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Le nuove prospettive dell’archeologia nel Salento

(Testo raccolto da Lucia Schinzano)

La particolare ‘vocazione territoriale’ che ha caratterizzato l’Università del Salento, in particolare l’Istituto di Archeologia, già dalla metà degli anni ’60 del ‘900 ha creato un attivo circuito di dialogo scientifico in seguito aperto a numerose Istituzioni italiane e straniere, fra  cui la Scuola Normale di Pisa, l’ École Française de Rome, la British School at Rome, la Libera Università di Amsterdam. Con l’istituzione del Dipartimento di Beni Culturali (nato nel 1993-94), la ricerca si è poi estesa all’archeologia medievale ed alle indagini subacquee delle coste per la tutela, la documentazione e il recupero del materiale archeologico giacente nel fondo del mare del suo territorio. A partire dagli anni ’80, inoltre, grazie anche alla lettura della fotografia aerea dell’intero territorio messapico realizzata dall’università di Lecce e di Amsterdam, con la consulenza dell’ing. Gianni Carluccio, sono state intraprese numerose campagne di scavo che hanno portato in breve tempo a modificare le conoscenze storiche e materiali del territorio.

<p> IDA BLATTMANN D'AMELJ </p>

Ida Blattman D'Amelj

Gli archivi del terreno hanno restituito di volta in volta elementi che gli archeologi hanno riconosciuto e registrato, divenuti utili tasselli per una più ampia ricostruzione storica della società. Le aree indagate, per la maggior parte sotto la direzione scientifica del prof. Francesco D’Andria, Direttore della Scuola di Specializzazione in Archeologia dell’ Università di Lecce, hanno preso in esame l’intero Salento, ripercorrendo le diverse fasi cronologiche, dalla Preistoria, come i siti di Parabita (Grotta delle Veneri), Oria (località S. Anna), Leuca (Punta Meliso), ma anche e soprattutto alla fase messapica, attraverso, ad esempio, gli scavi di Cavallino, Otranto Vaste, grazie ai quali sono emerse le porte delle città, il circuito delle mura e le varie fasi dell’abitato.

<p> OTRANTO, CANTIERE 2 (foto ING. GIANNI CARLUCCIO)</p>

Otranto, Cantiere 2 (foto ing. Gianni Carluccio)

Queste ricerche, alcune delle quali ancora in fieri, hanno attivato inoltre  un’azione di promozione turistico-culturale del territorio, coinvolgendo Comuni e Province in un’ottica di programmazione e gestione territoriale. A questo proposito, è da segnalare l’interessante iniziativa della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico, che si svolge ogni anno a Paestum ed è giunta già alla XIII edizione. I risultati delle ricerche archeologiche vengono così veicolate verso il grande pubblico, mettendo in circuito le conoscenze; lo stand Turismo in Messapia, aperto già dalla X edizione, ha fornito informazioni recenti sulle attività archeologiche e di ricerca, promuovendo siti e aree di interesse scientifico e favorendo la comunicazione di prodotti turistici e culturali al tempo stesso.
Con lo stesso intento di diffusione e “visualizzazione” delle ricerche in corso, è nato il Museo Diffuso di Cavallino (2003)che rappresenta una proposta innovativa per l’integrazione tra didattica universitaria, tutela e ricerca. Il Museo si estende per circa 30 ettari ed ha come obiettivo il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Infatti, nell’area sono presenti attrezzati laboratori per lo studio dei materiali. Lo spazio nella sua globalità raccoglie e integra i resti dell’insediamento antico con le case, le strade, le fortificazioni insieme alle cave, alla vegetazione, ed ai muretti  a secco, quali “luoghi del Salento”, elementi tutti che possono essere osservati dal “Balcone sulla Storia”, una terrazza artificiale alta 10 m., realizzata in acciaio, posta all’ingresso del Museo.

<p>  CAVALLINO, MUSEO DIFFUSO (foto ING. GIANNI CARLUCCIO)</p>

Cavallino, museo diffuso (foto ing. Gianni Carluccio)

Altra emergenza di recente acquisizione è il Parco dei Guerrieri nell’area archeologica di Vaste, che si estende  per circa 20 ettari dall’abitato di Vaste fino alle serre di Poggiardo. L’area archeologica, che iniziò ad essere indagata nel 1981, grazie alla collaborazione fra l’Università di Lecce e l’École Française de Rome e la Scuola Normale di Pisa, ha messo in luce un abitato iapigio di VIII-VII secolo, l’antica cinta muraria messapica con diverse porte di accesso alla città; inoltre, all’interno del fondo S. Antonio, sono stati trovati resti di capanne dell’Età del Ferro, delimitati da muretti a secco, un tesoretto di 150 monete d’argento tarantine del III sec. a.C. e 17 “tessere lusorie” in osso di epoca romana. Su quest’area archeologica sono in corso di realizzazione le strutture di accesso al Parco, costituite da una struttura che si affaccia sull’area delle fortificazioni e dotata all’interno della ricostruzione dell’Ipogeo delle Cariatidi, una delle più importanti tombe messapiche del III sec. a.C.

<p> VASTE, PARCO DEI GUERRIERI (foto ING. GIANNI CARLUCCIO)</p>

Vaste, Parco dei Guerrieri (foto ing. Gianni Carluccio)

Ancora, nella stessa area, su dune artificiali, costeggiate da una pista ciclabile che segue il percorso delle mura, sono state posizionate cinque sagome in metallo raffiguranti guerrieri messapici e due modelli di macchine di età romana che fungono da torri di avvistamento, che permettonoà di mostrare dall’alto le mura e l’estensione della città antica. Sulla collina dei SS. Stefani, dove è in corso il restauro della cripta omonima, è stata ricostruita una capanna, a grandezza naturale, utilizzando materiali e tecniche antiche, costituendo un ottimo esempio di ricostruzione abitativa a scopo didattico; inoltre l’area è divenuta un luogo ‘magico’ e privilegiato, spesso utilizzato d’estate per rappresentazioni culturali e teatrali.
Per incrementare la conoscenza e la fruizione dei luoghi del passato  è dunque  necessario intensificare l’azione di ricerca nelle fonti e soprattutto sul campo. Questo programma deve vedere unite le forze delle Soprintendenze, Direzioni e Istituti Centrali, organi deputati al recupero, alla tutela e alla salvaguardia della cultura materiale del patrimonio, insieme a quelle dell’Università e del CNR, istituzioni che operano nel campo della ricerca scientifica e della didattica. (1. continua)

 

Ida Blattmann D’Amelj, barese, diplomata alla Scuola di Specializzazione in Archeologia classica e medioevale dell’Università di Lecce, è docente di Storia dell’Arte nel Liceo classico “Virgilio” di Lecce. Ha partecipato a varie campagne archeologiche organizzate dalle Università di Bari e Lecce e dalla Sorbona di Parigi; tra i vari impegni ,collabora  all’allestimento ed alle visite guidate di varie mostre didattiche di Archeologia e Storia dell’Arte pugliese, alle visite guidate del F.A.I. e all’organizzazione di “Cortili Aperti” nel centro storico di Lecce. Ha pubblicato  saggi e articoli in volumi e riviste specialistiche delle Università e Soprintendenze pugliesi.

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