“Laudato Si’”, l’enciclica green di Papa Francesco

Papa Francesco (Copyright Photographic Service L’Osservatore Romano)

Dopo «un’intensa e prolungata attesa di un singolo documento», come ha detto padre Lombardi, portavoce della sala stampa Vaticana, è stata presentata questa mattina la seconda ma molto più «desiderata» enciclica di Papa Francesco: “Laudato Si’”, che affronta anche il tema scottante dell’ambiente.

Se «i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo» è «perché i deserti interiori sono diventati così ampi» scrive il primo Papa verde della storia cristiana. Sua Santità riconosce che l’aumento della desertificazione è colpa di una attività antropica che «con il pretesto del realismo e della pragmaticità, spesso si fanno beffe delle preoccupazioni per l’ambiente».

«Questa enciclica è uno squillo di tromba – ha commentato il sottosegretario generale e direttore esecutivo del Programma per l’Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) Achim Steinerche risuona non solo con i cattolici, ma con tutti i popoli della Terra; scienza e religione sono allineati su questa materia. Il momento di agire è ora». «Condividiamo il parere di Papa Francesco – prosegue Steiner – che la nostra risposta al degrado ambientale e al cambiamento climatico non può essere definito solo da scienza, tecnologia o economia ma è anche un imperativo morale».

E il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki_moon, ribadisce che «siamo la prima generazione che può porre fine alla povertà e l’ultima generazione che può agire per evitare i peggiori impatti dei cambiamenti climatici”».

«Numerosi studi scientifici – scrive Bergoglio a questo proposito – indicano che la maggior parte del riscaldamento globale degli ultimi decenni è dovuta alla grande concentrazione di gas serra (anidride carbonica, metano, ossido di azoto ed altri) emessi soprattutto a causa dell’attività umana».

Sull’argomento, il direttore esecutivo di Greenpeace International Kumi Naidoo «accoglie con soddisfazione l’importante intervento di Papa Francesco nella battaglia comune dell’umanità per contrastare catastrofici cambiamenti climatici. Questa prima enciclica sull’ambiente porta il mondo a un passo più vicino al punto di svolta, quando abbandoneremo i combustibili fossili per abbracciare un mondo cento per cento rinnovabile, per tutti, entro la metà di questo secolo».? Come afferma l’enciclica, l’ambiente è un patrimonio collettivo dell’umanità e la responsabilità della sua cura cade su tutti e «Greenpeace ha sempre condiviso questa visione» conclude Kumi Naidoo.

Altri passaggi importanti della lettera apostolica sono quelli relativi alla perdita di biodiversità: «La perdita di foreste e boschi implica allo stesso tempo la perdita di specie che potrebbero costituire nel futuro risorse estremamente importanti, non solo per l’alimentazione, ma anche per la cura di malattie e per molteplici servizi» e alla questione dell’acqua: «La disponibilità di acqua è rimasta relativamente costante per lungo tempo, ma ora in molti luoghi la domanda supera l’offerta sostenibile, con gravi conseguenze a breve e lungo termine».

Il messaggio che Sua Santità ha voluto indirizzare a tutte le genti e a tutti i governi del pianeta, ha destato grande emozione anche nel presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Gian Vito Graziano: «Una lettura stimolante che invita i singoli e i popoli ad una profonda riflessione su ogni comportamento singolo o collettivo. Ringraziamo pertanto Papa Francesco per questo messaggio di grande civiltà e di grande amore per questa terra martoriata da un uomo sempre più distratto e avido», ha detto Graziano.

Anche la Federazione Italiana Media Ambientali (FIMA) ha commentato la lettera circolare pontificia. «L’enciclica di Papa Francesco sull’ambiente è un fatto di portata storica che riempie di soddisfazione quanti hanno a cuore il futuro dell’umanità e gli equilibri del pianeta terra», ha detto il presidente Mario Salomone, il quale invita «tutti i giornalisti e i media ambientali a dare una informazione chiara, completa e corretta sui contenuti dell’enciclica e a far sì che l’attenzione si prolunghi nel tempo, evitando il solito fenomeno della bolla mediatica destinata a esaurirsi nell’arco di pochi giorni».

Articoli correlati