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Le città fantasma della Guinea Bissau

Foto di gruppo con esponenti del mondo sociale della Guinea Bissau - a sin. Fulvio di Giuseppe, a destra il cameraman Roberto Moretto. Le foto dell'articolo sono di Edgardo Tufo

Tre ragazzi, videocamera, taccuino e zaino in spalla, alla scoperta di uno dei Paesi più impoveriti al mondo. È l’esperienza di un giornalista, un videomaker e un fotografo, tutti foggiani e volontari di Solidaunia, la onlus impegnata nella cooperazione allo sviluppo, che sono stati qualche settimana in Guinea Bissau per realizzare un documentario sull’intera nazione. La loro esperienza è raccontata nel blog a1oradaqui. Il nostro collaboratore Fulvio Di Giuseppe è stato uno dei protagonisti di questa esperienza e per Ambient&Ambienti ha realizzato un rèportages. Dopo “Guinea Bissau, in lotta contro l’inquinamento ambientale” , questo è il secondo articolo.  

«Fino a qualche tempo fa, qui non c’era niente. Da quando è attiva la clinica, invece, la gente corre a comprare i terreni attorno, perché così si assicura l’assistenza sanitaria immediata». Fernando Correia è il responsabile della contabilità della Clinica Bor, una struttura ospedaliera presa a modello in tutta la Guinea Bissau, per mezzi ed efficienza. La clinica ha creato un vero e proprio indotto economico nell’area, che da isolata periferia della capitale si è trasformata in un ambìto agglomerato urbano, con una scuola nuova, molte costruzioni e una densità impensabile solo pochi anni fa. E così, anche in Guinea Bissau, lo sviluppo urbanistico sembra seguire le più elementari regole del mercato: dove ci sono servizi, si concentrano le abitazioni. Sembra, perché la Guinea in realtà nasconde paradossi in ogni metro quadro del proprio territorio, non riuscendo ancora a miscelare in dosi esatte nuove regole e tradizioni secolari.

Finisce così che «a costruire, si costruisce – come ammette padre Davide Sciocco, fondatore della diffusa Radio Solmansi – ma l’idea di un piano regolatore organico non è contemplata. Soprattutto nel centro di Bissau ci sono sempre più edifici, si paga e si ottiene l’autorizzazione a costruire, con alcuni limiti e restrizioni. Nei villaggi, invece, la situazione è differente: hai meno vincoli, ma è molto più difficile la contrattazione per ottenere i terreni». Talmente difficile, che negli ultimi anni le aule dei Tribunali si sono popolate di cause e gli avvocati trovano spazio su tutte le radio, comprese le frequenze di Radio Solmansi, per fare chiarezza su alcuni aspetti di una recente legge che dovrebbe fugare ogni dubbio.

In sostanza, l’acquisto di un terreno avviene così: si contratta il prezzo con il venditore, spesso identificato nel capo del villaggio o dell’etnia che detiene il possesso del terreno, e si definisce l’acquisto. A questo punto entra in scena lo Stato, che pretende la regolarizzazione dell’atto dal nuovo acquirente, costretto così a pagare due volte lo stesso terreno. La beffa, però, è dietro l’angolo: se nel frattempo dal villaggio hanno venduto lo stesso terreno ad altri, il primo acquirente rischia di vedere inutilizzabile parte del proprio pezzo di terra e non sempre si è in possesso della documentazione che attesti l’acquisto del suolo. Proprio per l’elevato numero di cause, lo Stato ha provato negli ultimi tempi a redimere la situazione, permettendo una sorta di condono-regolarizzazione, ma per ora la confusione continua a regnare sovrana.

Bissau - edifici abbozzati e mai portati a termine

Sul podio dei paradossi, non potevano mancare le città fantasma. Non sono solo le decine di costruzioni avviate e mai concluse, o abbandonate dopo i progetti di organizzazioni non governative (visibili purtroppo in molte zone del Paese), ma anche di una serie di strutture cadute in disuso dopo la guerra. Caso modello è Bafatà, seconda città della Guinea Bissau (in realtà tranne Bissau, villaggio ingrandito a dismisura, i centri in Guinea hanno ben poco della città): la città vecchia è una bomboniera, con piscine e belvedere, nata “nel punto in cui i due fiumi s’incontrano”. La zona nuova, invece, vero cuore pulsante della vita, è fatta di capanne, più vecchie del borgo antico stesso, ormai completamente abbandonato.

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