Le materie prime in sette parole

Parlare delle materie prime è un compito difficile perché hanno influenzato tutta la storia e partecipano alla nostra vita quotidiana (foto Pixabay)

Una lista di parole per definire il ruolo che da sempre hanno avuto le materie prime, che nei secoli hanno cambiato volto e importanza. Una operazione originale che ci fa guardare i rapporti di forza nel mondo sotto una luce diversa

 

di Alessandro Giraudo*

Parlare delle materie prime è un compito difficile perché hanno influenzato tutta la storia e partecipano alla nostra vita quotidiana. Allora perché non tentare con un settebello di parole di fare una sintesi delle materie prime? Ecco la lista: sudore, coraggio, guerra, competizione, piacere, immaginario, ricerca.

L’eterno sudore

È possibile parlare di sudore quando si pensa alla fatica di coltivare la terra, di falciare dei campi interi, di raccogliere i grappoli, di picconare e spalare tonnellate di terra a più di mille metri nel buio  dl sottosuolo e nella polvere, di spingere carrelli o dirigere cavalli ciechi, anche se adesso i lavori sono spesso realizzati dalle macchine; ma i  rumori  sordi  della miniera  e l’assenza di luce naturale pesano sullo spirito dei minatori che hanno sempre la paura di un tragico incidente.

I rumori sordi della miniera e l’assenza di luce naturale pesano sullo spirito dei minatori che hanno sempre la paura di un tragico incidente (foto Pexels)

Le miniere moderne sono lontane da quelle d’oro della Nubia descritte da Diodoro Siculo o da Zola in Germinal, dove migliaia di minatori (anche donne e bambini) lavoravano in condizioni disumane e di estremo rischio e dalle miniere gallesi di carbone descritte da Cronin (un medico) nel suo romanzo la Cittadella.

È vero che adesso i moderni trattori climatizzati permettono di arare in una mezz’ora un campo che un bracciante lavorava in una giornata (diventata una misura di superficie…); ma il conduttore del trattore passa giornate di 12 ore chiuso, da solo, in una gabbia dorata, climatizzata con telefono e musica, con Coca-Cola fresca ed internet nelle pianure dei grandi laghi americani dove gli uomini lavorano anche di notte ai fari dei loro trattori…

E possiamo ricordare che nella Russia zarista le superfici delle terre erano misurate in “anime”, cioè in numero di esseri umani che lavoravano sulla terra, come Gogol racconta nelle Anime morte…  E cosa dire dei fabbri che passavano ore a battere il ferro diventato incandescente con il fuoco che bruciava i loro volti mentre la loro schiena rimaneva esposta alle correnti fredde?  E gli uomini che lavorano accanto agli altiforni (ancora ai nostri giorni) sono coperti da tute speciali per proteggersi dal calore; ma queste tenute sono scomode, pesanti e li trasformano in robot umani. Senza parlare degli uomini che operano nelle profondità dei mari per piazzare o riparare le pipelines ed i numerosi cavi sottomarini che facilitano la nostra vita quotidiana.

Coraggio …ed ardimento

Ed allora bisogna pensare al coraggio che ha spinto i Fenici ad attraversare le colonne di Ercole ed a recarsi a fare del commercio in Inghilterra, ai mercanti romani che sfidavano le acque del mare Rosso per attraccare nei porti nel sud dell’India, ai mercanti arabi e cinesi che navigavano nel bacino indiano.

E poi è necessari rendere un grande omaggio a mercanti come Marco Polo o i fratelli Vivaldi, i due sfortunati navigatori,  partiti da Genova per andare – via mare – nell’Asia sconosciuta e soprattutto a Cristoforo Colombo, a Vespucci (ebbe l’intuizione  che le terre visitate erano una terra incognita) a Vasco Da Gama che ebbe il coraggio di affrontare i monsoni  dell’oceano indiano, a Magellano ed ai suoi uomini che per 105 giorni viaggiarono nel grande oceano Pacifico senza incontrare un uomo, dopo aver cercato, con una grande cocciutaggine, e scoperto il passaggio per transitare da un oceano all’altro. È vero molti di questi navigatori erano spinti dalla ricerca dell’oro, dell’argento e delle spezie a prendere rischi enormi, ma chiaramente avevano nelle trippe tanto coraggio da vendere. Molti partivano e non ritornavano più, sconfitti dallo scorbuto, dai capricci di Nettuno, dagli indigeni che si battevano contro i «barbari» venuti ad impadronirsi delle loro terre. E quante giovani vedove (di marinai, conquistadores, mercanti) rimasero da sole nelle loro case ad allevare in silenzio  i loro figli ed ad accettare o rifiutare delle proposte di matrimonio, sovente motivate da un puro interesse economico…

