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Le Regioni a favore della tutela della memoria della Terra

L’attenzione di molti verso i beni geologici è attratta principalmente dagli eventi fisici immediati (terremoti, eruzioni vulcaniche, alluvioni, ritrovamento di resti fossili). Come turisti si resta affascinati da una struttura geologica, ma non si conosce la vera origine e la storia di quella roccia, di quella forma geologica che potrebbe essere precedente alla stessa comparsa dell’uomo sulla Terra.

Sin dalla legge n.1497 del 1939 l'obiettivo è quello di favorire l'interesse pubblico verso le singolarità geologiche (Nella foto, Pizzomunno, una delle perle del Gargano)

Le montagne, le colline, i vulcani, gli alvei dei fiumi, le spiagge possono essere interrogati con “sapienza” e rispondere con “umiltà” a tutte quelle domande che la memoria della Terra conserva; una memoria solida ma anche fragile se confrontata alle azioni dell’uomo moderno: l’uomo è in grado di distruggere in poche ore quello che la natura ha costruito in milioni di anni.

La legge ama la geologia? – Con la Legge del 29 giugno 1939, n. 1497: “Protezione delle bellezze naturali” era sancito che “le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica” sono di notevole interesse pubblico. Così oggi si cerca di rafforzare quello che oltre 70 anni fa era stabilito dalle norme: il notevole interesse pubblico delle singolarità geologiche. Il percorso di acquisizione della consapevolezza del bene geologico, della sua necessaria tutela e valorizzazione, sia in termini culturali che economici e sociali, è stato iniziato da qualche decennio anche da alcune Regioni.

La Regione Marche è quella che ha avviato il percorso di riconoscimento di valore anche al patrimonio geologico. Nel piano paesistico ambientale regionale già nel 1991 furono identificate le “Emergenze geologiche e geomorfologiche delle Marche”. In tale piano furono individuate 74 emergenze geologiche e 73 geomorfologiche. Da questa selezione sono state istituite in seguito numerose “Riserve naturali particolari”. Nel Lazio tra il 1992 e il 1995 in tre aree campione fu realizzato il censimento dei geotopi, sinonimo di geosito e patrimonio geologico oggi poco utilizzato.

Dal 2006 alcune delle Regioni italiane come l’Emilia Romagna, la Liguria, la Puglia e la Sicilia si sono dotate di specifiche leggi regionali a tutela del patrimonio geologico. Per le regioni che hanno legiferato, diventa strategico promuovere la conoscenza, la fruizione pubblica sostenibile nell’ambito della conservazione del bene, l’utilizzo didattico dei luoghi d’interesse geologico e dei paesaggi geologici, riconoscendo la specificità del patrimonio geologico e speleologico.

La prima regione a porre l’attenzione al tema della geodiversità è la Regione Emilia Romagna con la Legge Regionale 10 luglio 2006, n. 9 “Norme per la conservazione e valorizzazione della geodiversità dell’Emilia-Romagna e delle attività a essa collegate”. Tra le finalità della legge, in attuazione delle politiche regionali che perseguono l’obiettivo dello sviluppo sostenibile attraverso la cura del territorio e la tutela delle risorse naturali, è riconosciuto il pubblico interesse alla tutela, gestione e valorizzazione della geodiversità regionale e del patrimonio geologico a essa collegato, poiché depositari di valori scientifici, ambientali, culturali e turistico-ricreativi. Per la prima volta in una legge è introdotto il concetto di geodiversità intesa come la varietà o la diversità del substrato roccioso, delle forme e dei processi in ambito geologico, geomorfologico e pedologico.

Come le leggi regionali di Puglia ed Emilia Romagna, quella della Liguria intende tutelare e valorizzzare il patrimonio geologico e quello speleologico (nella foto, una veduta delle Cinque terre)

Puglia tra le regioni virtuose – A distanza di qualche anno due regioni contemporaneamente, la Liguria con la Legge Regionale del 6 ottobre 2009, n. 39 “Norme per la valorizzazione della geodiversità, dei geositi e delle aree carsiche in Liguria” e la Puglia con la Legge Regionale 4 dicembre 2009, n. 33 “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico”, riconoscono la valenza scientifica, culturale e socio economico del patrimonio geologico. Le leggi regionali dell’Emilia Romagna,  Liguria e Puglia sono accumunate da un doppio scopo: tutela e valorizzare il patrimonio geologico e il patrimonio speleologico. Sono istituiti specifici catasti nei quali archiviare e rendere disponibili, anche ai fini della pianificazione territoriale e paesaggistica, i beni geologici e speleologici rilevati. La recente Legge della Sicilia, la Legge 11 aprile 2012, n. 25 “Norme per il riconoscimento, la catalogazione e la tutela dei geositi in Sicilia” sembra avere una strutturazione troppo essenziale rispetto alle norme regionali precedenti, rimandando molte delle attività all’Assessorato regionale del territorio e dell’ambiente.

Tanta strada da fare – Oggi si può affermare che non abbiamo acquisito ancora una ampia sensibilità verso il patrimonio geologico. La comprensione della memoria della Terra non ha raggiunto il giusto livello di consapevolezza nella società civile tanto da diventare, essa stessa, patrimonio diffuso del nostro sapere. Il raggiungimento di uno degli obiettivi, come lo sviluppo della cultura della tutela della geodiversità, passa attraverso la diffusione di studi ben documentati e formazione continua rivolta al grande pubblico, utili ad aumentare la sensibilità e favorire il giusto approccio verso i geositi e l’influenza che essi hanno sulla tutela dell’ambiente. Aumentando l’interesse a sapere di più sulla memoria della Terra, a visitare le singolarità geologiche, ad apprezzare i paesaggi geologici modellati nel tempo, si creano i presupposti per una vera tutela, obiettivo più facilmente raggiungibile anche grazie alla sensibilità delle amministrazioni nell’emanare specifiche leggi regionali.

 

 

 

 

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