Le Comunità Energetiche Rinnovabili puntano su incentivi e ‘prosumer’

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La transizione energetica è la sfida e le Comunità Energetiche Rinnovabili uno strumento per vincerla

 

L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sottoscritta nel 2015 a Parigi dai principali leader mondiali ha indirizzato la necessità di nuovi modelli socioeconomici che superino l’utilizzo dei combustibili fossili in favore della sostenibilità e della circolarità.

L’Unione Europea ha stimolato a livello legislativo l’adozione di politiche sostenibili per l’ambiente. Due normative su tutte:

In questo senso, le comunità energetiche, realtà affermatesi con successo in molti Paesi del Centro (Germania e Paesi Bassi) e del Nord (Danimarca) Europa, svolgono un ruolo primario come vettore del cambiamento. Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono gruppi che scelgono di unirsi per autoprodurre energia elettrica da fonti rinnovabili. Una Cer può essere costituita da cittadini, enti locali, associazioni, condomini, enti religiosi, piccole e medie imprese.

Le opportunità ci sono e il Gse ha appena pubblicato i portali utili a presentare le richieste di incentivo per gli impianti inseriti in configurazioni di autoconsumo.

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Comunità energetiche: cosa sono?

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“Inquadrabili come un’associazione tra i cittadini e i vari livelli del governo locale, queste configurazioni collaborano per produrre, consumare e gestire in loco energia rinnovabile. La filosofia di fondo è quella della decentralizzazione della produzione energetica, con il passaggio dai grandi impianti centralizzati ad una pluralità di piccoli produttori capillarmente diffusi sul territorio. Il principio della produzione e dell’autoconsumo dell’energia derivante da impianti a energia rinnovabile trova nella partecipazione attiva e consapevole dei cittadini il suo fulcro”.

Come spiega Carolina Gritti, Energy Efficiency and New Solutions Development Manager del Gruppo Enercom, “il cittadino-utente diventa prosumer, non limitandosi al solo consumo ma affermandosi anche parte integrante del processo produttivo di energia”. Un approccio bottom-up che rende possibile la condivisione di un bene fondamentale ad un prezzo concorrenziale. 

Quali sono i benefici di una Comunità energetica?

Nascono per fornire benefici ambientali, economici e sociali ai membri della comunità. Servono a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e rafforzare il percorso di sicurezza energetica dell’Italia valorizzando il territorio.

I benefici per chi costituisce una Comunità Energetica sono diversi:

  • autoproduzione di energia da fonti rinnovabili,
  • minori costi dell’energia per cittadini e imprese,
  • nuove opportunità economiche per il territorio
  • numerose le agevolazioni a disposizione, come l’incentivo per la produzione ed il contributo a fondo perduto per i Comuni sotto i 5mila abitanti
  • ricavi da vendita del surplus energetico

Ogni Comunità Energetica Rinnovabile ha un proprio impianto di produzione di energia alimentati da energia rinnovabile e consuma ciò di cui ha bisogno. Ma l’energia che non viene consumata può essere accumulata e venduta, anche con accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile, direttamente o mediante aggregazione.

“Per quanto riguarda gli impianti – spiega  Codici, Centro per i Diritti del Cittadino Ets – non ci sono restrizioni sulle tipologie che possono essere utilizzate all’interno di una Cer. Quelli più diffusi, grazie alla semplicità di installazione, sono i pannelli fotovoltaici, ma è possibile ricorrere anche a eolico e idroelettrico, solo per fare due esempi. L’importante è che sia energia pulita”.

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Online i portali del Gse per richiedere gli incentivi

Sono online i portali per l’invio delle richieste dei contributi per le Comunità energetiche e le configurazioni di autoconsumo previste dal Decreto Cacer e dal Tiad.

Sul sito del Gse, il Gestore dei Servizi energetici, è possibile presentare le richieste di incentivo per gli impianti inseriti in configurazioni di autoconsumo. Per quanto riguarda le configurazioni con impianti a progetto, i referenti possono chiederne la verifica preliminare e accertarne l’ammissibilità al meccanismo per l’autoconsumo diffuso. Inoltre, per gli impianti a progetto localizzati in Comuni con meno di 5mila abitanti, si può chiedere l’accesso al contributo in conto capitale previsto dal Pnrr.