Charlie Chaplin, nel film «La febbre dell’oro» aveva fatto preparare 20 paia di “scarpacce” da mangiare per la famosa scena della cena di Natale: erano tutte fabbricate in liquerizia (foto Wikipedia)

Ad Amsterdam, ed anche Venezia, c’era una vera e propria industria di sensali capaci di  proporre un marito a queste giovani donne che talvolta ereditavano un piccolo gruzzolo e diventavano « appetitose »…E quante fettine di cuoio bollito nutrirono esploratori rimasti senza provvigioni… Charlie Chaplin, nel film  La febbre dell’oro, aveva fatto preparare 20 paia di “scarpacce” da mangiare per la famosa scena della cena di Natale ;  erano tutte fabbricate in liquerizia ed il grande attore ed il suo  collega cercatore d’oro subirono le conseguenze delle forti proprietà lassative della liquerizia per vari giorni…

Sui galeoni che navigavano sugli oceani all’epoca barocca un ratto vivo era scambiato contro mezzo ducato d’argento ; era la sola proteina animale fresca ancora rimasta a bordo. E la mortalità sul galeone di Manila (quattro-cinque mesi nel viaggio di andata ed altrettanti per il ritorno) toccava delle punte del 30%.

 Le guerre: le materie prime sono le cause ed i mezzi di finanziamento

Ma le materie prime hanno anche scatenato guerre terribili e finanziato conflitti importanti. L’oro dei faraoni neri della Nubia aveva permesso l’espansione della XVIII-XIX dinastia egiziana; l’argento della miniera del Laurio aveva favorito lo splendore e la potenza di Atene del V° secolo; il tesoro di Dario, di cui Alessandro, si impadronì permise al giovano condottiero di lanciarsi alla conquista del continente indiano. Le miniere di Las Medulas, di Rio Tinto, di Rosia Montana (Dacia) ed il favoloso bottino egiziano dopo la conquista della terra dei faraoni favorirono le grandi conquiste dei Romani, come più tardi l’argento della Persia e della grande miniera di Bajahir (Afghanistan) finanziarono l’espansione dei califfati mussulmani e l’oro della dinastia dei Song, sconfitti dai Mongoli, partecipò alle conquiste delle terre in Europa e Medio-Oriente e permise alle orde di arrivare a Cracovia, Bagdad e Aleppo.

E fu ancora l’argento della grande miniera di Iwami Ginzan che favorì la fine della   guerra civile in Giappone e rese possibile l’isolazionismo del paese (sakoku) per più di due secoli.  L’argento e l’oro dell’America spagnola finanziarono el siglo de oro iberico ed in parte il Rinascimento europeo, ma anche le continue guerre barocche europee, organizzate dai due grandi impresari della guerra Carlo V e suo figlio Filippo II.

Le guerre del XVIII secolo si spostarono dal sud e centro dell’Europa verso il Nord per il controllo del ferro (ed anche del rame) e delle foreste che servivano per fondere i cannoni e costruire i galeoni (4000 alberi di lungo fusto per una nave!).

L’oro della California aveva aiutato i nordisti a vincere la guerra civile contro i sudisti in America. E le due guerre mondiali hanno visto i contendenti mobilizzare enormi volumi di materie prime: le due sono state vinte da chi è riuscito a gettare nel calderone la più grande quantità di risorse…ed anche di sangue de suoi soldati…

 Potere: le materie prime restano alla base del potere

Le materie prime sono un’importante componente del potere. Tutta la storia è caratterizzata da una costante: chi le possiede può imporre le sue regole, consolidare il suo potere e soggiogare gli altri che non ne hanno. Non a caso Troia era una città potente perché era localizzata in una regione ricca di oro e controllava una delle porte (Dardanelli) per accedere al mar di Marmara e poi al mar Nero, oltre ad essere il grande mercato del metallo giallo del bacino mediterraneo. Le guerre puniche furono il classico conflitto fra due potenze che non potevano convivere pacificamene nello stesso bacino. E Roma, dopo la conquista dell’Egitto (il granaio dell’impero) e le guerre cantabriche (oro delle Asturie), invase, all’epoca dell’Imperatore Claudio, la Britannia per garantirsi i flussi di stagno della Cornovaglia.

