Le proteste di Lützerath tra monaci nel fango e rotture con i Verdi

Le operazioni di sgombero della polizia sono diventate virali grazie a una figura misteriosa

 

Il video del “monaco ambientalista” e dei poliziotti impantanati nel fango è diventato il simbolo della protesta di Lützerath, in Germania, dove da settimane dieci mila attivisti dicono ‘no’ all’allargamento di una miniera di lignite. Tanto da oscurare, quasi, l’immagine di Greta Thunberg trascinata via dalla polizia.

Fonte: Twitter

Con manganello, volto camuffato e scudo come fosse un cavaliere, il monaco (o, come qualcuno l’ha chiamato su internet, “lo stregone del fango”) ha fatto la sua prima apparizione pubblica nel 2018, durante le proteste della ZAD (Zone à defendre) di Notre Dame des Landes, in Francia. Il comune era stato scelto come sede dell’Aéroport du Grand Ouest, ma il progetto fu poi abbandonato, vista la strenua resistenza della comunità. Oggi ritroviamo il monaco in un video diventato virale sui social, dove appare circondato da poliziotti bloccati dal fango e in evidente difficoltà. Ad un certo punto lo vediamo anche spingere una guardia a terra. Il filmato ha scatenato soprattutto l’ilarità del web, dato il siparietto quasi comico. Di questo attivista, però, sappiamo poco o nulla. Un account Twitter reclama di essere lui (con tanto di nickname “Mud Wizard”), ma non c’è certezza sia vero. Nel profilo scrive (in tedesco) che “se è vietato gettare un poliziotto nel fango, è anche vietato che il poliziotto ti prenda a cazzotti in testa”. In ogni caso,  la sua “performance” ha portato all’attenzione dei media la protesta che, prima di allora, stava passando inosservata.

Un campo di battaglia

Diecimila ambientalisti da giorni ormai protestano contro l’espansione della locale miniera di carbone in Nord-Reno Vestfalia, e hanno occupato in pianta stabile l’area vicino al villaggio di Lützerath, a 200 chilometri da Francoforte. Le operazioni di sgombero hanno trasformato il posto in un campo di battaglia, con tanto di agenti a cavallo. C’era anche Greta Thunberg, trattenuta e poi rilasciata dalle forze dell’ordine di Acquisgrana. Con lei sono state identificate altre 40 persone, come ha raccontato un poliziotto a LaPresse. Anche le immagini di Thunberg portata via a braccia dai poliziotti hanno fatto il giro del mondo.

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E pensare che la miniera in questione doveva chiudere: la sua produzione annuale, infatti, era ormai ridotta a soli 25 milioni di tonnellate di lignite, un carbone poco efficiente ed altamente inquinante. Adesso, con la crisi energetica in atto, il progetto del colosso energetico Rwe vedrà la produzione della miniera duplicata, con circa 280 milioni di lignite entro il 2030. Inoltre questo carbone si trova vicino alla superficie, perciò la miniera non si estende in profondità ma si allarga su un’area di circa 48 chilometri quadrati (praticamente più di Bergamo, Lecco, Como o Frosinone). Per sgomberare del tutto il presidio ci potrebbero volere, dunque, settimane. La miniera è attiva dal 1961 e, nel corso dei decenni, per espanderla sono stati distrutti una ventina di paesi.

I Verdi tedeschi nell’occhio del ciclone

Nel 2021, circa il 30% dell’energia elettrica prodotta in Germania è stata realizzata con il carbone. Con la guerra in Ucraina e la riduzione dell’esportazione di gas alla Russia, il cancelliere tedesco Olaf Scholz (e segretario dei Socialdemocratici) aveva annunciato la riapertura di cinque centrali elettriche alimentati a lignite già ad ottobre. Già quello fu un segnale di rottura tra i Verdi, tra i partiti di maggior rilievo in Germania, e gli ambientalisti. Poi la goccia che ha fatto traboccare il vaso: il leader dei Verdi, vice-cancelliere e ministro dell’Economia Robert Habeck, ha stretto un delicato accordo con la società energetica RWE: il governo ha dato l’ok all’espansione della miniera nei pressi di Lützerath, e in cambio la società ha rinunciato ai piani di demolizione di cinque paesi per la costruzione delle centrali su citate. I Verdi hanno difeso l’accordo, ma la frangia Fridays for future non ci sta. Il tutto con una serie di contraddizione come, ad esempio, la presenza nei Verdi di Luisa Neubauer, che è anche anche tra i leader tedeschi del movimento fondato da Greta Thunberg. Secondo gli ambientalisti, se tutto il carbone della miniera fosse bruciato, comporterebbe l’immissione nell’atmosfera di 280 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Lützerath era diventato già un paese fantasma, con alcune case abbandonate dai cittadini rimasti già dal 2017, visto che da 27 anni il governo tenta di ampliare la miniera in quell’area. Gli immobili rimasti, adesso, vengono abbattuti dalle autorità. Non è chiaro cosa comporterà questa rottura tra attivisti e governo centrale, la cui azione continua nonostante la resistenza delle proteste. Forse servirà loro davvero la magia dello stregone del fango.

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