
Sapete cosa sono i Tipping Points o in cosa consiste la Simbiosi industriale?
Dalla crisi climatica ai conflitti ambientali, dall’educazione ecologista all’economia circolare, sono moltissime le parole con cui parliamo di clima, più o meno consapevolmente.
A Lectorinfabula, il festival di cultura europeo organizzato dalla Fondazione Giuseppe Di Vagno (1890-1921) e dedicato al tema “la scoperta del futuro”, è stato presentato “Le parole giuste – Glossario ecologista”, un dizionario on line pensato per chi si occupa di informazione, ma non solo. L’obiettivo è individuare e declinare le parole necessarie a una radicale trasformazione ecologica e mettere a disposizione strumenti, nozioni e concetti chiave con l’idea che le sfide ambientali si possono affrontare a cominciare da una terminologia corretta.
Ne abbiamo parlato con Marica Di Pierri, giornalista, attivista di A Sud e presidente del Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali attraverso cui porta avanti attività di ricerca, formazione e documentazione sui conflitti ambientali.
Chiamiamo le cose con il loro nome. A Lectorinfabula ha presentato il Glossario Ecologista. Perché serve usare parole corrette per una radicale trasformazione ecologica?

«Raccontare le crisi ecologica e climatica è una sfida quotidiana che si scontra con un discorso pubblico disattento e un lessico spesso impreciso, con un ritorno drammatico del negazionismo e con l’incapacità dei media e della politica di ricollegare i fenomeni alle responsabilità che li causano e alle soluzioni che sarebbero necessarie. In questo contesto, il Glossario Ecologista è pensato come una bussola, uno strumento di orientamento che abbiamo fortissimamente voluto costruire, partendo dal presupposto che nel nostro Paese il racconto delle crisi ambientali è fallace o parziale quando non colpevolmente mistificatorio».
«Per questo lo abbiamo chiamato Le Parole Giuste e per comporlo abbiamo messo assieme intelligenze diverse: scienziati, studiosi, attivisti, giornalisti, al lavoro per ricostruire una narrazione corretta. Tra essi Cristina Mangia e Marco Cervino del Cnr, Paola Mercogliano, climatologa del Cmcc, realtà sociali come Terra!, Scosse, Rete Stop Biocidio, giornalisti come Ferdinando Cotugno, Lorenzo Fargnoli, Letizia Palmisano, i docenti universitari Michele Carducci e Marco Armiero, la scrittrice Rahma Nur e tante e tanti altri. L’obiettivo è individuare e declinare le parole necessarie a una radicale trasformazione in senso ecologico dell’economia e della società, mettendo a disposizione di chi lavora sulle questioni ambientali strumenti, nozioni e concetti chiave. Il Glossario è diviso in quattro sezioni tematiche: crisi climatica, giustizia ambientale, educazione ecologista, economia circolare e, oltre ai lemmi, ospita una serie di riflessioni e di approfondimenti su diversi aspetti di stringente attualità, dalla criminalizzazione delle proteste all’educazione ecologista, dalla fiscalità climatica alla gentrification».
Abbiamo diverse sfide ambientali davanti a noi. Quali le più urgenti secondo lei e come affrontarle.
«La crisi climatica è l’ombrello di tutte le crisi ecologiche, le contiene e le aggrava tutte. I continui sintomi di questa crisi continuano ad essere raccontati come emergenze e non ad essere trattate come fenomeni collegati per i quali servono politiche radicali e strutturali. Inoltre, il tempo di azione che la scienza indica va assottigliandosi, quindi senz’altro è la sfida più urgente. Per contrastarla occorre fare scelte radicali sulla mitigazione, limitando drasticamente l’utilizzo di combustibili fossili fino a azzerarlo e lavorare alacremente sull’adattamento che nel nostro Paese è fermo al palo, ovvero su politiche locali che aiutino i territori ad affrontare gli impatti climatici».
Il Glossario Ecologista è molto corposo e tocca tantissimi argomenti. Scelga tre parole che dovrebbero diventare pratica quotidiana.
«Una scelta complessa, ma ci provo! Prima di tutto direi Giustizia climatica, per imparare che i cambiamenti climatici hanno profonde ripercussioni in termini di diritti umani ed equità. Poi Ecotransfemminismo perché è fondamentale, per smontarle, conoscere quanto sono radicate le connessioni tra sfruttamento della natura e modello di potere patriarcale. E infine Educazione ecologista, perché è uno strumento fondamentale per costruire una cittadinanza consapevole, critica e attiva».
Ambient&Ambienti sta seguendo la battaglia di Giudizio Universale, la causa legale in cui si cita in giudizio lo Stato per inadempienza climatica ovvero per l’insufficiente impegno nella promozione di adeguate politiche di riduzione delle emissioni clima-alteranti, cui consegue la violazione di numerosi diritti fondamentali riconosciuti dallo Stato italiano. A che punto siamo e come sostenerla?
«Stiamo depositando proprio in questi giorni l’appello contro la sentenza di primo grado che ha dichiarato inammissibile la causa per difetto assoluto di giurisdizione. Una decisione che pone l’Italia in una posizione di assoluta retroguardia in Europa, comparando questa decisione con tante altre cause legali che hanno avuto esiti di tutt’altro tipo. La battaglia legale non si ferma qui, anzi».
Leggi Giudizio Universale, pubblicata la sentenza del primo contenzioso climatico contro lo Stato Italiano
A Lectorinfabula ha partecipato ad un incontro con le Rappresentanti di “Anziane per il clima” che invece hanno avuto ragione dai tribunali: la Svizzera ha violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non avendo affrontato adeguatamente il cambiamento climatico. Diciamo che sono un passo in avanti ma, anche nel loro caso, moltissimo resta da fare per cambiare la situazione.

«C’è un elemento importantissimo legata a quanto raccontavo poco fa: la sentenza della Cedu nel caso Klimaseniorinnen vs Svizzera ha affermato che i tribunali nazionali hanno il dovere di esprimersi sulle questioni climatiche. Questo ci da una argomentazione formidabile per l’appello dinanzi alla Corte di Roma.
Poi certo, dopo la storica pronuncia il governo svizzero ha deciso di ignorare la sentenza, per cui la battaglia è sicuramente ancora lunga».
A Sud e Giudizio Universale sono manifestazioni di attivismo climatico che avrebbero bisogno di più condivisione e sostegno. In fondo, dalle battaglie per l’emergenza climatica passa il benessere di tutti e, le alluvioni di questi giorni, dall’Austria all’Emilia Romagna, ci dimostrano l’urgenza di cambiare atteggiamento.
«Avere consapevolezza della crisi climatica in corso e cercare strumenti per spingere all’azione è diventato dirimente. Senza una pressione sociale adeguata governi e imprese continueranno indisturbati nella discrasia tra dichiarazioni ambiziose e politiche drammaticamente insufficienti.
Qui tornerei da dove siamo partiti: il mondo dell’informazione è parte del problema. Ha un importante ruolo da giocare nella sfida climatica che non gioca, anzi spesso rema contro. Non spiega il nesso tra cause, effetti e soluzioni. Non parla di responsabilità. Non incalza la politica. Tutte cose di cui c’è enorme bisogno e che organizzazioni come la nostra provano a fare quotidianamente con gli strumenti a disposizione».


