L’Artico non si può ricostruire con i mattoncini di LEGO

Shell usa il marchio LEGO per ripulire il suo marchio dalle trivelle nell’Artico. Chiedi a LEGO di chiudere con Shell!

Chi ha giocato con i LEGO scagli… il primo mattoncino.  L’azienda danese famosa in tutto il mondo per il gioco di costruzioni con i mattoncini assemblabili, da qualche tempo è finita nel mirino di Greenpeace perché utilizza per i propri giocattoli il logo del gigante petrolifero olandese della Shell. Infatti, la compagnia petrolifera che minaccia l’Artico con i propri progetti di trivellazione ha sottoscritto un patto commerciale con l’azienda fondata nel 1916 da Ole Kirk Christiansen, un falegname di Billund.

«Ogni azienda ha la responsabilità di scegliere eticamente i propri partner commerciali e i propri fornitori», afferma Mel Evans, della campagna Save The Arctic di Greenpeace. «LEGO afferma che vorrebbe lasciare un mondo migliore ai nostri figli – continua Mel Evans – ma stringe ancora accordi commerciali con Shell, una delle aziende più inquinanti del Pianeta, che ora minaccia la bellezza incontaminata dell’Artico. Una decisione sbagliata, una cattiva notizia per tutti i bambini. Per questo chiediamo a LEGO di abbracciare la causa per la difesa dell’Artico, rompendo il patto con Shell».

Da tempo numerose organizzazioni e diversi governi stanno chiedendo a Shell di abbandonare i suoi piani di estrazione al Polo Nord, una minaccia per gli abitanti e gli animali che vivono in questa area fondamentale per gli equilibri del Pianeta.

La Esperanza

Lo scorso anno, Greenpeace ha riacceso i riflettori del mondo sulla corsa al petrolio al Polo Nord da parte di compagnie come Shell, Gazprom e Statoil. A settembre ventotto attivisti dell’equipaggio dell’Arctic Sunrise e due giornalisti freelance – i cosiddetti Arctic30 furono arrestati da agenti delle forze speciali russe e tenuti in prigione a San Pietroburgo fino al 27 dicembre quando Cristian D’Alessandro, l‘ultimo degli Artic30 ha lasciato la Russia per tornare a casa. Quindi è stata la volta di quarantacinque attivisti, di dodici nazioni diverse che all’inizio di giugno hanno bloccato due piattaforme petrolifere e occupato, con la nave Esperanza, l’area destinata alla ricerca di petrolio.

La campagna con cui Greenpeace chiede a LEGO di abbandonare Shell è partita lo scorso 1 luglio. In soli sette giorni, la petizione ha raggiunto già 250mila firme a livello globale. L’associazione ambientalista ha, quindi, prodotto un video per richiamare l’attenzione sul patto commerciale tra Shell e LEGO.

Il video, realizzato dall’agenzia creativa Don’t Panic – in passato già premiata dalla BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) per suoi lavori – inizia con scene ambientate in una ricostruzione dell’Artico realizzata con i LEGO. Un mondo magico e meraviglioso, rovinato, però, dall’entrata in scena delle trivelle di Shell e da una fuoriuscita di petrolio che piano piano sommerge questo scenario idilliaco.

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