice, del consigliere comunale  Giuseppe Muolo, incarico ricoperto da Maria Maugeri fino alla sua scomparsa. «Siamo convinti che il presidente Muolo saprà cogliere questa  importante occasione e  proseguire il lavoro svolto da Maria Maugeri nell’ottica di valorizzare appieno le risorse e le potenzialità di un’area ambientale strategica per il nostro territorio, a partire dalla istituzione di una rete dei parchi che ha posto le basi nel 2012 con il protocollo d’intesa tra il Parco Nazionale dell’Alta Murgia e il Parco Regionale Naturale di Lama Balice, due aree protette e confinanti non solo per continuità geografica ma anche e soprattutto per la condivisione di  iniziative di educazione ambientale, di promozione turistica e culturale, di comunicazione sociale», spiega Elda Perlino, presidente della Consulta.

Bisogna ascoltare la cittadinanza attiva

«La nomina del nuovo presidente  del parco dell’Alta Murgia che deve vedere l’intesa tra il Ministero per l’Ambiente e la Regione Puglia – continua Perlino – merita una riflessione più generale sui rapporti tra politica e cittadinanza attiva che prescinde dal contesto particolare ma riflette una esigenza globale».

Proprio i numerosi risultati conseguiti dal Parco dell’Alta Murgia durante il mandato di Veronico mostrano che è inderogabile individuare le persone a capo di strutture complesse non in base ai rapporti di “vicinato politico” ma  anche per la  competenza. E, nello spirito della legge sulla partecipazione, sentita la società civile, le associazioni, il mondo scientifico.

Dalla legge sulla partecipazione una rinnovata proposta politica

«La politica sempre più spesso ignora completamente le indicazioni che  vengono dai cittadini e richiama in posizioni di  potere individui che non hanno ottenuto il consenso degli elettori,  ignorando  il lavoro dei tanti cittadini e tante personalità che dal mondo  associativo, dei comitati e movimenti, con spirito di servizio si sono messi a disposizione collaborando con studio e proposte  a  migliorare la vita di tutti», continua la Presidente della Consulta. «E’ tempo di mettere seriamente e concretamente in campo una rinnovata proposta politica, realmente  innovativa che contribuisca in maniera determinate alla costruzione e rilancio di un percorso partecipato che al di la delle dichiarazioni di principio sbandierate nelle diffuse presentazioni della legge regionale per la partecipazione, diventi reale luogo e strumento per la costruzione del percorso democratico del nostro territorio e che con il confronto continuo aiuti alla riflessione e al perseguimento del “bene comune”».

Perlino: «Basta con le vecchie logiche di spartizione»
legge sulla partecipazione
«Siamo stanchi di vedere principi e valori come “condivisione, concertazione, competenze e sensibilità, inclusione e pluralità, innovazione e pari dignità” vadano perse nel vento degli interessi individuali, senza ascoltare la cittadinanza attiva»

Siamo stanchi di vedere principi e valori come “condivisione, concertazione, competenze e sensibilità, inclusione e pluralità, innovazione e pari dignità”  vadano perse nel vento degli interessi individuali, nel personalismo e nel correntismo, nell’equilibrismo e nel festival dell’ipocrisia che ha contraddistinto ancora oggi l’attribuzione delle nomine e incarichi amministrativi, in maniera autoreferenziale, decisi al chiuso di incontri  mai pubblici e  mai trasparenti, in cui   autonominati e autoconvocati reclamano  posti e incarichi a nome  e per conto di logiche spesso legate a interessi individuali, per se stessi o al più amici e parenti,  nella più totale assenza di  concertazione o  condivisione, senza alcuna indicazione di metodo e/o di merito»

Che fine ha fatto la cittadinanza attiva?

La presidente Perlino è piuttosto critica, per non dire pessimista, sulle modalità di attuazione di un percorso partecipativo che parta dalla individuazione di persone professionalmente, e non solo “politicamente”  adatte a ricoprire incarichi determinati per lo sviluppo della regione. «Appare evidente la contraddizione  – dice – tra le dichiarazioni della volontà di  sviluppare un metodo basato sulla partecipazione, per il governo cittadino, finalizzato a creare e sviluppare un governo  sostenibile del territorio e il  ripetersi di vecchie logiche di spartizione nell’attribuzione delle nomine e incarichi, senza alcuna indicazione di metodo o di merito e nella più totale assenza di  partecipazione».

«La sensazione che si diffonde quotidianamente – conclude –  è che i principi fondanti quali la condivisione, concertazione, inclusione, pluralità uniti a competenze, sensibilità, consenso e visibilità, vadano smarriti  di fronte ai personalismi, equilibrismi sulle nomine che  rischiano di svuotare completamente il progetto di cittadinanza attiva, tanto declamato anche se molto poco declinato da chi governa i processi decisionali, a prescindere dalla presenza di leggi per la  partecipazione».

 

 

 

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