Ore otto del mattino, di una bellissima domenica primaverile in Puglia. Sono sull’aliscafo che mi sta portando da Termoli all’Arcipelago delle Isole Tremiti. Il vento è fresco, l’aria frizzante, il profumo del mare, intenso. Mi siedo sul fianco della cabina del capitano.
Vedendomi prendere appunti di viaggio, il capitano m’informa spontaneamente che l’arcipelago delle Isole Tremiti è vicinissimo alla Puglia ed è situato a nord del Promontorio del Gargano a circa 10 miglia marine dalla costa. E’ formato da tre isole principali, San Domino, Capraia e San Nicola, con un grande scoglio tra esse, una piccola isola, che gli isolani chiamano Il Cretaccio. Dopo tre quarti d’ora di navigazione bellissima, con mare calmo e il vento che fischia nelle orecchie, approdo a San Domino. E’ la più grande ed è l’unica che può dirsi abitata con un piccolo porto attrezzato per motonavi, aliscafi, barche a vela e a motore, situato a nord/est dell’isola, di fronte al Cretaccio e alle altre due isole.
«… L’acqua è trasparente e di un azzurro così intenso che, fuso al verde mobile delle alghe sugli scogli, crea riflessi di colori diversi e continui…»Lascio la banchina e una prima bellissima sensazione mi coglie; sull’isola non circolano auto private, solo mezzi per il servizio pubblico o d’emergenza. Questa dimensione mi ha fatto apprezzare ancor più l’isola, il luogo, gli abitanti, l’ambiente e l’aria marina dominante. Per muoversi sull’isola c’è solo un modo, a piedi. La situazione mi rallegra perché m’impone, con lo zaino sulle spalle, un viaggio lento apprezzando il paesaggio isolano intorno a me. Mi avvio verso la prima dolce salita che fa vedere, dall’alto, Cala delle Arene, una piccola spiaggia con una lente di sabbia chiara e finissima tra gli scogli scuri che guardano ad oriente.
L’acqua è trasparente e di un azzurro così intenso che, fuso al verde mobile delle alghe sugli scogli, crea riflessi di colori diversi e continui. A metà strada, in salita, lentamente raggiungo una pineta dove appaiono, sotto alti pini, alcune abitazioni private e uffici pubblici. Superata la pineta, l’ombra e la salita, raggiungo la sommità dell’isola di San Domino; davanti a me scopro un centro abitato raccolto intorno ad una piazza, fatto di case basse nel silenzio.
Arrivo nell’unica piazza con poche vie; portano verso le Cale e le Punte di cui l’isola è merlata. Al caffé, la signora Teresa, la proprietaria, mi indica la Cala Matano, un luogo da vivere in modo particolare sull’isola. Un gruppo di rocce scure e ruvide a strapiombo sul mare sotto una fitta pineta. E’ il luogo prediletto dai ragazzi. Si può fare il bagno tutto l’anno ma bisogna saper nuotare perché i fondali sono profondissimi e il mare, apparentemente calmo, è attraversato da correnti che facilmente trascinano al largo. E’ mezzogiorno, il mare luccica. E’ bellissimo da guardare.
«…Un gruppo di rocce scure e ruvide a strapiombo sul mare sotto una fitta pineta…»I ragazzi si tuffano, nuotano, risalgono e si rituffano dallo scoglio più alto. Poggio la mia roba nello zaino sotto un albero, mi spoglio e mi tuffo anch’io in un mare blu che non ho mai visto prima. Sott’acqua, vedo i ragazzi tuffarsi dall’alto e sprofondare nel blu del mare, avvolti da migliaia di bollicine d’aria che risalgono velocemente con loro. La meraviglia è doppia quando scopro che, nonostante la presenza dei ragazzi, mia e di una barca a remi che scivola sull’acqua, sott’acqua ci sono banchi di pesci d’ogni specie e d’ogni colore che nuotano sereni affollando le pareti verticali ricche di vegetazione marina bellissima, variegata, illuminata dal sole sino in profondità.
Mi sento al centro di un mondo che non conoscevo, ricco di emozioni visive, fisiche e mentali che ti ricongiungono al mondo terrestre e marino, quello vero e naturale, unico, imprevedibile e bellissimo dove, con la semplice sensibilità umana, si può apprezzare e vivere uno dei luoghi marini più belli del mondo.


