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Le Alleanze del “carbone pulito”

È nata la Tri4CCS Alliance.

Fortunatamente non si sta parlando di un patto e di una sigla che hanno valenza politico-militare, ma è la sintesi di una convergenza di obiettivi tra tre importanti centri di ricerca a livello europeo – IFP Energies nouvelles (Ifpen), SintefTno – nell’ambito del rispetto ambientale e dell’energia pulita.

L’obiettivo dell’Alliance. Con sedi rispettivamente in Francia, Norvegia, e Olanda, i centri hanno annunciato l’intento di «rafforzare il settore di cattura e stoccaggio delle emissioni di CO2 provenienti da centrali elettriche e industrie energivore», garantendo, quindi, la sicurezza e la fattibilità economica della filiera legata alle tecnologie CCS (Carbon Capture & Storage). Senza danneggiare l’ambiente.

Nils A. Rokke portavoce per l'Alleanza

Sono formalmente coinvolti – in realtà già da prima di questo grande progetto internazionale – circa 450 ricercatori, con un budget annuo che si aggira intorno ai 60 milioni di euro: numeri che lasciano intendere come le basi su cui poggia questo piano sono molto solide e i cui perni sono la serietà, l’impegno e la professionalità lavorativa, dirigenziale ed amministrativa. «Con la loro lunga esperienza, la vasta gamma di laboratori e strutture di test, i tre partener di Tri4CCS Alliance offrono un approccio unico che permetterà ai partner industriali di affrontare le sfide economiche legate all’attuazione del CCS in maniera sostenibile e sicura»: con queste rassicuranti e fiduciose parole, il Dottor Nils A. Rokke, Vice presidente di Climate Technologies a Sintef e portavoce per l’Alleanza, mette un timbro chiaro e netto sulla volontà e sulla bontà del progetto.

I principali progetti. La coalizione tutta europea ha molti progetti in cantiere, ma i più importanti sono quelli su scala industriale presso i giacimenti di gas di Sleipner e Snohvit, vicino alle coste norvegesi, in Algeria, presso i siti di stoccaggio di CO2 di In Salah o ancora a Lacq, in Francia.

Mete e siti che sono destinati ad aumentare nel tempo, ingrandendo non poco il raggio d’azione dell’impresa, grazie non solo alle strutture e ai macchinari sempre più moderni, ma anche – e prima di tutto – allo sviluppo di idee innovative che forniscono un approccio esclusivo per consentire un più alto successo di raccolta e stoccaggio di CO2 in modo più sicuro e conveniente.

Se guardiamo al nostro Paese, però, dispiace constatare come vi sia una pressoché totale assenza di ricercatori e imprese inserite in questo contesto; la stessa notizia giunge a noi in maniera defilata, quasi fosse di secondo piano. La speranza è di poter dare maggiore risalto a questa iniziativa, come merita, sperando anche in un maggiore coinvolgimento italiano nel futuro per un beneficio sì internazionale, ma anche all’interno dei nostri confini.

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