La rapida espansione miliare del mondo mussulmano fu in larga misura finanziata dalle miniere iraniane, spagnole (rame, argento e mercurio) e la battaglia di Talas (751) fu una grande vittoria dei califfati contro la dinastia dei Tang, a anche la conquista di importanti miniere di metalli preziosi. Cinquecento anni più tardi, la Cina cercò di conquistare il Giappone (oro, argento, rame) con le tragiche spedizioni marittime sconfitte dai venti kamikaze (non dai marinai giapponesi). Le repubbliche marinare italiane fondarono il loro successo proprio sul commercio di materie prime; queste arrivavano dal bacino indiano sulle coste del Mediterraneo levantino ed erano esportate verso il nord Europa. La Spagna di Filippo II pagava i suoi tercios con l’oro e l’argento delle conquiste in America e… sull’impero il sole non tramontava mai…a condizione di ricevere i flussi regolari di metalli preziosi. Ed il Portogallo riuscì a ritardare la sua decadenza, dopo i successi del XVI-XVII secolo, grazie all’oro ed ai diamanti che arrivavano dal Brasile.

Anche un piccolo paese come l’Olanda poté issarsi fra le grandi potenze grazie al commercio di materie prime trasportate e negoziate dalla VOC (la potente Compagnia delle Indie Orientali). L’Inghilterra fu più fortunata con l’EIC (la Compagnia delle Indie Orientali inglese) e, dopo le guerre napoleoniche, la Gran Bretagna confermò la sua potenza grazie al ferro, al carbone, ai suoi possedimenti ed ai capitali che rappresentavano la linfa e l’ossigeno del suo immenso impero, le cui rotte erano protette dalla British Navy.

La Cina figura sovente al primo posto fra i produttori, i consumatori e gli importatori di materie prime, e fra i primi esportatori di prodotti manufatti (foto Pexels)

Anche gli altri paesi europei che disponevano di ferro e di carbone (Francia, Germania e Belgio) furono fra i primi nella grande corsa organizzata dalla rivoluzione industriale che registrò anche l’arrivo del potere minerario degli USA e, più tardi, della Russia imperiale. La Prima Guerra Mondiale ha confermato il potere delle materie prime ed il blocco germanico-turco, che non ne controllava molte, dovette inclinarsi, come nel corso della Seconda. Germania, Italia e Giappone, affamati di materie prime, non avevano nessuna possibilità “economica” di sconfiggere gli avversari.

È interessante segnalare un fatto della Seconda Guerra Mondiale: i cacciamine giapponesi che perlustravano le acque dell’arcipelago di Kiribati (distante 7600 km dal Giappone) ricevettero il messaggio cifrato “Climb Mount Niitaka 1208” per segnalare l’ordine delle invasione dell’isola con la data (8 dicembre, data dell’attacco di Pearl Harbour…) dove c’erano delle miniere di fosfato, un prodotto essenziale per fare la guerra…Tokyo era alla ricerca spasmodica di materie prime!

Invece, durante la guerra fredda, i due blocchi dispongono di grandi quantità di materie prime; questo strano conflitto potrebbe durare all’infinito, ma l’organizzazione della gestione delle materie prime e dei sistemi economici premia la dinamica di uno dei due blocchi.

Nel passato i metalli preziosi, i cereali, le spezie rappresentavano il potere, poi è stata la volta del carbone e del ferro; ora è l’epoca delle energie e dei metalli strategici, oltre che dei dati, della tecnologia, della conoscenza.  E la Cina ha fatto una grande scommessa sulle materie prime quando si è lanciata nella corsa allo sviluppo. Ormai il paese figura sovente al primo posto fra i produttori, i consumatori e gli importatori di materie prime…e fra i primi esportatori di prodotti manufatti (35% della produzione mondiale con il 18% della popolazione ed il 19% del PIL mondiali). Le operazioni economiche della Cina in Africa sono la conferma di questa strategia. (1.continua)

(*) Alessandro Giraudo insegna a Parigi; è l’autore di Storie Straordinarie delle Materie Prime (1 & 2) e di Quando il ferro era più caro dell’oro, pubblicati da ADD Editore-Torino

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