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“Con le Comunità Energetiche rinnovabili si assiste a un nuovo modello di condivisione di energia elettrica che da fisica diventa virtuale e che favorisce – ha detto l’ad del Gse Vinicio Vigilante – la partecipazione dei consumatori al processo di sviluppo delle fonti rinnovabili. Contestualmente all’apertura dei portali stiamo portando avanti, in affiancamento al Mase, un’importante campagna informativa per creare consapevolezza nel Paese sui benefici sociali, ambientali e economici derivanti dal meccanismo”.

“Con l’apertura dei portali si arricchisce e si completa la cassetta degli attrezzi messi a disposizione dal Gse per lo sviluppo delle Cer – ha affermato il presidente del Gse Paolo Arrigoni, che ha aggiunto – le configurazioni di autoconsumo stimoleranno consumatori, famiglie, imprese e PA a diventare protagonisti della transizione energetica e ad un utilizzo più consapevole ed efficiente dell’energia”.

È anche disponibile sul portale autoconsumo fotovoltaico del Gse uno strumento che consente a piccole e medie imprese, PA, Gruppi di Autoconsumatori, Comunità energetiche e Autoconsumatori individuali a distanza che intendano installare o utilizzare un impianto fotovoltaico, di ottenere informazioni dettagliate sui vantaggi derivanti dall’autoconsumo, effettuando simulazioni tecnico-economiche. Per potenziare le attività di formazione e informazione sulle Cer, il Gse, oltre a eventi informativi sul territorio, webinar tematici, canali di supporto e assistenza, sportelli virtuali per l’interlocuzione diretta tra gli utenti e i tecnici del Gse, è disponibile un canale telefonico dedicato attraverso il numero verde 800161616.

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Comunità energetiche, esempi virtuosi

In Italia, secondo la relazione trimestrale stilata dal Gse, alla fine del 2022 sono state registrate 46 configurazioni di autoconsumo collettivo e 21 comunità energetiche rinnovabili, per una potenza di 1,4 Mw.

Legambiente ha censito cento storie di autoproduzione e scambio di energia dal territorio, che coinvolgono aziende, famiglie, amministrazioni, condomini e terzo settore. Storie bottom-up che raccontano investimenti in un sistema energetico innovativo, in grado di guardare al futuro e avvicinare la produzione alla domanda di energia e alle necessità sociali, ambientali ed economiche dei territori.

Ecco alcuni modelli virtuosi:

  • La comunità energetica di Ventotene, la prima comunità energetica in un’isola del Mediterraneo
  • Grado, con il progetto europeo VPP4Islands da 6,5 mln che mira a facilitare l’integrazione dei sistemi rinnovabili, accelerare la transizione verso un’energia verde e aiutare le isole a sfruttare il potenziale di efficienza energetica, sarà precursore europeo delle comunità energetiche sostenibili. Merito di un impianto fotovoltaico con storage finanziato dalla Regione Friuli Venezia-Giulia e della creazione di una Comunità Energetica Virtuale.
  • La Green Energy Community, la più grande comunità energetica d’Italia. I numeri sono ancora modesti rispetto agli obiettivi prefissati, tuttavia, ci si aspetta una crescita significativa con il nuovo Decreto Cacer.
  • Le prime “Valli Energetiche” nel distretto di Boekelermeer nei Paesi Bassi. Un consorzio formato da 28 partner da 10 Paesi europei (al progetto partecipa anche l’italiana Deep Blue) attiverà un sistema energetico sostenibile per la generazione, conservazione e distribuzione di energia proveniente da fonti rinnovabili e idrogeno verde. Un processo che prevede nuovi algoritmi e la creazione di un digitale, definito “Digital Twin”, volto allo studio e all’ottimizzazione di modelli energetici già presenti in alcune comunità locali. I progressi nel sito pilota serviranno da modello per altre sei “Energy Valleys” satelliti, distribuite in Olanda, Austria, Belgio, Grecia, Polonia e Andorra.

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