Legge Quadro, luci e ombre in attesa di modifiche

Ha da poco compiuto 20 anni la Legge Quadro 394 sulle aree protette. La legge è stata approvata a novembre del 1991 quando in Italia c’erano solo pochi parchi nazionali: Abruzzo, Circeo, Gran Paradiso e Stelvio ai quali poi si sono poi aggiunti il Parco della Calabria, alcuni parchi regionali e poi le prime aree marine protette. Sicuramente la 394/91 ha dato uno scossone all’ampliamento del sistema delle aree protette in Italia, tanto che oggi si contano 23 parchi nazionali, 130 parchi regionali, 30 aree marine protette, cui occorre aggiungere centinaia di riserve naturali statali e regionali.

Val di Rabbi - Parco Nazionale dello Stelvio

Una breve sintesi – La legge quadro 394/91 attua gli articoli 9 e 32 della Costituzione, dettando i principi fondamentali che istituiscono e gestiscono le aree naturali protette, garantiscono e promuovono la conservazione e la valorizzazione del patrimonio comprese le formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche e biologiche che hanno rilevante valore naturalistico e ambientale. La legge classifica all’articolo 2 le aree naturali protette in 3 tipologie: i parchi nazionali cioè “le aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che accolgono uno o più ecosistemi, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future”; i parchi naturali regionali che sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali tratti di mare, se il territorio di interesse ha un fronte mare, di valore naturalistico e ambientale e che costituiscono, per una o più regioni vicine, un sistema omogeneo di assetti naturali dei luoghi, valori paesaggistici ed artistici e tradizioni culturali delle popolazioni locali. Infine vengono definite le riserve naturali cioè le aree terrestri, fluviali, lacuali e marine in cui sono state individuate una o più specie “naturalisticamente rilevanti” della flora e della fauna e che presentino uno o più ecosistemi ritenuti importanti per le diversità biologiche e per la conservazione delle risorse genetiche. La legge indica le aree protette marine, definite così come previsto dal protocollo di Ginevra relativo alle aree del Mediterraneo particolarmente protette di cui alla L. 5 marzo 1985, n. 127, e quelle definite ai sensi della L. 31 dicembre 1982, n. 979.

Viene inoltre istituito (art.3) il Comitato per le aree naturali protette, costituito dai Ministri (o sottosegretari) dell’ambiente, agricoltura e foreste, marina mercantile, beni culturali e ambientali, lavori pubblici, università, ricerca scientifica e tecnologica, da sei presidenti di regione e province autonome di Trento e Bolzano. Gli altri articoli individuano e regolano le attività interne al comitato, il programma triennale e la sua attuazione, gli organi preposti al controllo, le misure di salvaguardia.

Parco Nazionale del Gran Sasso

La proposta di modifica – . Il ddl 1.820 in discussione alla Commissione Ambiente del Senato affonda le sue radici nel 2009 ed è stato concepito per aggiornare e colmare tutte le lacune riscontrate in corso d’opera nella normativa precedente, che continua ancora ad essere un importante punto di riferimento per la tutela ambientale. Alcune norme inserite nel Ddl 1.820/2012 modificano la L. 394/91 sulle aree protette. Il disegno di legge pone l’accento sulla necessità per le aree protette marine e costiere di una maggior tutela e miglior gestione, ritenuta lacunosa così come prevista nella legge del 1991 e introduce nuove figure istituzionali.

I punti chiave del ddl – L’ente gestore ogni 3 anni elabora uno documento di programmazione per vagliare la necessità di riperimetrazione dei confini, opportunità e regolamenti. Inoltre prevede che la gestione delle aree marine protette sia affidata ad un consorzio formato per il 70% da enti pubblici, istituzioni scientifiche, associazioni ambientaliste riconosciute. La sorveglianza dell’area (marina) deve essere di competenza della Capitaneria di Porto, mentre può essere affidata alle polizie locali il rispetto delle norme previste nel regolamento e nel decreto istitutivo. Un piano triennale predisposto dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, indicherà priorità, attribuzioni economiche, obiettivi nazionali, termini di valutazione dei risultati della gestione. Le risorse saranno assegnate in base alle caratteristiche dell’area protetta, ai fattori ambientali, alle influenze antropiche, interessi socio-economici da tutelare. Il ddl prevede l’istituzione di una consulta interna ad ogni ente gestore nella quale siano rappresentati gli interessi socio-economici del territorio; la consulta dovrà esprimere un parere sul piano di gestione, sul bilancio e sul regolamento di organizzazione.

Le reazioni – Alla presentazione del ddl di modifica gli ambientalisti, con l’eccezione di Legambiente, hanno sollevato reazioni e atteggiamenti di rifiuto totale. Reazioni un po’ colorite nonostante le modifiche in discussione riguardino le aree marine protette con miglioramenti e rafforzamenti della loro governance.

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