Le Grotte di San Nicola a Vieste passando per l’isolotto di Venere

È singolare il fatto che l’aver partecipato il 13 luglio a Monte S. Angelo al convegno “Gargano: tutela e sviluppo del territorio”, organizzato da Italia Nostra mi spinga oggi a scrivere di San Nicola di Myra. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. A chi segue puntualmente le vicende del nostro territorio non sfuggono le motivazioni di tutela e le intenzioni di valorizzazione; motivazioni e intenzioni cui sono del tutto indifferenti le logiche consumistiche globali legate al turismo semplicemente balneare e le tristi vicende di alcune nostre amministrazioni. La scoperta, la tutela, la valorizzazione degli itinerari culturali che attraverso i millenni hanno reso il Gargano terra sacra è motivo d’orgoglio, oltre che possibile fattore di sviluppo sostenibile, integrato, equo, diffuso. E il Gargano è legato a San Nicola.

Le grotte di San Nicola si trovano su una collinetta ai margini dell'ex bacino-porto greco di Aviane

La vita di questo santo è ricca di leggende e miti. Nato a Patras , oggi a sud della Turchia, intorno al 260, vescovo di Myra, Nicola è uno dei santi più venerati dalle Chiese cattolica e ortodossa. Non si sa se durante un suo viaggio a Roma per incontrare il Papa passò per la rotta che porta all’antico porto di Uria o se attraversò la più recente rotta del canale di Otranto per sbarcare a Bari. Nell’Europa occidentale il culto di San Nicola appare attorno alla metà del secolo VII, ma sin dal VI sec. a.C. grotte naturali e cavità scavate nel tufo, soprattutto in Puglia e in Calabria, sono adibite a luogo di eremitaggio da monaci basiliani. Anche il Gargano, attorno all’VIII sec. d.C., è sicuramente meta di approdo e di rifugio da parte di questi monaci bizantini in fuga dall’Impero Romano d’Oriente che, superando l’Adriatico, si insediano in necropoli e chiese rupestri forse già frequentate da altri cristiani venuti dal VI secolo a diffondere il cristianesimo. Ed essendo nella chiesa d’Oriente molto diffuso il culto di S. Nicola, molte necropoli e chiese rupestri assumono questo nome.

La Necropoli di S. Nicola di Myra a Vieste, anticamente denominata “S. Niccolò di Bari”, che sorge su una collinetta ad Ovest del “Pantanello”e che presenta l’aspetto di una vera e propria spelonca sotterranea, divisa in quattro ampie cripte scavate nel calcare naturale, s’inserisce in questo contesto storico-religioso ed è quindi del tutto plausibile che l’affresco sia stato eseguito da monaci basiliani nell’VIII secolo, come suggeriscono alcuni studiosi di storia locale, e che rappresenti, per le ragioni esposte, proprio S. Nicola di Myra.  Il 9 marzo 2007, nel corso dell’ importante convegno “Le necropoli paleocristiane del Gargano”, la professoressa Anna Campese Simone,ricercatrice presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, certificò l’alto valore archeologico e l’importanza storico-culturale della necropoli di “San Nicola”, situata nell’ex area paludosa denominata “Pantanello”, apparendo molto preoccupata delle condizioni di abbandono e raccomandando interventi di recupero fatti con criterio, competenza e professionalità. Detto, fatto: una lottizzazione nelle immediate adiacenze delle grotte di San Nicola era già pronta.

L'isolotto di Sant'Eugenia. Qui una grotta contiene un'iscrizione dedicata a Venere Sosandra, citata dal poeta Catullo

Le grotte di S. Nicola hanno sicuramente un’importanza antecedente al tardo-antico e all’alto medioevo. In epoca greca-romana, le grotte di S. Nicola si trovano in riva al mare, all’interno del bacino portuale dell’antico porto di Aviane, con l’entrata rivolta al sole nascente, poste di fronte agli insediamenti di origine greca situati sulla collina del “Carmine”, dove le iscrizioni su pietre ritrovate sono, secondo illustri studiosi, il più importante documento linguistico dell’antica Daunia.

Ed ecco che una moltitudine di esuli greci preganti dal VI secolo a. C. in poi, forse prima, dopo un viaggio lungo e pieno d’insidie arriva alla “terra promessa”, che più tardi diventerà “Montagna dell’Angelo”, ed è accolta e rifocillata proprio nei dintorni del porto di Aviane e delle grotte di S. Nicola; non senza, però, essere passati prima dall’isolotto di S. Eugenia, dove nel maggio del 1987, studiosi dell’Università di Lecce e di Bari ritrovano epigrafi dedicate a Venere Sosandra, non a caso venerata come “salvatrice degli uomini”, il cui culto fino ad allora era conosciuto solo ad Atene. E’ l’illustre studioso Pasquale Soccio a ricordare che Catullo nel carme 36 aveva parlato di sponde sacre a Venere.

Da quel giorno di maggio del 1987 la storia della città di Vieste e dell’intero Gargano avrebbe dovuto cambiare, farsi più avvincente e misteriosa, aperta a nuove ricerche storiche e a mille supposizioni mitiche e leggendarie. Miopia politica, speculazione, affarismo, nuovi e ricorrenti tentativi di cementificazione non lo hanno permesso.

Sono passarti 24 anni. Matteo Siena, testimone attento del suo tempo, a Peschici il 2 ottobre 2011, incrociando le coordinate tolemaiche con quelle attuali individua l’antica città-porto di Uria (dove, forse, si fermò San Nicola) con Vieste.

Storia, arte e natura riusciranno a fermare lo scempio?

Un angolo delle Grotte di San Nicola

 

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